media & sipario - I Primi (dei non eletti) saranno i Primi (ad essere applauditi), ma in Teatro

Questo sito utilizza cookies per facilitare la navigazione dei suoi utenti. Premendo il pulsante OK l'utente ne accetta l'utilizzo sul device

Sidebar

SPETTACOLI CONSIGLIATI

22
Wed, Nov

I Primi (dei non eletti) saranno i Primi (ad essere applauditi), ma in Teatro

Strumenti
Carattere

Il Teatro Trastevere di Roma si conferma, ancora una volta (e ancora senza nessun bisogno) come una delle "case" più accoglienti per la drammaturgia contemporanea della Capitale

RECENSIONE - Andare a teatro non significa solo ridere. Andare a teatro non significa solo riflettere. Andare a teatro significa anche assistere a spettacoli che assomigliano ad un libro con la sovracopertina: sotto una immagine dai colori vivi e dalla carta patinata si scopre una realtà a volte più grigia, "mono-tono", ma sicuramente più attinente alla vita di tutti i giorni. 

di somma - marciante

E' quello che succede assistendo a Primi (dei non eletti), il testo di Adriano Bennicelli (vedi Ti posso spiegare, o almeno a teatro ci si può sempre provare) che l'autore e regista ha sapientemente cucito - abilissimo e sottile ago narrativo, tanto filo scenico e mano ferma - mettendo assieme quattro suoi diversi monologhi, i primi tra i "non messi in scena", ma non per questo meno degni della rappresentazione, anzi!

calciatori

La tensione e attenzione comica che costituiscono la parte preponderante del racconto lasciano il posto - pur rimanendo centrali e assoluto strumento di sdrammatizzazione - ad uno schiaffo di gelida realtà, sferrato, improvvisamente, quasi a tradimento,  in pieno viso allo spettatore (e a noi che eravamo tra questi).

giancarlo porcari

I quattro protagonisti sono i primi tra i non eletti, rispondono a quella categoria di persone che deve sperare che "qualcun altro" rinunci sempre a qualcosa, perché loro possano provare a subentrare, senza ovviamente nessuna certezza di riuscire. Con una precarietà di esistenza e incertezza globale alla quale oramai sono tutti assuefatti, al punto che non desta più nessuna forma di allarme. "E' così, funziona così!" è la frase che maggiormente ricorre e che denuncia pienamente una forma di abbandono, di rinuncia ad ogni genere di speranza, di resa totale.

un momento dello spettacolo

Scenografia minimalista, ben delineata e molto efficace. Camicie e cravatte come status quo, bottiglie di plastica senza etichetta per omologazione alla quale ci costringe il consumismo, nel paradosso di darci più scelta che è però orientata e persuasiva.

giancarlo porcari

C'è Damiano (Giancarlo Porcari), che come unica occupazione ha quella di cercarne una, inframezzando la ricerca con bislacchi corsi di formazione e riassumendo in un'unica frase il paradosso kafkiano di tanti annunci lavorativi: "Si chiede esperienza, ma nessuno mi assume per farmela. Allora cosa posso offrire al suo posto?". Alla domanda ovviamente non c'è risposta, come non c'è lavoro per il quasi quarantacinquenne  con figlia a carico che si ostina a vagare da un colloquio ad un altro. Da un "recruiter" ad un altro, con la stessa gelida indifferenza.

ermenegildo marciante

C'è il mediano (Ermegildo Marciante), che purtroppo non è quello cantato da Ligabue (o l'altro ancora più celebre della "leva calcistica della classe '68" di Francesco De Gregori), ma si avvicina ad uno dei tanti "rifiutati" dal mondo del calcio (o dello spettacolo), dove nessuno viene a darti una pacca sulla spalla se sbagli un tiro in porta. Un atleta non eccelso che non merita nemmeno la cornice delle figurine, ma non per questo deve forzatamente non essere rispettato come essere umano. Il riferimento alla tragedia di cronaca è sottile e garbato, ma evidente.

alessandro di somma

C'è l'uomo medio (Alessandro Di Somma) che assurdamente perde l'orientamento e il libero arbitrio, a causa della scelta impossibile davanti al bombardamento pubblicitario dei prodotti commerciali del supermercato, e che - per ritornare ad essere una voce ascoltata - non riesce a trovare un'altra soluzione che diventare...

marco zordan

C'è il 35enne (Marco Zordan), che decide di fare tutte quelle cose che non sa fare o che non ha fatto, il tutto in sole 24 ore. E' il personaggio più amaro e sensibile, quello cui è affidato il primo cambio di registro del testo, quello accolto con risate alla presentazione della "corte dei miracoli" che compone i condomini - perché nella vita non si può non andare almeno una volta ad una riunione di condominio - ma è anche quello che... andatelo a scoprire a Teatro e poi offriteci un caffè per ringraziarci del consiglio.

condomini

C'è, fondamentalmente, un autore/regista che sa perfettamente come si gestiscono, contemporaneamente, la risata e la riflessione e ci sono quattro attori che sanno veramente fare il loro mestiere. Entrano in parte subito e restituiscono a tutti noi il piacere del racconto emozionante e coinvolgente. Infine c'è un pubblico composto da persone che si saranno riconosciute nella realtà rappresentata e che saranno andate a casa riflettendo su se stesse e sulle persone accanto a loro.

cast artistico

C'è il piacere, da parte nostra, di aver assistito ad un tragicomico racconto che ancora una volta ha tutti quei significati che ci portano sera dopo sera ad entrare in una sala teatrale e vivere, per circa 80 minuti, le emozioni che degli Artisti si sono impegnati (con successo) a trasmetterci e per le quali ancora una volta ringraziamo. Loro saranno anche i primi dei non eletti, ma noi siamo i primi ad applaudirli.

(articolo di Beatrice Ceci / foto di Luciano Lattanzi - tutti i diritti riservati)

CHI E' DI SCENA TEATRALE