media & sipario - "Notte, Mamma" non è solo un Premio Pulitzer, ma soprattutto la resa teatrale di un "genitore"

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"Notte, Mamma" non è solo un Premio Pulitzer, ma soprattutto la resa teatrale di un "genitore"

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"Quando traslochi, non ti porti via anche l'immondizia", Jessie, rivolta alla madre, mentre parla del fallimento del proprio matrimonio - da "Night, Mother" di Marsha Norman (Premio Pulitzer 1983) 

RECENSIONE - Provate ad immaginarvi come una madre americana, Thelma (Fabiana Pagani), rimasta vedova di un uomo che non vi ha mai amata, e avere una figlia, Jessie (Giulia Achilli), che, più vicina ai 30 che ai 20 anni (questo malgrado l'età scenica dell'attrice), vi annuncia - in maniera gelida ed inequivocabile - di avere intenzione di suicidarsi.

giulia achilli

La serata, che vi state apprestando a trascorrere con lei, sarà la sua ultima serata, quando vi saluterà per andare a letto, entrerà nella sua stanza e si tirerà un colpo di pistola. Tutto accuratamente studiato, dopo aver attentamente e lucidamente pianificato anche il "dopo di lei", comprensivo di disdetta di abbonamenti ai giornali, posizionamento sulla lavatrice del numero telefonico del tecnico, accurata disposizione delle caramelle nei vasetti. Ma, fondamentalmente, l'organizzazione dell'elenco delle "istruzioni", la lista minuziosa dei comportamenti della madre dopo che avrà udito il colpo.

jessie e thelma

Se vi foste trovati in questa stessa condizione, indipendentemente dal sesso e dall'essere o non essere un genitore, cosa avreste fatto? come avreste reagito? come avreste potuto impedire alla "vostra" Jessie di portare fino a fondo questa sua apparentemente assurda decisione?

fabiana pagani

Il bellissimo testo di Marsha Norman, adattato e diretto (non tradotto) da Danny Lemmo, non ha bisogno di dare troppe spiegazioni per raccontare in forma asciutta e quasi didascalica un piccolo quanto devastante dramma familiare, scandito inesorabilmente dalla affermazioni secche e puntuali di Jessie, dall'avanzamento - reale - delle lancette di un orologio a parete e dalle inutili contrapposizioni verbali e le confuse proteste di Thelma.

jessie

Jessie è una sorta di Helen Keller (l'intenso personaggio di "Anna dei miracoli", il bellissimo film di Arthur Penn del 1962) che è riuscita a passare "indenne" l'adolescenza, ma si è trovata di fronte ad una esistenza troppo difficile, dove le è stato negato soprattutto l'affetto. Thelma ha usufruito dei servizi domestici della figlia, quasi crogiolandosi nella sua inversione di ruolo. Tanto determinata la prima (infagottata in una felpa e con un paio di pantaloni molto più grandi di lei), presa da un tic nervoso che la costringe continuamente ad arricciare il naso, quanto insignificante la seconda, mai in grado di fare quello che un genitore dovrebbe sempre fare, a prescindere dal rapporto che negli anni ha instaurato con i propri figli: offrire una carezza, un piccolo gesto di affetto, un fazzolettino per asciugare una lacrima che viene subito nascosta, un bacio sul ginocchio sbucciato da una caduta dalla bicicletta.

notte, mamma

A Jessie, affetta da epilessia e oramai svuotata da ogni forma di resistenza, la vita ha dato veramente poco: una malattia di cui vergognarsi, un marito - poi scomparso - che non ha saputo amarla ma tradirla, un fratello e una cognata "normali", con cui essere costantemente raffrontata, e ovviamente uscirne perdente, ma soprattutto due sconosciuti come genitori, mai in grado di avvicinarla ed abbracciarla, mai in grado di non farla sentire sola con la propria malattia. Quando è preda delle sue crisi epilettiche, la madre interviene, la soccorre, la lava e la mette a letto, lasciandola sola. Nessuno le tiene la mano e le sorride quando Jessie si risveglia. 

thelma

Nel contrapporsi alla madre, mai stata mamma, la ragazza elenca i tanti, troppi, motivi per cui oramai non può che mettere fine alla propria vita. La donna balbetta scuse, domanda perdono, si assume blande responsabilità, ma si esime dall'unico gesto che, forse, avrebbe o potrebbe spezzare l'impasse emotiva che si è instaurata: avvicinarsi alla figlia ed abbracciarla, stringerla a sé per farle sentire che non è più sola. Perché questo è il male di vivere di Jessie, l'essere sempre stata lasciata da sola, a combattere una guerra troppo da "grandi", per lei bambina che è dovuta crescere troppo in fretta. 

jessie

Da questo testo di grande successo, portato in scena a Broadway, con Kathy Bates e Anne Pitoniak, è stato tratto il film “Una finestra nella notte” (1986), diretto da Tom Moore (lo stesso regista della versione teatrale), con Sissy Spacek e Anne Bancroft (nomination al Golden Globe 1987). Nella bella versione teatrale a cui abbiamo assistito (peccato sia stata in scena per due soli giorni, al MAT di Viterbo), Danny Lemmo ha dovuto rivedere i personaggi (è stato eliminato il figlio di Jessie), scegliere una ambientazione minimalista, mantenendo in forma pura la qualità artistica del testo, ascoltato quasi in apnea dal pubblico che ha affollato la sala.

thelma e jessie

Jessie metterà fine alla propria vita o la madre riuscirà a superare la barriera di anaffettività che l'ha sempre tenuta lontana, anche fisicamente, dalla figlia? Il pubblico è caldamente invitato a scoprire la risposta a teatro, possibilmente applaudendo lo stesso cast artistico (Giulia Achilli e Fabiana Pagani), chiamato ad una prova attoriale sicuramente non semplice, dalla quale non si esce se non con tanta fatica e - alla fine - con l'abbraccio e l'affetto che le due artiste meritano pienamente. Chi dovrebbe vedere questa pièce? Gli anaffettivi, in primis, per rendersi conto di quali potrebbero esserne le conseguenza, ma anche tutti noi (che ci sentiamo diversi), così da capire che un piccolo gesto, uno sguardo, una parola non sono mai di troppo, nella nostra e nella altrui vita.

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