media & sipario - La Brev Art teatrale di Flavio Oreglio non è solo "brev(e)", ma anche "brave"

Questo sito utilizza cookies per facilitare la navigazione dei suoi utenti. Premendo il pulsante OK l'utente ne accetta l'utilizzo sul device

La Brev Art teatrale di Flavio Oreglio non è solo "brev(e)", ma anche "brave"

Strumenti
Carattere

Se la poesia può essere catartica, lo è sicuramente la risata. E se si ha la fortuna di assistere ad uno spettacolo di Flavio Oreglio, allora siamo si sicuri di assistere ad un'accoppiata vincente

RECENSIONE - Sul palco del Teatro Cantelli di Vignola è andato in scena un artista con più di trent'anni di esperienza, che si propone di ridefinire per il pubblico - e per media & sipario, in una "brev(e)" chiacchierata appena dopo lo spettacolo - il concetto di risata, del cabaret e della comicità. Flavio Oreglio è in scena nelle vesti di Maestro, con la M volutamente maiuscola, della narrazione, dichiarando che potrebbe rendere interessante e coinvolgente (ed è questo il suo principale obiettivo) qualsiasi argomento, anche il più piatto o insulso. Da tempo persegue lo scopo di spiegare la scienza, suscitando la risata (ha pubblicato, per Salani Editore, il saggio "Storia curiosa della scienza") ma non solo, anche le origini del cabaret, sul quale in Italia si fa molta (anche troppa) confusione, e il metodo dell'attore comico. Di conseguenza il suo non è l'approccio di "pancia" usato, per esempio, da Maurizio Battista, oppure quello del "più famoso degli sconosciuti" Marco Cavallaro, né si rivolge a Nostro Signore, come il più grande di tutti, Totò. Oreglio è volutamente accademico e manca poco che il pubblico non venga invitato (bonariamente) a prendere appunti.

flavio oreglio

Lo spettacolo cui assistiamo, "Catartico!", è un viaggio di due ore (più tardi ci dichiarerà che potrebbe tranquillamente durarne anche sei, perché non ci si accorgerebbe comunque del tempo che scorre), con spiegazione del concetto della risata, che giunge attraverso aprosdoketon, parola greca che si traduce in "inaspettato", riflessioni neanche troppo nascoste da versi brevi che l'artista accompagna di tanto in tanto con la chitarra. “Si dice che la gente ami ridere per non pensare… E’ un discorso sbagliato. Non bisogna mai ridere per non pensare, anche perché se si pensa, si ride molto ma molto di più, quindi… perché limitare le possibilità del divertimento?”

catartico!

Conseguentemente assistendo allo spettacolo si riflette e si ride, grazie agli aforismi e alla "brev art", diventata un marchio di fabbrica (anche grazie alle tante presenze televisive "zelighiane") e caratteristica fondamentale della sua drammaturgia. Non solo "brev" nel senso di breve, ma anche nell'effetto fonico "brave", cioè coraggioso, perché il pubblico è diverso ogni sera e non è mai detto che la reazione sia quella attesa, o sperata. Ma tutto questo rientra nel gioco delle parti, come ampiamente codificato da Luigi Pirandello. E così Oreglio si fa cantastorie, menestrello, narratore della risata o per meglio dire dell'inaspettato, come quando imbraccia la chitarra per cantare la canzone scritta sotto l'impulso di un precedente ed improvviso "impeto creativo". "L'ho mandata al mio produttore e gli ho detto: 'Ti mando il testo, tu metti le virgole'. Mi ha risposto: la prossima volta mandami le virgole che io metto il testo"

flavio oreglio

Il recital diventa quindi un pretesto assoluto per giocare con frasi e parole, un contenitore di piccoli quadri legati tra loro, godibili anche singolarmente, che consegnano al pubblico l'immagine di un artista completo, in grado di modellare la serata secondo i propri gusti e portando il pubblico nella direzione che il "saggista della risata" desidera. Durata dello spettacolo: circa due ore, empiricamente non abbiamo potuto verificare se il tempo sia puramente indicativo.

(articolo e foto di Beatrice Ceci - riproduzione non consentita)

Protected by Copyscape

0
0
0
s2sdefault
eliseo.jpg