media & sipario - Bastano "2000 parole" per affermare la propria dignità? In teatro, sì!

Questo sito utilizza cookies per facilitare la navigazione dei suoi utenti. Premendo il pulsante OK l'utente ne accetta l'utilizzo sul device

Bastano "2000 parole" per affermare la propria dignità? In teatro, sì!

Strumenti
Carattere

Son come falchi quei carri appostati, corron parole sui visi arrossati, corre il dolore bruciando ogni strada e lancia grida ogni muro di Praga - da "Primavera di Praga", 1970, Francesco Guccini

RECENSIONE - Primi anni '70 a Praga, Pola (Sara Allegrucci) e Monika (Cristina Pedetta) sono due addette alle pulizie di un grande complesso statale, con uffici e palestre, dove si allenano anche molte atlete, vanto della ginnastica dell'Est Europa. Tra le due non scatta la solidarietà femminile, tutt'altro. Pola, con un passato recente come receptionist in un grande albergo per stranieri, poco gradisce la nuova collega, soffre della sua attuale condizione, ancora di più se ripensa all'albergo, agli stimolanti incontri che poteva fare, in particolare con un americano, un certo Zimmerman che cantava "Mr. Tambourine Man". Per colpa del padre, delle sue idee ora la ragazza, molto arrabbiata con il mondo, si ritrova ad essere passata dal suo bell'albergo e bella divisa a fare le pulizie con stracci e scope, vestita di un informe camice e con un fazzoletto in testa.

pola e monika

Il riscatto sociale potrebbe avvenire attraverso la frequentazione sentimentale con il funzionario Rostislav (Camillo Ventola), perfettamente integrato nel regime socialista e nell'apparato burocratico del paese. Ma, perché c'è sempre un ma, Pola deve guardarsi da Monika, che conosce Rostislav e non si chiama così, ma Vera. Non è solo questo, la donna possiede una macchina, fa spesa di frutta fresca, ha molto viaggiato, ha in sostanza un atteggiamento che contrasta con l'umiltà del lavoro che svolge. Chi è Vera, realmente? E per quale motivo Rostislav le chiede costantemente di "fare qualcosa" che la donna si ostina a non voler fare.

rostislav e vera

Il testo di Alessandra Bernocco , che abbiamo visto al Teatro Francigena di Capranica, non prende la strada del thriller, ma quella del racconto storico, talmente contemporaneo da essere ignorato dalla scuola, che già fatica a far conoscere ai propri studenti la Seconda Guerra Mondiale. Apprendiamo nella seconda parte dello spettacolo, anche attraverso un efficace confronto a 4 voci (i tre protagonisti e un voice off) che Monica, in realtà, si chiama Vera Caslavska, ed è stata l'atleta più premiata della ginnastica artistica della Cecoslovacchia. Nel palmares della ex atleta ci sono stati infatti 7 ori olimpici e 4 argenti, la partecipazione a 3 Olimpiadi (dal 1960 al 1968), 3 Mondiali di ginnastica artistica e 4 Europei di atletica leggera. Come mai una delle donne più famose del mondo nel giro di pochi anni si è ritrovata in una condizione così dimessa? Cosa le è successo? Che cosa, soprattutto, ha fatto?

pola

La risposta è semplice ed è rintracciabile nel titolo della pièce: Vera è stata una dei tanti firmatari del "Manifesto delle 2000 parole" di Ludvik Vaculik, duemila parole - pubblicate il 27 giugno 1968 - dirette alla popolazione del paese, un formale e accademico atto di accusa contro le aberrazioni del socialismo che hanno poi coinciso con l'invasione dei carri armati dell'Unione Sovietica (20 agosto 1968), un'occupazione armata che di fatto ha messo fine alla "Primavera di Praga". La posizione netta dell'atleta e di tanti altri come lei - letterati, attori e registi, molti altri sportivi - ha reso poi difficile la vita dei tanti, in migliaia, avevano espresso il proprio dissenso.

vera

L'ultima parte del racconto acquisisce il ritmo che inizialmente stenta ad avere e i dialoghi diventano finalmente serrati e avvincenti. La Storia si mescola al teatro di narrazione ed ha il pregio di far conoscere agli spettatori del XXI secolo fatti fondamentali dell'epoca contemporanea, tanto vicini a noi quanto ignorati. E se non è un grande merito culturale questo, dobbiamo veramente capire che cosa lo sia. Come tanti debutti, si è trattato di una prima assoluta, c'è qualcosa da mettere a punto, ma il racconto storico merita sicuramente tutta l'attenzione possibile, anche quella scolastica. Per la cronaca, Vera Caslavska dovette attendere la caduta del Muro di Berlino (1989) per riacquistare i propri diritti.

rostislav

2000 PAROLE La firma di Vera Caslavska di Alessandra Bernocco. Cast artistico: Cristina Pedetta, Sara Allegrucci, Camillo Ventola e con la voce di Giuseppe Renzo. Regia: Carlo Fineschi. Scene e costumi: Magda Accolti-gil. Video: Daleth. Patrocinio: Centro Ceco (Ceske Centrum). Durata: 90 minuti circa senza intervallo.

(articolo e foto di Luciano Lattanzi - riproduzione non consentita)

Protected by Copyscape

0
0
0
s2sdefault
copeau.jpg