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Wed, Nov

"Che Classe" merita una promozione a pieno titolo con la lode in forma di applausi

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"Che classe", il testo scritto bene da Veronica Liberale e diretto (altrettanto bene) da Marco Simeoli è, in questi giorni, al Teatro Martinitt di Milano. Vi consigliamo di non farvelo scappare, pena essere rimandati in "scienze applicate al Teatro"

RECENSIONE - Tacere quando si dovrebbe protestare è un peccato che rende gli uomini dei codardi - Ella Whiler Wilcox 

Hanno unito in tanti le forze per portare in scena questo spettacolo. A cominciare dai due produttori, che rispondono al nome di Antonio Grosso (vedi Con "Certe Notti" ci si emoziona, si riflette e si va molto volentieri a Teatro) e Marco Cavallaro (vedi "Se ti sposo mi rovino", ma se ti vedo quanto mi diverto), poi il regista, Marco Simeoli (vedi Se i "Pensieri" sono "Così" è un vero piacere continuare ad ascoltarli), senza trascurare l'autrice (e protagonista) Veronica Liberale, che con questo testo ha vinto il Comic Off 2016. Se poi ci si mette un cast veramente in stato di grazia, non si può - e secondo noi non si deve - mancare questa commedia leggera e divertente, appassionata e riflessiva che innesta su sei diverse caratterizzazioni di personaggi un'analisi ben approfondita di alcuni aspetti del carattere umano e della società della quale facciamo tutti (consapevoli o meno) parte. 

nora e costantino

In perenne contrasto con le proprie insicurezze e con il mito della madre, la professoressa Nora Cosentino De Cupis (Veronica Liberale) è la figlia della tanto celebrata e amata ex preside Cosentino. La povera Nora, quarantenne e nubile, oppressa anche al telefono dalla madre (non "mamma"), ha appena abbandonato le aule scolastiche tradizionali per dedicarsi al più tranquillo corso serale, nella speranza di incontrare adulti motivati e - soprattutto - educati. Ad aiutarla nel suo nuovo impegno lavorativo una eccezionale figura di bidella romana, Tecla (Antonia Di Francesco), una sorta di "clone" drammaturgico di Aldo Fabrizi (con un'attrice dotata di eguale bravura e presenza scenica).

sharon

Nora cerca di impartire lezioni di letteratura italiana a quattro aspiranti diplomandi che per nulla si discostano da quelli che si potrebbero incontrare in una vera aula: adolescenti o adulti, poco cambia. Un campionario di varia umanità che dimostra immediatamente la propria volontà di diplomarsi, ma senza troppo studiare, in assoluta continuità con il periodo in cui avevano l'età giusta per frequentare i banchi di scuola. 

tecla

Calogera, ma preferisce essere chiamata Sharon (Veronica Pinelli), è una sguaiata e sgrammaticata "fescion" youtuber; Costantino (Simone Giacinti) gestisce un ristorante assieme al fratello ed è ovviamente tifoso della "Magica" (Roma); Liubotchka (Alessandra De Pascalis) è una odontotecnica russa, in Italia riesce a fare solo la badante ed è - ovviamente - affetta di una forma di razzismo al contrario, frutto delle tante porte sbattute in faccia che il Bel Paese spesso (troppo spesso) riserva a chi è meno fortunato; infine Alfonso (Fabrizio Catarci), un probabile affetto da sindrome di Asperger, che ricorda alcune figure sceniche già descritte al cinema (il Raymond interpretato da Dustin Hoffman in "Rain Man" di Barry Levinson) o in televisione (il Detective Monk interpretato da Tony Shalhoub).

costantino e liubotchka

La prima parte dello spettacolo è pervasa principalmente (volutamente) da una vena comica. I personaggi appaiono più macchiettistici, definiti da un modo di essere e di parlare che genera spesso ilarità. Sono cristallizzati in ruoli che li vincolano, privandoli della possibilità di esprimere a pieno se stessi e la loro personalità. La professoressa è spesso definita “pedissequa”, priva di una sua originalità sia come persona che come docente. Tecla appare come una persona forte, ma distaccata che si lascia scivolare addosso ogni cosa con una bella alzata di spalle e una battuta. Alfonso è chiuso nel suo mondo stereotipato e ripetitivo senza riuscire a mettere a frutto le sue capacità intellettive. Sharon è invece definita “qualunquista”, senza spessore e senza una sua identità. Liubotchka è intrappolata nel suo ruolo di immigrata dell’est, aggressiva con tutto e con tutti, in perenne difesa della sua dignità e delle sua capacità. Costantino invece è il classico ragazzone gioviale e divertente, ma allergico agli impegni e alle responsabilità.

che classe

Nel secondo atto il registro autoriale cambia, è il momento della lotta, degli impegni, delle prese di posizione. I personaggi assumono uno spessore diverso, si mettono a nudo, gettano nel cestino della carta straccia i ruoli stereotipati e lasciano emergere il disagio, derivante - per tutti - da difficili rapporti affettivi e familiari (la madre ingombrante e incombente, il fidanzato aggressivo e violento, un fratello maggiore che fa ombra, un marito che non si ama più, ma che è diventato solo un ramo sicuro a cui appendersi) o addirittura la mancanza di ogni tipo di rapporto (che porta a legarsi a un barattolo di formiche grige del Sahara).

che classe

Queste difficoltà, questi dolori profondi danno un valore nuovo e un significato diverso ai loro gesti e alle loro parole. Il riso lascia spesso il passo all'emozione, lo spettatore partecipa dei drammi che contraddistinguono la vita di ogni personaggio, perché li sente vicini a sé, parte della quotidianità di ognuno di noi. I momenti più toccanti sono accompagnati dal silenzio della platea (abbiamo assistito al debutto assoluto al Teatro Bianconi di Carbognano, in provincia di Viterbo) e da sommessi commenti partecipativi di quello che gli attori stanno raccontando. L'attenta regia di Marco Simeoli "gioca" con piccole e significative particolarità che arricchiscono il già pregevole racconto. Si sfrutta tutto il calpestabile della sala teatrale, movimentando l’azione scenica e simbolicamente restituendo visivamente la complessità della vita, nella simultaneità delle situazioni. Gli spazi assumono una valenza emozionale che spinge all’empatia e non sono solamente asserviti all'efficienza del racconto.

tecla e nora

Nella fase finale i personaggi prendono piena e definitiva coscienza della loro situazione e questo li porta a cercare un riscatto, tentare il recupero della propria dignità e della desiderata libertà di essere se stessi. Ma saranno poi in grado di mettere a buon frutto questa libertà acquisita? Sapranno tutti realmente riscattarsi? Alcuni lo faranno totalmente, altri parzialmente, altri invece ricadranno nei meccanismi passati. Ma tutto questo va analizzato e commentato, come scriviamo sempre, a Teatro.

ringraziamenti finali

Consigliamo, in conclusione, a tutti i nostri lettori di prenotare una poltrona per la prima serata disponibile e la prima sala disponibile - lo spettacolo è in tournée nella stagione 2017/2018, ma speriamo lo sia anche dopo - per assistere a questa forma di intelligente e delicato racconto dove viene chiaramente dimostrato (cit. Federico Garcia Lorca) che "il teatro è poesia che esce da un libro per farsi umana" .

(articolo di Loredana Di Donato / foto di Luciano Lattanzi - tutti i diritti riservati)

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