media & sipario - "Petrolio" è ricchezza per alcuni, lacrime per molti e una grande interpretazione teatrale

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"Petrolio" è ricchezza per alcuni, lacrime per molti e una grande interpretazione teatrale

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Ulderico Pesce porta in scena un racconto struggente e coinvolgente, in cui il Teatro di Narrazione si confonde e mescola con la cronaca e l'attualità. Da vedere per riflettere su cosa stiamo facendo alla nostra terra 

RECENSIONE - Giovanni è un imbianchino della Basilicata, una terra ricca di bellezze naturali ma avara di lavoro, fatta esclusione per la "campagna", che comunque non è in grado di assicurare un reddito sufficiente. Fortunatamente per i tanti "Giovanni" lucani c'è ENI (Ente Nazionale Idrocarburi), la multinazionale che sta estraendo il petrolio dalla regione, la più importante riserva petrolifera d'Italia. Giovanni, e tanti altri come lui, vince al "Super Enilotto", sotto forma di un contratto di lavoro come operaio addetto alla sicurezza per tre mesi, ha finalmente quell'agognato posto di lavoro che nel tempo, nel breve periodo, dovrebbe trasformarsi da "tre mesi" a indeterminato. ENI trivella fino a 5 km di profondità, estrae il petrolio e contemporaneamente elargisce milioni di euro ai comuni della zona, anche per far dimenticare (o sottovalutare) quella fiamma che costantemente brucia nel cielo acido solfridico, quasi sostituendosi alla luce del sole. Si sente la puzza, ma si sopporta, anzi, si deve sopportare, perché "la fiamma è lavoro".

il bonus idrocarburi

Passano gli anni, Giovanni si è sposato con la sua Maria (in Basilicata in omaggio alla Madonna Nera del Sacro Monte di Viggiano il nome femminile è tra i più gettonati), hanno messo al mondo una figlia - che si chiama Maria - che è ovviamente la gioia di papà. La bambina cresce ma il lavoro del padre rimane di tre mesi in tre mesi. La bambina diventa ragazza, poi una giovane universitaria (è iscritta a Scienze Forestali a Potenza), le spese della famiglia sono ovviamente aumentate: Giovanni è sempre un operaio a tre mesi, mentre la moglie - insegnante precario - riesce ogni tanto a fare qualche supplenza.

un momento dello spettacolo

Una famiglia come tante, con quella forma di attenzione maniacale per arrivare alla "fine del mese" che purtroppo hanno in tanti, quasi una forma di abitudine o di tolleranza alla povertà dignitosa, con un fortissimo attaccamento alla propria terra. Giovanni sarebbe anche un uomo felice, perché ha tutto quello che, nella sua modestia, potrebbe desiderare. Vive nella sua "casa bianca" con un "glicine in fiore" sul terrazzino (che però deve tenere sigillato per non far penetrare l'odore nelle stanze), ha una bella famiglia e uno stipendio che comunque ogni mese arriva. Sfortunatamente Maria (figlia) vomita qualcosa di "giallo" e non valgono a nulla i tentativi della ragazza di minimizzare: il padre la costringe a fare delle analisi e il risultato sconvolge la vita di Giovanni.

Nella mia città / c'è una casa bianca / con un glicine in fiore / che sale, sale, sale su / sulla mia città / c'è un cielo grande / che ti spalanca il cuore / e non ti delude mai - da "La mia città" di Mango, 1990

La scoperta che la ragazza ha un tumore (curabile) costringe il padre a ricordarsi in un istante di avere una coscienza sociale, finora tenuta nascosta, perché Giovanni ha da tempo notato e segnalato una falla in uno dei serbatoi dello stabilimento dove lavora, ma il timore di perdere il tanto sospirato lavoro lo hanno sempre fatto tacere, addirittura ha anche mimetizzato il "buco", sistemando davanti due grandi vasi e dei rampicanti. Ma ora non può più ignorare il problema, anche perché la chiazza si espande e minaccia la Diga del Pertusillo, un bacino idrico che viene asservito alla sete di parte della Puglia, della Basilicata e della Campania. Prevarranno sull'addetto alla sicurezza le logiche della conservazione del lavoro o quelle di conservazione della salute e dell'ambiente? Come nostra abitudine, rimandiamo le risposte al Teatro, visto che "Petrolio" è in tournée e speriamo che lo sia ancora per molto tempo. Noi lo abbiamo applaudito al Teatro Francigena di Capranica.

ulderico pesce

Il tema della salvaguardia dell'ambiente che si scontra con l'atavica "fame" di lavoro di questo paese è stata già trattata sia in teatro (vedi M-Ilva, il caffè teatrale e melanconico di Carmela Colaninno), che in forma di audiovisivo (vedi Ilva di Taranto, il viaggio e l'indignazione di Cecilia Mangini). In entrambi i casi la trascrizione non è stata chiamata a dare risposte, ma semplicemente ad allargare la cerchia delle domande e la cerchia delle persone che se le pongono. Lo stesso avviene per questo intenso racconto che Ulderico Pesce ha costruito sulla storia vera di un operaio lucano, vestendone perfettamente "l'accorata tuta" e restituendoci una interpretazione veramente efficace, veritiera e coinvolgente. L'attore smette di essere tale e si trasforma in personaggio mettendo a frutto in maniera eccellente gli insegnamenti lasciati da Edoardo De Filippo. Uno spettacolo che va visto, per sapere, per essere consapevoli, tutti, che in ogni città deve poter continuare ad esistere un glicine in fiore.

giovanni

PETROLIO di Ulderico Pesce. Regia: Fabrizio Arcuri. Cast artistico: Ulderico Pesce. Produzione: Centro Mediterraneo delle Arti. Lo spettacolo è stato presentato in prima nazionale al Teatro Argentina di Roma nell'ambito del progetto speciale del Mibact "Ritratto di una Nazione - l'Italia al lavoro", ideato da Antonio Calbi. Durata: 70 minuti circa senza intervallo.

(articolo e foto di Luciano Lattanzi - riproduzione non consentita)

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