media & sipario - Come lo metti lo metti, Il "berretto a sonagli" continua a calzare bene

Questo sito utilizza cookies per facilitare la navigazione dei suoi utenti. Premendo il pulsante OK l'utente ne accetta l'utilizzo sul device

Come lo metti lo metti, Il "berretto a sonagli" continua a calzare bene

Strumenti
Carattere

Applaudita (meritatamente) replica per "Il berretto a sonagli" di Luigi Pirandello, adattamento e regia di Valter Malosti. Sarebbe quasi inutile spendere altre parole, visto che si tratta di Pirandello!

RECENSIONE - C'è ancora bisogno di raccontare ai lettori come è stata realizzata questa recente trasposizione di Pirandello? Probabilmente no. Anche se in questo caso si tratta dell'adattamento che Valter Malosti (in scena anche nel ruolo di Ciampa) ha fatto del testo originale "ritrovato" nel 1965, una sorta di mistery nella storia della letteratura e drammaturgia italiana.

alfio spanò

Manoscritti smarriti a parte, quello che lascia ogni volta sconcertati (o piacevolmente stupiti, ma oramai lo stupore si è tramutato in costante certezza) nell'accostarsi ad un lavoro del Premio Nobel siciliano è la piena duttilità dei suoi testi, quasi si trattasse di un foglio bianco sul quale il regista teatrale di turno (purché molto bravo, come in questo caso) riesce poi a disegnare con arte il proprio pensiero, portando l'attenzione su uno o più aspetti della vicenda narrata, che comunque rimane sempre "reale" e godibile, senza mai presentare i segni del tempo o altre forme di cedimenti. Un disegno a matita che si può cancellare e modificare a piacimento, sempre con un grande risultato.

beatrice fiorica

"Colgo nella pièce un carattere visionario come in Molière, e un andamento da farsa nera. Ciampa è per me un buffone tragico, come il Nietzsche di Ecce homo e l’Arnolphe de La scuola delle mogli”, aveva in precedenza dichiarato il regista e questo andamento farsesco viene pienamente rispettato nel tratteggiare la versione malostiana di Ciampa, un uomo cinico e molto intelligente (ma non per questo buono), sposato con una bellissima giovane (Roberta Crivelli) che viene esibita nel ruolo di bel quadro, senza anima. Sarina Ciampa, da bel soprammobile, è muta e accondiscendente ai minimi desideri (meglio comandi) del marito. Ha consapevolezza (non possiamo sapere se anche e quanta accettazione) di questo suo "scopo di vita" e a questo assolve.

ciampa

Dall'altra parte Beatrice (Daniela Marra) soffre nella condizione "marginale" di moglie di uomo ricco, che non ama e che probabilmente non ha mai amato. Stretta e costretta dalle convenzioni sociali e dalla propria famiglia, la madre Donna Assunta (Paola Pace) e il fratello Fifì (Vito Di Bella), Beatrice non ha altra strada che sfruttare la propria avvenenza e determinazione (anche sessuale) per provare a spezzare i fili invisibili che la rendono un "pupo siciliano" e conquistare la tanto agognata libertà personale, dal soffocante matrimonio, dalla propria famiglia, dal mondo. In fin dei conti non chiede molto, anche se sbaglia nella modalità. Ma potrebbe ottenere quello che vuole in un'altra maniera? Nessuno ce lo dice, ma abbiamo la percezione che la risposta sia negativa.

donna assunta

Beatrice e Sarina in questo sono molto simili, le due ragazze sono entrambe prigioniere di un contesto - la provincia siciliana del secolo scorso (ma sarebbe diverso se ci trovassimo nella nostra contemporaneità?) - che ha imposto loro "il ruolo", senza avere la possibilità di sceglierlo o cambiarlo; mentre Sarina sembra rassegnata, Beatrice cerca di affrancarsi, lottando e seducendo - il delegato (Paolo Giangrasso) - inconsapevole che comunque vada la "ragione" è e sarà sempre, almeno per lei "degli altri". Anche perché "non c’è più pazzo al mondo di chi crede d’aver ragione!"

fifi

Ciampa è invece attento nel tessere i fili del proprio progetto, conducendo la sua antagonista (o vittima?) all'unica soluzione percorribile. Abile burattinaio sembra essere fin da subito consapevole del possibile epilogo della vicenda, cerca, apparentemente, di offrire una "via di fuga" a Beatrice, perché nulla succeda e tutto rimanga invariato, perché le convenzioni che si svolgono su binari ben tracciati non subiscano il deragliamento che per la giovane ed infelice sposa è necessario come l'aria che respira, costi quel che costi. Beatrice sa che potrebbe essere sconfitta, ma questo non significa che voglia rinunciare a lottare.

sarina

L'allestimento scenico generale (luci di Francesco Dell'Elba, scene di Carmelo Giammello, costumi di Alessio Rosati) conferisce quel tocco in più di bellezza e completamento del piacere visivo che si prova nell'assistere a questa ottima prova teatrale del "berretto", che abbiamo applaudito al Teatro Unione di Viterbo. Il cast artistico e tecnico - tutto - partecipa nel consegnare allo spettatore circa due ore di approfondimento pirandelliano (e malostiano) di un banale sentimento (anche sciocco) come la gelosia che assurge però a grande tema di conflitto sociale, consegnandoci quello stupore iniziale che fa sì che le mani si uniscano e ringrazino sempre, in attesa che un altro autore/regista cancelli con la propria gomma drammaturgica il foglio bianco e disegni qualcosa di diverso, probabilmente di nuovo.   

fana e beatrice

Cast artistico: Daniela Marra, Valter Malosti, Paola Pace, Vito Di Bella, Paolo Giangrasso, Maria Lombardo, Roberta Crivelli. Regia: Valter Malosti. Produzione: Teatro di Dioniso con il sostegno del Sistema Teatro Torino.

(recensione e foto di Luciano Lattanzi - tutti i diritti riservati)

Protected by Copyscape

0
0
0
s2sdefault
caruso.jpg