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Spamalot: quando l'irriverenza inglese "si sciacqua i panni" in Italia

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Ai Monty Python si deve la trasformazione "linguistica" di una scatoletta di carne pressata in "fastidio elettronico". In versione musical la storica compagine ha impattato con Elio e Rocco Tanica

RECENSIONE - Prima assoluta in lingua italiana di "Spamalot", musical tratto da “Monty Python e il Sacro Graal”. A raccogliere la sfida dell’adattamento in italiano del complesso testo di Eric Idle, musicato da John Du Prez, si è cimentato Rocco Tanica, appassionato conoscitore dell’opera montypythoniana. “Trentaquattro anni fa vidi al cinema Monty Python, Il senso della vita - ha dichiarato - e fu una folgorazione. È un onore essere stato scelto per quest’incarico”

L'altro "socio", presente sul palco, ha rivestito il ruolo principale nello spettacolo, quello di Re Artù, tornando al musical dopo il successo de "La Famiglia Addams", e confrontandosi con coloro che - ha dichiarato - sono sempre stati uno dei principali punti di riferimento della sua scelta artistica: “Anch’io trentaquattro anni fa vidi "Il senso della vita”, ma a differenza di Rocco l’unica conseguenza fu che persi le chiavi della macchina, una 127 blu che oltretutto non era veramente mia, ma di mia mamma. Tornai il giorno dopo nel parcheggio e fortunatamente le ritrovai”.

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Ovviamente non ci si può aspettare una struttura raffinata come quella proposta dai musical webberiani (The Phantom of the Opera o Evita, tanto per citarne solamente due), ma il racconto parodistico - e piuttosto folle - di Re Artù e dei cavalieri della tavola rotonda è sicuramente piacevole, ben realizzato e messo in scena. Più di due ore di divertimento puro che fa uscire dal teatro con il sorriso, anche se - poi - è difficile che le "canzoncine" rimarranno impresse nella mente, ma probabilmente non ne avevano nemmeno la pretesa.

Cast ottimo e costantemente all'altezza del compito, in grado di far sorridere sempre e di farsi ammirare, nella versione canterina, per le belle voci espresse. Eccellente il disegno luci di Alin Teodor Pop. Piacevole "riscoperta" quella di Thomas Santu, che avevamo già conosciuto come uomo perfetto.

La regia nelle solide mani dello specialista Claudio Insegno, che ha già firmato altri successi, in versione italiana, come Jersey Boys e La febbre del sabato sera. La direzione musicale è di Angelo Racz, la coreografia è stata curata da Valeriano Longoni. Le scene sono di Giuliano Spinelli e i costumi di Roberto Brancato.

Cast artistico: Pamela Lacerenza, Pierpaolo Lopatriello, Andrea Spina, Umberto Noto, Filippo Musenga, Thomas Santu, Luigi Fiorenti. Ensemble: Michela Delle Chiaie, Greta Disabato, Federica Laganà, Maria Carlotta Noè, Simone De Rose, Daniele Romano, Giovanni Zummo. 

(articolo di Luciano Lattanzi / foto di Massimiliano Fusco - tutti i diritti riservati) 

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