media & sipario - A volte, anche "Il Padrone" ritorna. E Quando lo fa, in Teatro, festeggia anche il compleanno

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A volte, anche "Il Padrone" ritorna. E Quando lo fa, in Teatro, festeggia anche il compleanno

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"Il Padrone" di Gianni Clementi è un racconto che alterna sentimenti tra loro contrastanti, come nello stile del suo autore. In scena al Teatro Ghione di Roma fino a domenica 11 febbraio, con la regia di Paolo Triestino

RECENSIONE - Nella Roma degli anni ‘50, vive la famiglia Consalvi, una coppia non più giovane che si ritrova, a seguito delle leggi razziali del 1938, a disporre di un patrimonio non proprio, che ne ha radicalmente cambiato sia in meglio che in peggio l’esistenza. Da una parte infatti ha reso la vita dei due coniugi decisamente più agiata e serena, ma dall'altra ne ha acuito le divergenze, allontanandoli irrimediabilmente.

il padrone

Lui (Paolo Triestino) è rimasto un uomo semplice, più a suo agio nel ruolo di “ragazzo di bottega” che in quello del proprietario. Continua infatti ad andare al lavoro col suo “zinale” (il grembiule), a frequentare gli amici di sempre, trova difficoltà ad abituarsi alle nuove agiatezze come il caffellatte coi biscotti a colazione, ripiangendo il pane secco bagnato nell'acqua che mangiava quando era più povero e più giovane, ma anche più unito alla moglie.

paola tiziana cruciani

Lei (Paola Tiziana Cruciani) al contrario non ama nemmeno il ricordo della vita precedente, fatta di stenti e sacrifici. Un brutto periodo in cui era costretta ad andare a servizio e a privarsi di tanto, di troppo. Preferisce l’opulenza di ora, amministra tutta la “robba” con precisione e lucidità e le piace ostentare questa nuova ricchezza in ogni modo possibile (nel tratteggio scenico affiora alla mente la stupenda Anna Magnani di "Abbasso la ricchezza!", di Gennaro Righelli, 1947), mal tollerando invece l’atteggiamento dimesso e modesto del marito.

tito e immacolata

Il problema sorge quando l’eventualità del ritorno del legittimo padrone di tutto - il malcapitato "ebreo" fuggito - si fa strada e prende corpo. Contro ogni logica razionale e storica, le menti dei due protagonisti, forse inconsciamente preda di rimorsi, prendono una deriva psicotica, portandoli in un crescendo senza freni verso una sorta di allucinata ma lucida follia.

bruno conti

Se infatti Marcello preferirebbe semplicemente restituire tutto al legittimo proprietario, tornando a vivere un’esistenza più semplice ma più serena, forse in grado anche di riavvicinarlo sentimentalmente alla moglie, Immacolata non tollera nemmeno il pensiero di perdere tutto e si dimostra disposta a qualsiasi cosa purché ciò non avvenga. E’ lei quindi che prende in mano le redini della situazione e, con abilità e senza scrupolo alcuno, muove i fili che portano verso l'inaspettato (anche se parzialmente prevedibile) finale, coinvolgendo l'amico idraulico (lo stagnaro) Tito (Bruno Conti), un uomo semplice, ma oppresso dai debiti, quindi pronto a tutto.

marcello e immacolata

La trama si svolge in modo fluido e scorrevole calata in una convincente atmosfera anni '50, resa soprattutto dai sottofondi sonori e dal Lascia o raddoppia di Mike Bongiorno. Il passaggio dai toni tragici a quelli comici è continuo e calibrato in modo tale da condurre anche lo spettatore, a piccoli passi, nel mondo folle e visionario dei due protagonisti, in cui l’alienazione dal reale è totale e si va "oltre", verso una realtà dissennata e incosciente.

il compleanno di paolo triestino

Gianni Clementi continua con "Il padrone" nella personale esplorazione drammaturgica degli ebrei romani durante il buio (eufemismo!) periodo delle leggi razziali e dei rastrellamenti, senza però raggiungere gli stessi livelli del Ladro di razza o del Cappello di carta. Tre attori perfetti in scena (Paolo Triestino ha anche festeggiato il "vero" compleanno al termine della rappresentazione), con una lunga e solida militanza artistica e "clementiana" assicurano la piena godibilità della "commedia" e la possibile riflessione su pagine di storia (lettera minuscola) troppo recente - e troppo dolorosa - per poter già essere dimenticata. Il teatro anche a questo serve.

N.B. Il braccio al collo della Signora Cruciani non è un elemento di scena, ma il "frutto" - purtroppo - di un incidente. "The Show Must Go On" canterebbe Freddie Mercury.

(articolo di Loredana Di Donato / foto di Luciano Lattanzi - tutti i diritti riservati)

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