media & sipario - Ale e Franz a Teatro, ci portano a vivere nel "loro" e nel "nostro" piccolo

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Ale e Franz a Teatro, ci portano a vivere nel "loro" e nel "nostro" piccolo

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Ale e Franz, per tutti l'indimenticabile duo della panchina di Zelig, o dell'improvvisazione di Buona la prima, dimostrano (ma non è così necessario) a teatro di essere due artisti a tutto tondo

RECENSIONE - Il "mondo piccolo" non è solo quello che vive sulle rive del Grande Fiume, che Giovannino Guareschi ha perfettamente descritto nei suoi libri e che il grande cinema ha consegnato all'immortalità, grazie a Fernandel nei panni di Don Camillo e Gino Cervi in quelli di Peppone. E' anche quello che "scorre" accanto e insieme alle acque dei navigli milanesi e che Gaber e Jannacci hanno raccontato prima nei versi di canzoni e poi in quelli della forma d'arte teatrale e musicale che prende il nome di Teatro Canzone.

ale

Alessandro Besentini e Francesco Villa - televisivamente conosciuti ed applauditi come Ale e Franz - si alzano dalla panchina di Zelig lasciando, virtualmente, il loro posto a Gaber e Jannacci. I due immensi autori milanesi si siedono, come tutti noi al Teatro Storchi di Modena, per applaudire i due artisti, sempre milanesi, che, con rispetto e ammirazione, raccolgono il testimone delle loro "fonti di ispirazione", costruendo un vissuto attorno ai personaggi protagonisti di canzoni che hanno fatto la storia della musica italiana.

la panchina

Ed ecco che, prendendo il "la" da "Vengo anche io. No, tu no!" (Enzo Jannacci - 1967) lo spettacolo si apre su un funerale - Si potrebbe andare tutti quanti al tuo funerale / Vengo anch'io? No tu no / per vedere se la gente poi piange davvero - che non si tramuta in un doloroso ricordo del defunto, ma anzi in una divertente serie di aneddoti che, nello stile humor inglese che contraddistingue il duo, sfocia in una serie di canzoni, intervallate da, appunto, le storie dei protagonisti come ad esempio "il" (rigorosamente con l'articolo determinativo) Cerruti Gino.

i musicisti

I due rivelano doti di cantanti assolutamente rispettabili e "La ballata di Cerruti Gino" (Giorgio Gaber e Umberto Simonetta - 1960) ne è un esempio perfetto. Accompagnati sul palco da eccellenti musicisti - Luigi Schiavone (chitarra elettrica/acustica), Fabrizio Palermo (basso e voce), Francesco Luppi (tastiere e voce) e Marco Orsi (batteria) - il duo passa senza esitazione dalla parola pronunciata a quella cantata, dalle sedie di un tavolino da bar su cui siedono due vecchietti che parlano dei cambiamenti di Milano, alla panchina sulla quale invece si ritrovano due uomini che a modo loro sono ai margini della società.

ale & franz

Anche l'autocitazione, la panchina appunto, non disturba perché non è meramente celebrativa, quanto semplicemente funzionale allo spettacolo stesso, come supporto scenico o triste simbolo dell'ultima casa di chi è costretto a vivere ai margini, quelle persone "lasciate dietro", raccontate in canzone da Gaber e Jannacci, riportate all'attenzione del palco, davanti agli occhi di tutti, da Ale e Franz.

franz

Non rinunciano, nei racconti, a brevi monologhi, senza tradire il fitto dialogo di battuta e controbattuta che li contraddistingue e citando, come già in passato (LEGGI ANCHE: Tanti Lati? Per fortuna Ale e Franz non sono "latitanti" a teatro) gli stralunati personaggi di "Aspettando Godot" di Becket o addirittura il delicato Clarence "capriano" de "La vita è meravigliosa": sulla scena appare quindi Franz nei panni dell'angelo custode di Ale, malinconico barbone di "El purtava i scarp da tennis" (Enzo Jannacci - 1964) che fa scendere una lacrima tra le risate di qualche minuto prima.

ringraziamenti finali

In conclusione, uscendo dalla sala si ha la percezione e il gusto retroamaro di avere assistito ad una melanconica storia d'amore collettiva. Verso i deboli, gli emarginati, i dimenticati, verso Gaber e Jannacci, fonte di continua ispirazione, verso Milano. Un racconto che - come dicono gli stessi Ale e Franz - "è quello di un mondo visto dalla parte di chi ha il coraggio, con le proprie idee, di vedere dentro la vita di ognuno. Portiamo sul palco, con noi, quei pensieri, quelle parole, quelle note, in cui c’è anche il punto di partenza, la nostra piccola storia. Il nostro piccolo".

scarp da tennis

NEL NOSTRO PICCOLO di Francesco Villa, Alessandro Besentini, Alberto Ferrari e Antonio De Santis. Cast artistico: Ale e Franz. Musicisti: Luigi Schiavone, Fabrizio Palermo, Francesco Luppi, Marco Orsi. Regia: Alberto Ferrari. Produzione: ITC2000.

(articolo e foto di Beatrice Ceci - riproduzione non consentita)

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