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Michele La Ginestra e Massimo Wertmuller: due interpreti veramente "Come Cristo Comanda"

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"Ah Ste', fallo bene il tuo lavoro, perché il lavoro va fatto come Cristo comanda" - Cassio (Massimo Wertmuller) "esorta" Stefano (Michele La Ginestra) durante lo spettacolo

RECENSIONE - Palestina, anche se nessuno si rende ancora conto di cosa significhi, siamo nel 33 d.C. Gesù è da poche ore risorto, mettendo nello sgomento tutto l'ordine costituito.
Ad un bivacco improvvisato nel deserto siedono due soldati romani, per la precisione un legionario e un centurione. I due parlano - come tutti i commilitoni - di battaglie e di casa, un luogo che non bazzicano troppo, visto il difficile mestiere che hanno intrapreso, fatto di campagne e di sangue, versato spesso, tanto e troppo. Il ricordo nostalgico di Roma è legato al cibo, ai sapori di casa, al pane della nonna, così diverso e così profumato, se paragonato a quello azzimo.

come cristo comanda

Stefano (Michele La Ginestra) è un uomo semplice, più giovane di Cassio (Massimo Wertmuller), nella vita come sua famiglia ha scelto la centuria romana, accontentandosi così di ubbidire agli ordini, senza troppo riflettere. L'altro, più anziano, molto vicino alla "pensione", pensa con malinconia alla moglie Cecilia, il vero pilastro della sua esistenza. Rimpiange l'essere dovuto correre via, l'aver dovuto abbandonare improvvisamente tutto e tutti e rincorre con la mente i sapori di casa, fatti di "carote, funghi, rape, aglio e cipolla", tutto cucinato con la massima attenzione, anzi "come Cristo comanda!"

stefano

I due militari dissertano sulle "bestie", così diverse quelle "giudie" da quelle romane, sui cattivi odori così persistenti nel loro vivere solo di battaglie e di luoghi stranieri soggiogati a Roma. Cassio sente costantemente una "melodia", un suono soave (Ilaria Nestovito) che non lo abbandona mai, si insinua nel sonno - sempre interrotto da Stefano - e non consente di riposare. Cassio sa, "ma senza sapere", di aver fatto parte di qualcosa che è veramente molto più grande di lui, la sua sensibilità lo avvisa di essere stato, suo malgrado, protagonista di uno dei cambiamenti epocali dell'umanità, un cambiamento che ha stravolto le loro vite, costringendoli a fuggire.

cassio

Man mano che il testo si sviluppa ("CCC" è un atto unico e non avrebbe potuto essere altrimenti), il pubblico presente nelle sale - ad avvalorare il nostro pensiero lo abbiamo già visto due volte: il debutto al Teatro Bianconi di Carbognano (Viterbo) ed una replica a poca distanza nel Palazzo Chigi di Formello (Roma), non escludiamo di continuare! - ascolta con sempre maggiore attenzione, rendendosi conto che non si è di fronte ad una semplice commedia (che comunque Michele La Ginestra sa costruire sempre molto bene), ma si è inaspettatamente spettatori di un percorso drammaturgico sicuramente diverso, molto interessante e coinvolgente, ma diverso dal "solito".

ilaria nestovito

Michele La Ginestra, nello scrivere il suo testo (frutto anche di approfondimenti storici e letture di vangeli apocrifi), è ripartito dai suoi esordi, riprendendo con mano felicissima - almeno a nostro giudizio - le atmosfere di "Secondo me", il primo testo che lo ha portato - dieci anni fa - all'attenzione del pubblico teatrale italiano (in teatro purtroppo non è più possibile vederlo, ma Rai 5 ne possiede una registrazione), guardando - come da sua ammissione e tributo - verso "il maestro Luigi Magni" e pensando, già al momento della prima stesura - risalente oramai a due anni fa - all'amico e collega Massimo Wertmuller come suo coprotagonista. 

cassio e stefano

Scelta questa che non avrebbe potuto essere più illuminata: Cassio è un personaggio magnifico, un uomo saggio e innamorato della sua Cecilia, e Massimo Wertmuller entra nei suoi panni con estrema delicatezza, quasi chiedendo "permesso", li mantiene su di sé in maniera perfetta, senza mai strafare (e sarebbe stato possibile premere un qualsiasi acceleratore), conferendo al soldato che ha conosciuto troppe battaglie una profonda e credibile umanità "romana" (alla Aldo Fabrizi di "Roma città aperta", per intenderci). Le sue grandi mani di soldato hanno versato tanto sangue nel nome di Roma, ma ora è stanco, ha quasi perduto un occhio, anche se ora ci vede molto meglio, perché... Non si rende ancora conto di cosa stia succedendo, di quale sia il suo ruolo in un accadimento molto più grande della sua percezione. Ma sa che il suo è un destino che in un modo o nell'altro deve compiersi.

michele la ginestra

Anche Stefano (ovviamente ci riferiamo al personaggio) è praticamente perfetto, nella sua naturale indole dello sbruffone e "conquistatore", non di imperi ma di cuori femminili. Michele La Ginestra è abile nel mescolare e confondere i registri narrativi, passando dal comico (sempre comunque molto composto), al melanconico, mostrando sempre la massima concentrazione e attenzione possibile. Entrambi i protagonisti conferiscono al già pregevole racconto quel quid in più che solo i bravissimi attori riescono a fare: Michele e Massimo "sono" Stefano e Cassio e mai, nel corso della rappresentazione, due attori che interpretano i loro personaggi. E tutto questo è chiaramente visibile e non si può non apprezzare l'enorme lavoro di concentrazione che si mantiene costantemente sul palco. Basterebbe osservare con attenzione i loro volti, anche senza parlare, per poter seguire il racconto.

la fascia

Ulteriore pregio di "Come Cristo comanda", la direzione esperta e "pittorica" di Roberto Marafante, al regista si devono anche gli innesti visivi e i difficili passaggi sulla scena di Ilaria Nestovito (le melodie sono di Andrea Perrozzi), piccoli quadri di grande suggestione che sussurrano, senza raccontare, altre chiavi di lettura. Vere e proprie rappresentazioni visive che, se fermate come istantanee, costituiscono un ideale ponte tra l'arte sacra e l'arte drammaturgica.

massimo wertmuller

In conclusione ci siamo trovati di fronte ad uno spettacolo poetico, profondo, divertente quando serve, delicato e appassionante sempre, in grado di aprire le sue porte per una riflessione che ogni spettatore è libero di fare, come di non fare, lasciando fuori - volendo - ogni forma di impostazione fideistica (quindi assolutamente personale). Una bellissima prova autoriale con una attenzione, anche visiva, al particolare che non si può non notare. Come Cristo Comanda? No, come il Teatro - quello buono - comanda. E consigliamo a tutti di non perdere l'occasione di verificarlo. 

(recensione e foto di Luciano Lattanzi - tutti i diritti riservati) 

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