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Giancarlo Fares è Serafino Gubbio, ma entrambi sono "operatori" per Luigi Pirandello

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Immaginiamo una pellicola con protagonista Giancarlo Fares e con Serafino Gubbio come operatore alla macchina da presa. Ovviamente il regista non potrebbe che essere Luigi Pirandello, con un ipotetico passaggio dal Nobel all'Oscar

RECENSIONE - Che i testi di Luigi Pirandello si adattino perfettamente ad una versione filmata è sicuramente un'ovvietà, basta cercare su YouTube Questa è la vita per rendersi conto di come si possa perfettamente coniugare la grande Letteratura con il Cinema. In Teatro, poi, la nostra ovvietà si trasforma in pura "sciocchezza", considerando che - anche escludendo le più grandi e conosciute opere - i temi trattati dal Premio Nobel agrigentino si prestano ad identificare uno specifico settore artistico, dove sono pochi, e sempre loro, gli autori non solo presenti, ma necessari alla stessa sopravvivenza del mestiere dell'attore.

serafino gubbio operatore

Giancarlo Fares ha, di conseguenza, esplorato un Pirandello meno diffuso, portando in scena, in una piacevole e convincente forma di teatro di narrazione, una propria versione de “I quaderni di Serafino Gubbio, operatore”, aiutato in questa condivisibile operazione da Sara Greco Valerio per la regia, e da Daniele Romeo per le musiche originali. E' lo stesso compositore a eseguire le partiture - live - durante lo spettacolo, anche prestandosi come spalla "muta" al bisogno. Sulla scena ci sono solamente due sedie, un attore e un chitarrista, tutto quello che visivamente potrebbe mancare lo aggiungono parole e note.

giancarlo fares - daniele romeo

Il romanzo pirandelliano e lo spettacolo (scritto da G. Cardinali, G. Fares e S. Greco Valerio) analizzano il comportamento umano filtrato (poco) dalla lente di una macchina da presa a manovella, azionata da Serafino Gubbio, operatore del secolo scorso per la Kosmograph.

giancarlo fares

Soprannominato "si gira", il povero Serafino si trova sempre più infelicemente costretto nel ruolo di appendice umana (necessaria visto il periodo) di una macchina, diventando così paradossalmente il "motore" di un mezzo meccanico. Una forte sensazione critica, espressa dal suo autore, che viene amplificata dall'inserimento nel racconto di un violinista che è costretto ad "accompagnare un pianoforte automatico". La presa di posizione, vista a distanza di quasi un secolo (il romanzo è del 1925), suscita naturalmente la domanda "e se Pirandello fosse vissuto ai giorni nostri"? Domanda a cui ovviamente non è possibile dare nessuna risposta. Ma il Teatro non deve dare risposte, quanto fare domande.

chitarra

Quello che comunque si porta a casa, assistendo a "Serafino Gubbio Operatore" (che abbiamo visto al Teatro Francigena di Capranica, in provincia di Viterbo), è il costante piacere di entrare in una sala, sedersi ed assistere al mestiere dell'attore che facilmente, come in questo caso, si trasforma in mera arte. L'uomo sul palco non è semplicemente un interprete di testo altrui (per quanto sia nobile la nascita), su cui è stato piacevolmente innestato Fabrizio De André ("Bocca di rosa") e Trilussa ("Ninna nanna della guerra"), ma un portatore privilegiato di riflessioni che, differentemente dalla macchina da presa di Serafino, non entrano, ma escono.

ringraziamenti finali

Giancarlo Fares gira la manovella al contrario, come se "impugnasse" una "mitragliatrice di pensieri" e le riflessioni possono così raggiungere il pubblico, perché poi ogni spettatore sia libero di farne quello che più desidera, anche lasciarle nel foyer, in attesa che altri se ne impossessino e ne facciano un migliore uso. In attesa della prossima replica e del prossimo "chi è di scena".

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