media & sipario - "Tutte a casa", delicatezza "tutta" femminile al servizio del buon Teatro

Questo sito utilizza cookies per facilitare la navigazione dei suoi utenti. Premendo il pulsante OK l'utente ne accetta l'utilizzo sul device

"Tutte a casa", delicatezza "tutta" femminile al servizio del buon Teatro

Strumenti
Carattere

Una sfaccettatura della Grande Guerra - meno analizzata e molto femminile - è al centro del bel racconto di Giuseppe Badalucco e Franca De Angelis, messo delicatamente in scena da Vanessa Gasbarri 

ROMA - La Prima Guerra Mondiale fu una carneficina, un’estenuante e sanguinosa guerra di trincea, eppure, anche se può sembrare moralmente inaccettabile, fu un’opportunità in termini di sviluppo economico per l’industria italiana che lavorava a pieno regime. Nelle fabbriche, in mancanza di uomini impegnati al fronte, furono impiegate le donne, che per la prima volta si ritrovarono ad occupare ruoli strettamente maschili. "Tutte a casa", visto al Teatro Manzoni di Roma, racconta proprio di questa sconvolgente novità storica. Donne che improvvisamente si ritrovano catapultate nel mondo del lavoro e che dimostrano di essere capaci quanto i loro uomini.

liliana

Cinque interpreti - Paola Gassman, Paola Tiziana Cruciani, Mirella MazzeranghiClaudia Campagnola, Giulia Rupi - straordinarie per bravura e presenza scenica, recitano una commedia leggera con sfumature amare. Una visione tutta al femminile per dimostrare ancora una volta che, oggi come ieri, “quando le donne si uniscono riescono a fare qualunque cosa”. Pur suscitando spesso il sorriso e qualche sonora risata, non è una commedia a lieto fine, non è una favola con il classico “e tutti vissero felici e contenti”. Nella vita di queste donne ci sono inconfessabili segreti e drammi che le attendono al varco, ma soprattutto su tutte loro incombe l’incapacità degli uomini di costruire la pace.

paola gassman

Ci troviamo nell'ufficio della premiata ditta Colombo & Gallo, specializzata in automezzi civili e militari. Il proprietario, ingegner Gallo, è assente, perché al fronte per controllare il funzionamento dei suoi automezzi. Ogni giorno invia un telegramma alla moglie Margherita (Paola Gassman) con le direttive che la donna, una ricca borghese milanese troppo impegnata a giocare svogliatamente a bridge, consegna puntualmente in ritardo all'efficiente segretaria Liliana (Mirella Mazzeranghi).

comunarda

Nonostante Margherita inizialmente appaia totalmente incapace di comprendere la vera portata della guerra e borbotti di essere stufa di fare la spola con i telegrammi, come un umile fattorino, mentre il marito è al fronte a divertirsi, “Se mio marito ha deciso di andare al fronte, il pericolo sta da tutta altra parte”, nel momento in cui l’uomo viene fatto prigioniero dagli austriaci, la donna si risveglia dal torpore e si ritrova a dover fronteggiare da sola le responsabilità della fabbrica e a dover affrontare un nemico dove meno avrebbe immaginato di trovarlo, nelle schiere delle sue altolocate conoscenze. Il mellifluo ingegner Maralli, è proprietario di una ditta concorrente, un approfittatore senza scrupoli, pronto a qualsiasi bassezza pur di accaparrarsi il mercato dell'avversario. Grazie ai consigli mirati di Liliana, che spaccia la sua stessa esperienza per la volontà dell’assente, “l’ingegnere avrebbe fatto in questo modo”, le due donne riescono non solo a smascherare il gioco sleale dell’uomo, ma anche a superare tutti gli ostacoli che le si parano davanti.

al telefono con il nemico

Il bieco individuo trova allora il modo di far richiamare al fronte tutti gli operai della Colombo & Galli. Margherita reagisce accogliendo la proposta "bislacca" di Comunarda (Paola Tiziana Cruciani), la madre di uno degli operai spediti in trincea, venuta in ufficio per reclamare il posto del figlio, in modo da garantirgli di nuovo il lavoro al rientro dalla guerra. Ecco quindi che mogli, madri, sorelle e fidanzate vengono tutte assunte al posto dei loro uomini. E in breve non solo ottengono gli stessi risultati lavorativi, ma li surclassano riuscendo a far ottenere alla ditta delle commesse insperate. Ovviamente l’iniziativa di Margherita non passa inosservata e si ritrova contro perfino la stampa che l’accusa di sovvertire l’ordine naturale delle cose.

tutte a casa

Le donne vivranno così un’evoluzione che le porterà nel corso della storia a prendere coscienza delle proprie capacità, di quella parte di se stesse che sapevano di possedere, ma che non avevano mai potuto mettere in risalto, perché costrette a stare al proprio posto in un mondo dominato dai maschi. Margherita ritroverà il piacere di guidare la fabbrica che era di suo padre, una volontà che aveva già da bambina e che aveva dovuto soffocare perché destinata a essere solo moglie e madre. Liliana, invece, si scoprirà un piglio volitivo e un intuito formidabile per gli affari che le procurerà una promozione sul campo, “ci voleva la guerra perché qualcuno si accorgesse delle mie qualità”.

le operaie

Tra le operaie spiccano la già citata Comunarda, una socialista seguace di Anna Kuliscioff, che si batte animatamente per i diritti delle donne e spinge le altre alla rivolta contro la padrona. Comunarda è orgogliosa e battagliera, forte e risoluta, ma proprio lei regalerà il momento più umanamente intenso dello spettacolo. Poi c’è l’ingenua Teresa (Claudia Campagnola), madre di cinque figli piccoli, una donna molto religiosa che va in fabbrica con il rosario attorcigliato al polso. La sua scelta non è stata molto gradita dai suoceri e dal prete, è convinta che lavorare sia un peccato, ma la necessità della paga è un argomento più convincente. Infine Giacomina (Giulia Rupi), una bella ragazza che ama divertirsi e che non è proprio un modello di virtù. Segue le altre nelle lotte più per la possibilità di comprarsi cappellini con un salario maggiore che per reale convinzione.

giulia rupi

Bellissima la scena di Francesco Ghisu, idealmente divisa in due, da un lato l’ufficio con gli scaffali, i faldoni, la scrivania, il telefono, la lavagna con le ordinazioni ottenute, dall’altro l’officina con gli automezzi da costruire. Due spaccati di mondo apparentemente differenti e distanti, in uno stanno confinate le operaie con le tute sporche di grasso, le confidenze tra donne, le burle, i sogni, la nostalgia per gli uomini al fronte. Nell’altro lato la ricca borghesia, il capitalismo che impara in fretta le regole che “per comandare una fabbrica basta dire sempre no”. Costumi meravigliosi (Mariagrazia Nicotra) che vanno a completare ed arricchire uno spettacolo al femminile che merita, in ogni caso, un pubblico molto vasto. Lo spettacolo rimane in scena nella sala romana fino a domenica 17 giugno.

teresa

Una commedia sicuramente brillante, ma allo stesso tempo delicata e convincente, che fa affiorare alla mente un lieve riferimento cinematografico con "Ragazze vincenti" (1992) di Penny Marshall, ma le analogie con il prodotto statunitense si fermano subito. "Tutte a casa" si staglia per le capacità interpretative di tutto il cast, in grado di sostenere perfettamente il riso e la melanconia, portando al pubblico del XXI secolo i drammi di un '900 che in 40 anni di follia ha "prodotto" più di 100 milioni di morti, principalmente poi tra chi le guerre non le aveva volute, ma subite. In un crescendo di difficoltà tragicomiche, le cinque donne scopriranno di divertirsi un mondo e impareranno l’importanza della solidarietà femminile, ma d'altra parte non potrebbe essere diversamente, visto che - biologicamente - la donna è predisposta a "darla" la vita e non a toglierla. Per quello bastano gli uomini.

tutte a casa

Cast artistico: Paola Gassman, Mirella Mazzeranghi, Paola Tiziana Cruciani, Claudia Campagnola, Giulia Rupi. Testo: Giuseppe Badalucco e Franca De Angelis. Scena: Francesco Ghisu. Costumi: Mariagrazia Nicotra. Regia: Vanessa Gasbarri. Produzione: Pragma. 

(recensione di Stefania Ioime e foto di Luciano Lattanzi - tutti i diritti riservati)

Protected by Copyscape

0
0
0
s2sdefault