media & sipario - B.A.R.: dal tavolo di un caffè al tavolato del palcoscenico, passando per una webserie

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B.A.R.: dal tavolo di un caffè al tavolato del palcoscenico, passando per una webserie

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Dopo il fenomeno "virale" della webserie B.A.R. - in "onda" online periodicamente - Bruno, Andrea e Roberto si spostano dal tavolino del locale di Fabrizio al tavolato del palcoscenico

RECENSIONE - Inizialmente c'è stato il "mitico" Bar Sport di Stefano Benni (1976): un piccolo mondo dentro il quale l'autore era riuscito a descrivere minuziosamente, attraverso il gusto della battuta, dell'invenzione e con una comicità mai volgare, tutta una serie di personaggi che "gravitavano" nei bar (e che forse ancora esistono) e dove ognuno era attore e spettatore. Poi c'è stato il Camera Café (dal 2003 al 2017) di imprinting televisivo, nel quale la pausa caffè, ripresa attraverso una telecamera posizionata sopra il distributore bevande, dava la possibilità di "spiare" le dinamiche che si creavano dentro e fuori il luogo di lavoro. Poi è arrivata la serie B.A.R. (2017) che, giocando sulle iniziali dei protagonisti Bruno (Eugenio Maria Bortolini), Andrea (Andrea Santonastaso) e Roberto (Lorenzo Ansaloni) e sul luogo nel quale si svolge, è riuscita, in un modo nuovo e divertente, ad unire la visione ironica di Benni alla tecnologia di Camera Café per "sbarcare" sul web e diventare "virale".

lorenzo ansaloni

Infine è arrivato B.A.R., lo spettacolo (2018) - che abbiamo applaudito al suo debutto al Teatro Cantelli di Vignola - con l'aggiunta, ai tre amici, di Alessandro Migliucci: un po' per non disattendere la strofa della nota canzone di Gino Paoli (Eravamo quattro amici al bar...), un po' perché come i personaggi di Pirandello, Bruno, Andrea e Roberto erano alla ricerca di un Autore, per sfidare la sorte di trasportare il tavolino del bar dentro un teatro, per la passione che unisce i tre - pardon! - i quattro, appunto, al palcoscenico.

i tre protagonisti

Il risultato di questa sfida sono 70 minuti di puro divertimento che raccontano, in un modo surreale e nel contempo estremamente reale, la genesi della webserie o meglio, cercano di spiegare la comparsa della piccola telecamera collegata "online" sul tavolo del bar di Fabrizio che i tre amici frequentano. Il "futuro", come spiega spesso, ad uno stralunato e sempre in ritardo Roberto, il cinico Bruno, aiutato dal puntiglioso Andrea che specifica come quel piccolo marchingegno sia una strategia di webmarketing attraverso il quale Fabrizio sarà riconosciuto anche dal fantomatico amico di Vancouver.

eugenio maria bortolini

Sul palco, fin dalle prime battute, si percepisce come la complicità tra i tre protagonisti vada ben oltre quella sul palcoscenico, in un crescendo di situazioni esilaranti ed estremante surreali, pur risultando estremamente credibili sia nella recitazione che nella drammaturgia: chi di noi, seduto al tavolino di un bar con i propri amici, non è partito da un argomento arrivando completamente ad un altro? e senza ricordare da dove era iniziata la discussione.

b.a.r. lo spettacolo

Bortolini, Ansaloni e Santonastaso - la cui bravura abbiamo già potuto apprezzare in diverse occasioni - travolgono il pubblico come un fiume in piena, facendo apparire dal nulla situazioni, immagini, episodi, che riescono comunque a concatenarsi in un filo logico e in una trama ben definita: con parole e gestualità dipingono sul palco una trasposizione del Bar Sport di Benni che non è più "quel" Bar Sport, ma che ne è comunque figlio, per comicità e semplicità, ma senza banalità.

andrea santonastaso

Al tavolino, in attesa di Fabrizio, il grande protagonista fisicamente assente (che si paleserà come deus ex machina), si legge il giornale o si consulta il tablet, si ordina una sambuca con la mosca o un caffè, che, come diceva De Crescenzo, è la scusa per dire ad un amico che gli vuoi bene o per prenderlo in giro, come farebbe Bruno. I tre amici si divertono, parlano, discutono, "giocano" da adulti come farebbero tre bambini in un parco giochi, inventando o "raccontando" storie. Loro si divertono e il pubblico molto di più.

b.a.r. lo spettacolo

Immaginiamo, infine il grande lavoro di Alessandro Migliucci per riuscire nel difficile compito di arginare le tre personalità "ingombranti" dei singoli attori, talmente a proprio agio nei rispettivi personaggi, da rischiare di travalicarli (chissà cosa ne scriverebbe Pirandello!). In una scenografia essenziale - due tavolini, qualche sedia, uno scaffale con dei liquori, un televisore, l'insegna - si svolge una storia nella quale lo spettatore assapora la battuta, l'invenzione ed esce dal teatro con un buon gusto "in bocca", un po' come se uscisse dal bar, con sulle labbra il sapore di un caffè fatto ad arte.

(articolo e foto di Beatrice Ceci - riproduzione non consentita)

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