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La "guerra al tempo" è vinta se a dichiararla è William Shakespeare

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"Dichiaro guerra al tempo" è un felice esperimento teatrale diretto da Daniele Salvo, con la complicità attoriale di Manuela Kustermann e Melania Giglio. Visto al Teatro Francigena di Capranica (Viterbo)

RECENSIONE - Intensità e suggestione fanno da struttura portante a questo spettacolo così originale e così coraggioso, proprio per la sua originalità. Un testo che si presenta allo spettatore con una pluralità di linguaggi diversi fatti di immagini, di luci e di suoni, in un costante stimolo dalle venature oniriche che non cala mai e che sollecita in chi guarda pensieri e sentimenti profondi, alcuni dei quali emergono e si chiarificano ben dopo lo spettacolo, esattamente come accade quando ci si sveglia e si ripensa ad un sogno. Esperimento riuscitissimo insomma in cui arte e vita si incontrano, in cui linguaggi diversi convogliano lo stesso messaggio rendendolo pienamente fruibile e per questo potente, e trasformano l’opera teatrale in uno strumento di presa di coscienza e di cambiamento.

melania giglio

L’azione si svolge su un palco semivuoto in cui esistono solo sedie e panche. La sedia diventa essa stessa “luogo” dalle molteplici valenze, è il posto dove riposare, scrivere, pensare, unico indispensabile oggetto di supporto esteriore ad una azione più interiore che esterna. L’atmosfera è surreale, la nebbia pervade ogni cosa, donando a tutto uno spessore di sogno e favorendo nello spettatore un parziale distacco dalla realtà verso un viaggio interiore più profondo. Sapiente l’uso delle luci e dei colori che amplificano e intensificano il senso del parlato rendendolo più godibile ed immediato.

manuela kusterman

Le protagoniste sono due donne. Una, di epoca elisabettiana (Manuela Kustermann) sembra avere un atteggiamento più equilibrato e distaccato. Si muove sul palco in modo lieve e leggero, incredibilmente elegante, parla con toni meno accesi ma vigorosi, con la calma e la sicurezza di una saggezza antica sussurra ai nostri orecchi parole senza tempo. L’altra, di epoca moderna, (Melania Giglio) ha un atteggiamento più passionale, molto fisico e viscerale, sembra quasi soccombere preda dei suoi stessi sentimenti e spesso urla (e magnificamente canta) nei nostri orecchi parole di disperazione, ma anche di possibile salvezza. Le due donne si sfiorano, si allontanano, si soccorrono e si sostengono durante tutta la rappresentazione, in un equilibrio perfetto che non crea eccessi ma armonia.

melania giglio

Al centro di tutto lo spettacolo ci sono i Sonetti, le stupende "parole" di William Shakespeare, il cui linguaggio così potente e pieno di carica emozionale, fatto di immagini e di metafore, grazie a questa pièce, si libera di ogni sterile approccio accademico e si riappropria della vena più impetuosa e reale che a nostro avviso le è più consono. Il tema cardine è il “Tempo famelico” che scava “profonde trincee” nella bellezza e a causa del quale “l'orgogliosa livrea della tua gioventù, così ammirata ora, sarà un panno cencioso, tenuto in poco conto” e in apparenza “niente può resistere alla lama del Tempo”.

dichiaro guerra al tempo

Ma a questa realtà così amara della caducità del tutto viene in soccorso l’Amore e la Scrittura come strumenti in grado di regalare una dimensione eterna. L’Amore, nella sua accezione più ideale e romantica per cui “Amore non è Amore se muta quando scopre un mutamento”, si erge in modo granitico contro il Tempo, “un faro sempre fisso che sovrasta la tempesta e non vacilla mai; è la stella-guida di ogni sperduta barca”. Ma è soprattutto attraverso la procreazione che l’amore attua maggiorente la sua capacità di eternizzare, la nascita di un figlio è un modo per saldare il conto col tempo e scusare la vecchiaia, “provando la sua bellezza, per successione, tua!”. Resta infine l’arte, strumento in grado di sfidare e vincere il Tempo. “Finché uomini respireranno o occhi potran vedere, Queste parole vivranno, e daranno vita a te”.

melania giglio

La musica, elemento scenico non di sottofondo, ma di assoluta profondità e predominanza, diventa il contrappunto alle parole del grande poeta, ma in un linguaggio e in una visione ancora più moderni. Cinque scelte autoriali che vanno dal pop commerciale (Rihanna) al grande rock mondiale (David Bowie, Prince, Pink Floyd), con la vocalmente suggestiva "visione di mezzo" di Elisa.

manuela kusterman

Comfortubly Numb - eseguita più nelle corde (vocali) di Tom Waits che in quelle di Waters/Gilmour - introduce la protagonista vittoriana e getta le basi del rapporto tra le due donne, da una parte c'è la richiesta di aiuto da parte della "moderna", in questo suo essere preda di un'angoscia profonda che ne ottunde il raziocinio ("Hello, Is there anybody in there?") e dall'altra la risposta più lucida e razionale della "vittoriana" che ne cura le angosce, fornendole un supporto che la sostiene per l'intero spettacolo. Il manifesto Pioggia Porpora di Prince presenta - a parte il fantastico assolo che è un peccato ascoltare solo in registrazione - un amore che è soggetto al cambiamento e inevitabilmente “it’s time we all reach out for something new”. Oppure l’amore che è l’unico appiglio a cui aggrapparci per avere consapevolezza che “Time still exists” (Dancing), per restare agganciati al reale e non essere trascinati via dallo scorrere delle cose. Il messaggio finale è unico, assoluto e inappellabile: “The greatest thing I’ll ever learn is just to love and be loved in return” (Nature Boy).

Kusterman e Giglio

Una naturale e perfetta commistione tra contemporaneità musicale e contemporaneità autoriale (perché Shakespeare è senza tempo) che rende la "guerra" di regista ed interpreti vinta da subito. Per dichiarata inferiorità di ogni tipo di avversario, in "liriche" o musica.

(recensione di Loredana Di Donato / foto di Luciano Lattanzi - tutti i diritti riservati) 

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