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I Primi! (dei non eletti) sono i Primi (ad essere applauditi), ma in Teatro

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Il Teatro Trastevere di Roma si conferma, nelle vesti di produttore, ancora una volta (e ancora senza nessun bisogno) come una delle "case" più accoglienti per la drammaturgia contemporanea, sia in debutto che in replica

RECENSIONE - Andare a teatro non significa solo ridere. Andare a teatro non significa solo riflettere. Andare a teatro significa anche assistere a spettacoli che assomigliano ad un libro con la sovracopertina: sotto una immagine dai colori vivi e dalla carta patinata si scopre una realtà a volte più grigia, "mono-tono", ma sicuramente più attinente alla vita di tutti i giorni. Divertente e riflessiva allo stesso tempo.

di somma - marciante

E' quello che succede assistendo a Primi! (dei non eletti), il testo di Adriano Bennicelli (vedi Ti posso spiegare, o almeno a teatro ci si può sempre provare) che l'autore e regista ha sapientemente cucito - con abilissimo e sottile ago narrativo, tanto filo scenico e mano ferma - mettendo assieme quattro suoi diversi monologhi, i primi tra i "non messi in scena", che hanno partecipato a diversi contest teatrali, ma non per questo meno degni della rappresentazione, anzi! Una sorta di recupero teatrale del giorno dopo che acquisisce, però, una dignità piena e convincente.

calciatori

La tensione e attenzione comica che costituiscono la parte preponderante del racconto lasciano il posto - pur rimanendo centrali e assoluto strumento di sdrammatizzazione - ad uno schiaffo di gelida realtà, sferrato quasi a tradimento in pieno viso allo spettatore (e a noi che eravamo tra questi). Sapientemente viene alternato il riso e la melanconia, con spruzzate continue dell'uno o dell'altro, ma "se uno dei due s'attarda, l'altro aspetta. Per continuare assieme il lungo viaggio"  teatrale.

giancarlo porcari

I quattro protagonisti della pièce sono i primi tra i non eletti, rispondono a quella categoria di persone che deve sperare che "qualcun altro" rinunci sempre a qualcosa, perché loro possano provare a subentrare, senza ovviamente nessuna certezza di riuscire. Con una precarietà di esistenza e incertezza globale alla quale oramai sono tutti assuefatti, al punto che non desta più nessuna forma di allarme. "E' così, funziona così!" è la frase che maggiormente ricorre e che denuncia pienamente una forma di abbandono, di rinuncia ad ogni genere di speranza, di resa totale.

un momento dello spettacolo

Scenografia minimalista, ben delineata e molto efficace, anche questa riutilizzabile. Camicie (appartenenti allo stesso regista!) e cravatte come status quo, bottiglie di plastica senza etichetta per l'omologazione alla quale ci costringe il consumismo, nel paradosso di darci più scelta che è però orientata e persuasiva. Giochi di luce che accendono o spengono le speranze dei quattro protagonisti, uomini soli costretti a correre da un sentimento ad un altro, nel tentativo di "fermare" ciò che stanno subendo.

giancarlo porcari

C'è Damiano (Giancarlo Porcari), che come unica occupazione ha quella di cercarne una, inframezzando la ricerca con bislacchi corsi di formazione e riassumendo in un'unica frase il paradosso kafkiano di tanti annunci lavorativi: "Si chiede esperienza, ma nessuno mi assume per farmela. Allora cosa posso offrire al suo posto?". Alla domanda ovviamente non c'è risposta, come non c'è lavoro per il quasi quarantacinquenne con figlia a carico che si ostina a vagare da un colloquio ad un altro, dove - costantemente - "gli faranno sapere". Damiano passa così da un "recruiter" ad un altro, accolto sempre dalla stessa gelida indifferenza.

ermenegildo marciante

C'è il mediano (Ermenegildo Marciante), che purtroppo non è quello cantato da Ligabue (o l'altro ancora più celebre della "leva calcistica della classe '68" di Francesco De Gregori), ma si avvicina ad uno dei tanti "rifiutati" dal mondo del calcio (o dello spettacolo), dove nessuno viene a darti una pacca sulla spalla se sbagli un tiro in porta. Un atleta non eccelso che non merita nemmeno la "cornice" delle figurine, ma non per questo deve forzatamente non essere rispettato come essere umano. Il riferimento alla tragedia di cronaca è sottile e garbato, ma evidente.

tra gli scaffali del supermercato

C'è l'uomo medio (Alessandro Di Somma) che assurdamente perde l'orientamento e il libero arbitrio, a causa della scelta impossibile davanti al bombardamento pubblicitario dei prodotti commerciali del supermercato, e che - per ritornare ad essere una voce ascoltata - non riesce a trovare altra soluzione che diventare...

marco zordan

C'è il 35enne (Marco Zordan), che decide di fare tutte quelle cose che non sa fare o che non ha fatto, il tutto in sole 24 ore. E' il personaggio più amaro e sensibile, quello cui è affidato il primo cambio di registro del testo, quello accolto con risate alla presentazione della "corte dei miracoli" che compone il suo condominio - perché nella vita non si può non andare almeno una volta ad una riunione di condominio - ma è anche quello che... andatelo a scoprire a Teatro e poi offriteci un caffè per ringraziarci del consiglio.

condomini

C'è, fondamentalmente, un autore/regista che sa perfettamente come si gestiscono, contemporaneamente, la risata e la riflessione e ci sono quattro attori che sanno veramente fare il loro mestiere. Entrano in parte subito e restituiscono a tutti noi il piacere del racconto emozionante e coinvolgente. Infine c'è un pubblico composto da persone che si saranno riconosciute nella realtà rappresentata e che saranno andate a casa riflettendo su loro stessi e sulle persone che hanno accanto. La bellezza del testo è piena, l'intreccio delle storie fluido e ben strutturato, rimane solo la voglia di assistere, in un secondo momento, ai 4 monologhi in forma separata, una mera curiosità semplicemente per apprezzare ancora di più il lavoro passionale che si nasconde dietro una rappresentazione teatrale come questa.

cast artistico

C'è il piacere, da parte nostra, di aver assistito ad un tragicomico racconto che ancora una volta ha tutti quei significati che spingono lo spettatore sera dopo sera ad entrare in una sala teatrale e vivere, per circa 80 minuti, le emozioni che degli Artisti si sono impegnati (con successo) a trasmetterci e per le quali ancora una volta ringraziamo, avendo ricevuto molto di più di quanto abbiamo dato. Loro saranno anche i primi dei non eletti, ma noi vogliamo essere i primi ad applaudirli, e continuare a farlo. 

Cast artistico: Ermenegildo Marciante, Marco Zordan, Giancarlo Porcari, Alessandro Di Somma. Testo e regia: Adriano Bennicelli. Produzione: Teatro Trastevere di Roma.

(articolo di Beatrice Ceci / foto di Luciano Lattanzi - tutti i diritti riservati)

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