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A Teatro si "mangia" Bedda Maki! Una commedia che “sazia” anche i palati più difficili

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Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghja nu bastuni e tira fori li denti. Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghja nu bastuni e tira fori li denti. Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghja nu bastuni e tira fori li denti.

RECENSIONE - "Bedda Maki - Come resushitare il ristorante e vivere felici" di Chiara Boscaro e Marco Di Stefano strizza l'occhio al celebre "Ratatouille" disneyano e gioca con la grande passione (e tormentone televisivo) degli italiani per la cucina, tradizionale o etnica che sia. La commedia, molto divertente, approda nei teatri (l'abbiamo applaudita al Sala Argentia di Gorgonzola, bella ed accogliente struttura alle porte di Milano) per aver vinto - meritatamente - la quarta edizione del concorso "Una commedia in cerca di autori". (vedi Il capo dei miei sogni, se sono teatrali, riceve gli applausi

Nel cuore della città di Milano è collocato, oramai da parecchi anni, il ristorante “La tonnara di Toni”. Tipica per le sue specialità siciliane come la succulente parmigiana di melanzane, rigorosamente fritte e non grigliate, come ci tiene a precisare il proprietario Toni (Franco Mirabella), di origine siciliana oramai da 30 anni stanziato al nord. Nonostante la sua passione e le prelibatezze che si possono assaporare, la situazione economica del ristorante è critica: occorre al più è presto risanare i debiti o non resterà altra soluzione che chiudere. 

Per giunta vi è un altro problema da risolvere: il rapporto tra Toni e il figlio Calogero (Lorenzo Parrotto), giovane studente universitario abituato a condurre una vita agiata al di là delle sue possibilità. Il ragazzo è stato cresciuto dal padre senza la presenza della madre che stanca di cassatine e cannoli ha preferito fuggire tra le braccia del commercialista (bedda matrii!!). 

Totalmente avvolto dall'atmosfera universitaria, tra architetti e designer, Calogero rinnega le sue origini, la sua terra e pure la sua cucina, considerati troppo “cheap” per l’ambiente che lo circonda. Anche con la stessa fidanzata (Roberta Azzarone) si celebra di un passato che non esiste, nella sua fantasia Calogero è figlio di un famoso architetto e non di un artista degli arancini (se lo sapesse il commissario Montalbano lo arresterebbe subito!). 

Anche la cameriera Maria (Caterina Gramaglia) è consapevole della necessità di un veloce cambiamento, sia per non perdere il lavoro, sia per non doversi allontanare dall’amato Toni, per il quale nutre un sentimento ormai da troppo tempo taciuto.

Insieme i tre decidono di collaborare per far rinascere il ristorante, creando un mix tra la cucina tradizionale e la "fusion", che tanto impazza per le vie milanesi. I vecchi piatti vengono rivisitati grazie alla fantasia di Calogero e con il contributo dell’immancabile zibibbo. La portata principale diviene il “Bedda Maki” (è anche il nuovo nome del ristorante), un piatto di gustosi involtini di melanzane, rigorosamente fritte che ruba la scena alle alghe giapponesi.

Il locale è così pronto per l’apertura, ma per poter avere successo deve prima superare il giudizio di uno dei più influenti food blogger della zona (Arturo Scognamiglio). La cena si svolge con l’aiuto di Maria che è costretta a recitare la parte della proprietaria del locale, cercando di convincere il suo interlocutore sia delle sue origini siculo-giapponesi che del suo fantasioso passato.

Nulla però sembra filare liscio, basterà la bontà del Bedda Maki a convincere il critico e fargli scrivere una recensione positiva? Come un cuoco non svela completamente i segreti della sua cucina, così noi preferiamo che andiate ad assaggiare questo divertente piatto teatrale nella sua cucina (leggi sala) più opportuna, per respirarne tutte le atmosfere e i sapienti aromi diretti da Roberto Marafante.

Una commedia esilarante, in grado di “saziare” anche i palati più difficili, che si segue senza mai staccare gli occhi dal palco, al punto da essere infastiditi dalla necessaria interruzione tra il primo e secondo atto. Un bel testo che fa riflettere sul cambiamento "forzato" che spesso prende il posto della tradizione, considerata vecchia e fuori moda, perché come ricorda Calogero, riprendendo il pensiero del Gattopardo: “Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”. Cambiare quindi fa bene, è utile e spesso necessario, ma Toni ci insegna come sia anche importante non dimenticare le nostre origini, la nostra famiglia e i valori che ci sono stati insegnati e che costituiscono una parte di noi stessi. Diffondere la tradizione e mantenerla viva è un dovere che ognuno di noi dovrebbe portare avanti, affinché tutti possano beneficiarne. Come un buon piatto di melanzane, rigorosamente fritte e non grigliate.

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