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23
Sat, Sep

"Non aver paura" di aver paura, poi dal Teatro si esce sempre, forse

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"E' solo uno spettacolo" è il sottotitolo di questo divertimento teatrale dal taglio cinematografico - o il contrario, ma il risultato è lo stesso - al suo debutto in Italia, dopo il successo spagnolo

RECENSIONE - Lo spettacolo inizia appena si entra nel foyer del Teatro Ghione di Roma (dove lo abbiamo visto e dove è attualmente in scena). La prestigiosa sala romana si presta perfettamente alle necessità del racconto, con le luci volutamente basse e le prime soluzioni scenografiche non appena si supera il primo addetto "normale". Nell'entrare in sala si viene accolti da una particolare mascherina (a gas) che silenziosamente accompagna gli spettatori al proprio posto e si aggira (ma sono almeno in 4) "minacciosamente" per tutta la durata dello spettacolo.

compagnia sperelli

Perfette elementi di scena le "mascherine" contribuiscono ad alimentare la divertita tensione degli spettatori, prestandosi molto cortesemente per le foto di rito dei più impavidi, ma anche apparendo all'improvviso, davanti o dietro chi è seduto (qualche salto sulla sedia lo hanno fatto fare!), e dando così la prima giustificazione alla frase "Mai puoi sentirti al sicuro in un teatro, perché in realtà non conosci chi ti sta seduto dietro" (ma nemmeno davanti o di lato). Ovviamente luci, arredi e musica di sottofondo (eccellente la qualità audio) contribuiscono alla creazione dell'atmosfera necessaria che sarà poi fondamentale ed elemento imprescindibile di narrazione.

mascherina (a gas)

Buio totale in sala e si entra nel "vivo" dello spettacolo. Viene raccontata la "tragica" storia dell'incendio che, nel 1915, distrusse quello che allora si chiamava Cine Teatro Alce, dove persero la vita 23 persone, tra cui Ettore Sperelli, il direttore della compagnia, e la figlia di appena 6 anni, Violetta. Leggenda dice che alcuni resti, ritrovati durante i lavori di restauro e ricostruzione, siano stati - vista l'impossibilità di identificazione - mescolati al materiale di costruzione, per non giacere, altrimenti, in una fossa comune. La prima delle tante citazioni al cinema e letteratura di genere parte qui (ne abbiamo visto un riferimento a "Poltergeist" di Tobe Hooper, soggetto di Steven Spielberg).
Gianni Garko in scena è un perfetto maestro di cerimonie ("Creepshow" di George A. Romero, soggetto di Stephen King) e guida abilmente tutto il racconto scenico, una sorta di conferenza teatrale, articolata sulle varie differenziazioni della "paura".

gianni garko

Viene fatto un uso importante di proiezioni ed effetti che portano il teatro sempre più vicino all'opera cinematografica, con ovvio vantaggio per lo spettacolo in reale tridimensionalità, dove gli accadimenti sono ad un passo da chi vede. Immaginiamo (e qualcosa pensiamo di aver individuato) il divertimento di Franco Ferrini (solidissimo sceneggiatore - per Dario Argento, Michele Soavi, Lamberto Bava e altri - e autore dell'adattamento italiano dal testo spagnolo di Eduardo Aldan) nell'aggiungere del suo e citare anche proprie opere (ma è probabile, vista l'importanza, che siano anche già presenti nel format originale).

margherita sperelli

L'ambientazione affascina per la ricchezza, l'ambiguità e l'irrazionalità, è densa di sollecitazioni suggestive che contribuiscono alla realizzazione di un'atmosfera da sogno (o incubo?), irreale e misteriosa, che affascina e disorienta. Il tutto degno di un romanzo gotico di Edgar Allan Poe (o di una sua trasposizione cinematografica prodotta dalla Hammer Film ed interpretata, logicamente, da Vincent Price). E degne del grande scrittore sono le innumerevoli sollecitazioni delle angosce umane più profonde, usate per mettere a nudo le paure più nascoste di ognuno di noi, al contempo esorcizzandole con una sana divertita e liberatoria scossa di adrenalina. 

claudia genolini - gianni garko

Dei costrutti teatrali più tradizionali che sono in scena (affidati a Claudia Genolini, Luca Basile e Yaser Mohamed) diciamo veramente poco, anzi nulla, perché in questo specifico caso è ancora più importante godersi tutto lo spettacolo solo in teatro, divertendosi ad individuare le citazioni, se si ama questo "giochino", o più semplicemente facendosi condurre in un piacevole quanto diverso modo di fare drammaturgia teatrale, adatto a qualsiasi genere di pubblico, anche ai giovanissimi che ameranno essere parte integrante dello spettacolo. Perché la tensione crea sicuramente divertimento e risate. Il tutto ottimamente gestito con un perfetto e sicuro meccanismo scenico e tecnico.

luca basile - yaser mohamed

I 100 minuti di rappresentazione (il progetto artistico è di Gianluca Ramazzotti e la regia di Ricard Reguant) passano molto velocemente e all'accensione delle luci di sala (ma non troppa luce) il pubblico, prima di alzarsi, si guarda attorno con circospezione, le mascherine sono ovviamente scomparse e si guadagna l'uscita con tranquillità. Quando si è fuori dal Teatro si è finalmente più rilassati, ma non si sa mai: le mascherine - o altro - potrebbero essere intorno a noi! Gianni Garko nel congedarsi dagli spettatori ha infatti raccomandato, una volta tornati a casa, di chiudere bene porte e finestre, controllare negli armadi e guardare sotto il letto. Ma nessuno ammetterà mai di averlo fatto. 

(articolo di Loredana Di Donato e Luciano Lattanzi / foto di scena di Valerio Ziccanu Chessa - tutti i diritti riservati)

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