media & sipario - I "centomila" volti di Enrico Lo Verso al servizio di Luigi Pirandello

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I "centomila" volti di Enrico Lo Verso al servizio di Luigi Pirandello

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Gli accenti, le voci e le cadenze portate sul palco dalla grande interpretazione di Enrico Lo Verso, al servizio di "Uno Nessuno e Centomila", opera che meglio celebra il genio pirandelliano

RECENSIONE - Riadattata e diretta da Alessandra Pizzi, la drammaturgia pirandelliana ha l’andamento di un monologo, a volte ironico, a volte angoscioso, in cui spesso lo spettatore viene chiamato in causa (secondo voi, voi direte,…). Le voci fuori campo, affidate a isteriche risate che si sovrappongono a quelle dell’autore, riecheggiano all’interno della sala teatrale – lo abbiamo visto al Teatro Il Rivellino di Tuscania (Viterbo) - e nell’inconscio di quanti, come Moscarda, sono alla continua ricerca di una salda identità.

enrico lo verso

I tormenti del protagonista sono del tutto oggettivi, sentimenti universali; ogni uomo è intrappolato nelle convenzioni sociali, ogni uomo prima o poi si pone l’interrogativo “io chi sono?” Futile il motivo che ha portato Moscarda a ricercarsi, un fatto apparentemente insignificante: sua moglie gli ha fatto notare che il naso gli pende un po' da una parte, ma Moscarda non si era mai accorto, quel particolare non lo aveva mai notato, perché sua moglie aveva visto quel piccolo difetto?

enrico lo verso

Quante altre cose di sé stesso erano visibili agli altri e non a lui? Moscarda scopre così che l’immagine che lui ha di sé stesso non corrisponde a quella che gli altri hanno di lui. Ma chi sono gli altri? Forse Moscarda credeva di saperlo ma ora non sa più nulla, nessuna certezza, un’intera vita vissuta in beatitudine, adagiato sulle ricchezze ereditate, senza mai andare oltre il “normale”, oltre le amicizie, oltre il rapporto con la moglie.

uno nessuno e centomila

Immerso nelle tonalità e nella prossemica tipica della Trinacria, su un palco denso dei pochi oggetti significativi del teatro esistenzialista di Luigi Pirandello, Enrico Lo Verso, vestito di bianco, porta in scena il teatro del quotidiano, quello che costringe l’uomo a confondere il se stesso che crede di essere con il se stesso visto gli altri. Lo specchio, infida immagine di ciò che crediamo di essere, è al centro della scena a simboleggiare il dramma dello sconforto nella irriconoscibilità di noi stessi.

uno nessuno e centomila

Un uomo ha scelto di mettere in discussione la propria vita e lo fa utilizzando come causa scatenante un dettaglio insignificante. Le maschere di una "normale" quotidianità lasciano il posto ad una ricerca di autenticità, tanto profonda quanto grottesca. Una ricerca che - come spesso accade per Pirandello - non conduce da nessuna parte, non dona soluzioni, né al protagonista, né allo spettatore, ma solo dubbi, anche irrisolvibili.

con il pubblico

Un testo profondo che lascia nei silenzi del teatro tutta la dimensione scenica dell’attore. Vitangelo Moscarda rivive in un superbo Enrico Lo Verso ed è un personaggio ironico, tagliente, disilluso, fortemente caratterizzato con i tratti della sicilianità di cui l’opera è impregnata, ma che troppo spesso viene considerata elemento secondario nelle rappresentazioni. Ed è questa chiave interpretativa che consente al pubblico di carpire l’autenticità e la modernità dell’uomo-personaggio. Egli entra nella nostra testa come voce interiore, come opinione altrui, come considerazione di se stesso, ma soprattutto come ricerca dell’unicità che annienta il dubbio esistenziale dell’essere nessuno e la consapevolezza sociale di recitare infiniti ruoli.

al termine dello spettacolo

Enrico Lo Verso al termine dello spettacolo, in linea con l’autorevole approccio pirandelliano di teatro, rompe la quarta parete e scende tra il pubblico a cui chiede di scrivere un pensiero, una riflessione, una immagine rimasta in testa su fogli di quaderno bianchi. E poiché il teatro è fuori dal teatro e il personaggio è insito nell’uomo, una ragazzina non troppo timida si appresta a scrivere il suo pensiero e l’attore, commosso da quel gesto onesto, si china per abbracciarla. Dove l’opera, dove la realtà?

(articolo di Simona Paris / foto di Franco Sassara - tutti i diritti riservati)

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