media & sipario - Anna Mazzamauro è "nuda", è "cruda", ma è soprattutto "attrice"

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Anna Mazzamauro è "nuda", è "cruda", ma è soprattutto "attrice"

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Spogliandosi di giudizi e pregiudizi, Anna Mazzamauro si mostra al pubblico “Nuda e cruda”, con uno spettacolo prevalentemente autobiografico in cui i momenti di comicità si alternano a momenti malinconici, a tratti drammatici

RECENSIONE - All’apertura del sipario, insieme alla protagonista, appaiono sul palco due figure vestite in frac rosso e blu, accompagnati da un pianoforte (Sasà Calabrese) e un violino (Andrea De Martino). Alla loro destra un guardaroba pieno di abiti, una sedia, un telefono e una gabbia per uccelli vuota, al centro una porta con lo specchio. Anna Mazzamauro inizia lo spettacolo nella veste che più le appartiene, coinvolgendo e divertendo gli spettatori con una serie di battute auto-ironiche usate per ripercorrere i momenti importanti della sua vita. Rievoca i provini con Luciano Salce, raccontando la prima esperienza avuta con truccatrice e parrucchiere, durante i preparativi per entrare in scena nel ruolo del personaggio che più l’ha resa celebre negli anni ’70: la signorina Silvani, croce e delizia dell’intramontabile ragionier Fantozzi.

Usando la figura della signorina Silvani, Anna Mazzamauro affronta temi che - prima di portarli al pubblico - l’attrice ha dovuto confessare a sé stessa: la paura di non essere all'altezza, la paura di non essere accettata, la paura di dover fare i conti con una società incentrata sul bello e sui valori dell’apparenza. In scena si analizzano queste ed altre questioni con lo spirito di autocritica che solo chi ha saputo accettarsi riesce a fare. Lo spettacolo “spazia, e spiazza” il pubblico, illustrando anche fatti di attualità e di cronaca. L'attrice si immedesima in una madre a cui è stata assassinata la figlia. Una donna che cerca di vivere la quotidianità mascherando l’enorme sofferenza che la domina; rabbia e dolore che sembrano non essere percepiti, né tanto meno rispettati dai numerosi "giornalisti" che la seguono, anche durante la spesa dal macellaio vicino casa, per importunarla con stupide e superflue domande.

Momento più drammatico e godibile la telefonata tra Anna Magnani e Roberto Rossellini, una conversazione che il pubblico ascolta solo nelle risposte date dalla donna seduta di spalle, con il telefono in mano. Questa "Anna", con la sola intonazione della voce, riesce a trasmettere l’angoscia che deve aver provato l’altra "Anna", quando sperava disperatamente di recuperare un rapporto ormai finito a causa di una giovane attrice svedese (Ingrid Bergman). Profonda la sottolineatura nella "preghiera" quasi urlata a Maria e piacevoli e ben innestate le numerose canzoni che intervallano le diverse scene: alcuni brani scritti per l’occasione da Amedeo Minghi, altri rivisitati, (“Parlami d’amore Mariù”), tutti interpretati con passione ed energia.

Donna sorprendente che riesce a far sorridere pur toccando tematiche molto forti. Attrice che ha riflettuto su di sé e che fa riflettere su problemi che ovviamente riguardano tutti. Si fa insegnante di valori, non rinnegando neanche le esperienze peggiori della propria vita. Tutto è utile per creare quella che dovrebbe porsi come base esistenziale da cui partire per non aver paura di mostrarsi. In fondo, come lei stessa canta, non si deve cambiare per gli altri, il primo passo per farsi accettare è accettarsi, bisogna saper trasformare le debolezze in punti di forza: “non ho chiesto niente, né ricevuto, ma ho fatto quello che ho voluto”.

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