media & sipario - "Dieci piccoli indiani", ma quanti ne rimarranno poi sul palco?

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"Dieci piccoli indiani", ma quanti ne rimarranno poi sul palco?

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Versione teatrale di "Dieci piccoli indiani", il grande classico di Agatha Christie. Ricard Reguant tenta di riadattare un intreccio perfetto "all'estetica del momento"

RECENSIONE - "Dieci piccoli negretti" è uno dei più famosi titoli di Agatha Christie, pubblicato in Italia e negli Stati Uniti con il titolo "E poi non ne rimase nessuno", il romanzo - un giallo praticamente perfetto! - perpetua il meritato successo nella letteratura di genere della sua autrice: più di 110 milioni di copie vendute. Ovvio che una tale popolarità, costante e addirittura crescente nel tempo, non potesse che abbracciare anche il cinema (1965, regia di George Pollock) e la tv (2015, regia di Craig Viveiros), per citare solo due dei migliori esempi finora filmati.

Non poteva e non doveva mancare il teatro, dove fu la stessa Autrice a realizzarne la trasposizione, cercando di replicare il costante successo di The Mousetrap, altra sua opera perfetta, in scena a partire dal lontano 1952. Abbiamo assistito a questa versione italiana al Teatro Brancaccio di Roma.

"Dieci piccoli indiani" (il termine "niger" scomparve nella pubblicazione USA perché veniva utilizzato in forma offensiva) è stato da sempre considerato un romanzo altamente innovativo. Agatha Christie infatti abbandona lo schema ordinato, logico e lineare, tipico del genere poliziesco, e crea una storia totalmente nuova e moderna sul registro dell’ossessione, della follia e della "truculenza" (per l'epoca). Scompare l’immagine cardine dell’investigatore che conduce l'indagine e viene introdotto il tema, ancora oggi sfruttatissimo, di un gruppo di persone costrette a vivere in uno spazio ristretto, nell'angosciante attesa di essere probabilmente uccise ad una ad una, in un crescente montare di tensione.

A fronte di tutta questa perfezione letteraria, sono stati vari i tentativi di aggiornare o rivisitare il racconto, mantenendo comunque fede alla struttura del noto romanzo, del quale non abbiamo intenzione di svelare nulla! Avevamo quindi molta curiosità per la versione firmata da Ricard Reguant, dopo averne applaudito il divertentissimo e ben riuscito "Non aver paura"

La prima trasformazione è meramente lessicale, con gli "indiani" che diventano "soldatini". Tutta l'azione - ed è comprensibile l'esigenza scenica, vista la difficoltà di rendere così tanti ambienti diversi in un unico palcoscenico - si svolge nell'elegante salotto della villa dei Signori Owen, con le statuine e la filastrocca, però, costantemente in vista. Un interno aristocratico tipico degli anni ’40 e ’50, dove tutto è giocato sul classico contrasto tra bianco e nero, la sottile linea di confine tra il bene e il male che sottende alla storia.

Reguant sembra essere eccessivamente timoroso nel dover smontare e riadattare alle proprie corde cotanto pilastro narrativo e si limita quindi a far scorrere lentamente (troppo) la vicenda, puntando l'accento registico sugli incontri/scontri verbali dei personaggi. La messa in scena risulta così edulcorata della profonda caratterizzazione psicologica dei personaggi (ma è semplice farsi affascinare dalla scrittura nel rapporto diretto tra il lettore e il romanzo).

In scena vediamo anime borghesi, eleganti ed educate, in realtà divorate dalle ombre nere del male. Il cast fatica nel tenere viva l'attenzione su un mistery che manca volutamente di azione e non riesce a costruire, solo con la recitazione, "l'attesa" per il successivo omicidio. Meno rispetto e più divertissement avrebbero probabilmente reso più agevole il compito, ma è piuttosto facile emettere giudizi, stando comodamente seduti in platea.

Cast artistico: Giulia Morgani, Pierluigi Corallo, Caterina Misasi, Pietro Bontempo, Leonardo Sbragia, Mattia Sbragia, Ivana Monti, Luciano Virgilio, Alarico Salaroli, Carlo Simoni. Traduzione: Edoardo Erba. Progetto artistico: Gianluca Ramazzotti e Ricard Reguant. Scene: Alessandro Chiti. Regia: Ricard Reguant.

(articolo di Luciano Lattanzi - tutti i diritti riservati)

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