media & sipario - Cinzia Leone ha la mamma sempre al centro dei pensieri, ma non solo dei suoi!

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Cinzia Leone ha la mamma sempre al centro dei pensieri, ma non solo dei suoi!

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Alzi la mano quel lettore, meglio se lettrice, che è stato/a in grado di risolvere - in via definitiva - il cordone ombelicale materno. Nessuna mano alzata? Lo supponevamo!

RECENSIONE - L’attrice romana si presenta al pubblico - del Teatro Il Rivellino di Tuscania (Viterbo) - prendendolo alle spalle, con un sorprendente ingresso dalla platea; è accompagnata dal suono della sirena di un’ambulanza: “Ecco, sono arrivata, mi lasci pure qui; è che può accadere qualsiasi cosa ma quando poi si giunge sul palco ci si dimentica tutto, … no, non sono arrivata in auto, perché voi viaggiate ancora con la macchina? Io da tempo mi faccio portare in ambulanza”. Beh, in effetti evitando il traffico, si fa molto prima, come darle torto?

cinzia leone

Con questo esordio Cinzia Leone, con il misuratore di pressione sul braccio, si aggiudica già il calore e gli applausi del pubblico. E non ha ancora fatto molto del suo “Mamma sei sempre nei miei pensieri, spostati!”, il monologo, scritto assieme a Fabio Mureddu, che alterna nelle sale - almeno da un paio di stagioni - con "Disorient Express" (consiglio per un prossimo acquisto teatrale). Sul palco un seggiolino, un tavolo ed un telefono che non tarda a squillare, dall'altra parte della cornetta la mamma di Cinzia proiettata sullo schermo in fondo al palco, ovviamente la donna è impersonata dall'attrice stessa. Il discorso/monologo di botta e risposta inizia in modo travolgente, la mamma “disturba” la figlia, pur sapendo che si trova in teatro e che sta per iniziare il suo spettacolo, perché ha problemi intestinali e cerca consigli.

al telefono con la mamma

È proprio la gastrite l’argomento su cui ruota la prima parte dello spettacolo, com’è nata e soprattutto quando? Cinzia Leone sostiene che la gastrite ha iniziato a infastidire l’uomo molto prima dell’era moderna, ha origini primitive perché primitiva è la fonte: il brodo primordiale da cui tutto ha avuto origine. Ma chi è che ha messo a preparare il brodo? La mamma naturalmente! Così l’attrice inscena un’ipotetica mamma primordiale che dialoga con un’immaginaria bambina seduta sul seggiolino, intenta a gustare il brodino preparato con amore dalla mamma che, pur vivendo in un’altra era, ha problemi e preoccupazioni che inevitabilmente hanno causato quella che l’attrice definisce come un’intensa crisi di "rodimento di c." fortemente somatizzata, vale a dire: la gastrite.

la mamma al telefono

Di lì a breve arriva un’altra chiamata della mamma che appare sullo schermo direttamente dal bagno di casa, questa volta non è la gastrite a darle problemi ma la colite. Su questo nuovo disturbo l'attrice/figlia sviluppa la seconda parte dell’esibizione che raggiunge l’apice dell’ironia con la proiezione di una parodia sull'efficacia degli yogurt per passare poi alla classificazione dei pannolini e alle pubblicità che descrivono i problemi delle cinquantenni.

cinzia leone

In un monologo tutto d’un fiato, Cinzia diverte molto il pubblico, toccando con maestria argomenti “delicati” e imbarazzanti. Filo conduttore dell’intero spettacolo, il cordone ombelicale che unisce madre e figlia in un legame indissolubile che, se da un lato simboleggia in assoluto l’amore nella sua accezione più profonda, dall’altro limita la vita di ognuno di noi. Ma quello che si innesta è anche un non sempre usuale rapporto tra spettatore ed Artista, una forma empatica frutto, sicuramente, della professionalità  indubbia ed esperienza di Cinzia Leone (sono lontani i tempi della "pizza de fango del Camerun"), ma anche del modo sincero in cui entrambi i soggetti attivi si danno l'uno all'altro, per la riuscita dello spettacolo, di quelle due ore in cui uno si mette a disposizione del divertimento dell'altro.

cinzia al telefono

E questa "sincerità" di chi è sul palco è resa anche con la presenza - tra il pubblico - di una "suggeritrice vivente" che si limita a dare, copione alla mano, solo un primo "la" del prosieguo dello spettacolo, rendendosi così una curiosa forma meta-teatrale, utilizzabile anche per generare piacevoli fuori programma che sembrano veramente codificati e scritti nel testo, per quanto sono ben strutturati. "Perché nascondere il suggeritore? Mi serve", ci ha raccontato Cinzia Leone dopo lo spettacolo.

cinzia leone

Il rapporto madre-figlia crea stabilità ma allo stesso tempo è fonte di insicurezza, è una relazione essenziale ma complessa. La madre costituisce per la figlia un modello da seguire, da imitare, ma questo genera una sorta di “crisi d’identità”: dove finisco io e dove inizia mia madre? Ciò che faccio, ciò che penso, dipende completamente da me o sono i comportamenti riflessi di mia madre? Questi conflitti interiori sono portati in scena in modo singolare, alternando momenti di comicità con altrettanti di riflessione. Il pubblico arriva a comprendere quello “spostati” iniziale quando l’attrice urla implorando alla madre di farsi da parte, la figlia vorrebbe mettere a tacere la voce interiore della mamma, quelle voce sempre presente, ma la voce dell’amore è così potente che, nel momento in cui viene richiesta un po' di libertà, arrivano immediatamente i sensi di colpa: “No mamma, non ti spostare mi sposto io, ma stai tranquilla, tanto lo sai che quando arrivo… ti chiamo!”.

cinzia, seduta, parla con il pubblico

Queste ultime parole celano l’impossibilità di scindere completamente la madre dalla figlia, la mamma sarà sempre un’ombra sulla vita di una figlia che a sua volta diventerà madre e diventerà ombra lei stessa, in un circolo che esiste dai tempi dei tempi e che mai si spezzerà. Lo spettacolo si chiude con questo pannello: "Dedicato a mia madre. Quella vera. Che non è nessuna delle madri di questo spettacolo. E' la mia. Cinzia". Non c'è proprio altro da aggiungere.

(recensione di Agnese Nicolai / foto di Luciano Lattanzi - tutti i diritti riservati)

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