media & sipario - La "Roma ore 11" del cinema va anche in teatro, ma sempre con "Mitipretese"

Questo sito utilizza cookies per facilitare la navigazione dei suoi utenti. Premendo il pulsante OK l'utente ne accetta l'utilizzo sul device

La "Roma ore 11" del cinema va anche in teatro, ma sempre con "Mitipretese"

Strumenti
Carattere

Il bellissimo film del 1952 di Giuseppe De Santis, manifesto del neorealismo italiano, si è spostato da tempo dalla pellicola alla sala teatrale, con la regia collettiva di Mitipretese

RECENSIONE - "Signorina giovane intelligente, volenterosissima, attiva conoscenza dattilografia, miti pretese, per primo impiego cercasi. Presentarsi in via Savoia 31, interno 5, lunedì ore 10-11". Questo trafiletto apparve nella pagina degli annunci economici del quotidiano romano "Il Messaggero", la domenica del 14 gennaio 1951. A seguito della sua pubblicazione si formò nella data e ora prefissate una lunga fila di circa 200 aspiranti impiegate, un eterogeneo collettivo di umanità, alla ricerca quasi disperata di un impiego, con una Nazione che ancora fatica a mettersi alle spalle le tante macerie della Seconda Guerra Mondiale. Per molte di queste ragazze, il miraggio del lavoro significa assicurarsi almeno un vero pasto al giorno e affrancarsi di una vita di stenti. La scala interna della palazzina non era però in grado di sostenere il peso delle 80 ragazze che si accalcavano per riuscire a sostenere il colloquio.

Il fatto di cronaca reale diventa, poco dopo, un lavoro per il giovane Elio Petri, giornalista alle prime armi, incaricato di raccogliere le informazioni necessarie per la stesura del film che poi Giuseppe De Santis avrebbe diretto, scrivendone anche soggetto e sceneggiatura, assieme a Cesare Zavattini, Basilio Franchina, Rodolfo Sonego e Gianni Puccini.

Il film del 1952 ricostruisce tutta la vicenda, compreso il crollo, i soccorsi, la permanenza in ospedale delle ragazze ferite (in totale 77 ferite e una deceduta) e le relative indagini. Propone una visione attenta e corale - come era possibile principalmente allora - mescolando le tante povere vite e le tante famiglie distrutte dalla necessità, con un andamento necessariamente e giustamente "rallentato" che nulla toglie al ritmo della vicenda, ma consente così, allo stesso momento, la riflessione e lo studio delle espressività attoriali. Un "non movimento" che si ritrova in molti celebrati esempi d'oltreoceano, come "14a ora" (1951) di Henry Hathaway, anche questo sviluppato su di un fatto realmente accaduto, o il teatrale "La parola ai giurati" (1957) di Sidney Lumet.

Da quello che Zavattini chiamava il "pedinamento" (la raccolta di informazioni da usare per la successiva scrittura), Elio Petri costruì invece un libro, dallo stesso titolo del film, "Roma ore 11" (è edito da Sellerio). "Ragazza per ragazza rintracciò le loro storie, delle loro famiglie, gli ambienti; registrò i gusti, le abitudini, i tic, le espressioni dei volti e gli atteggiamenti, le pose e lo stile dell'abbigliamento; sondò i sogni e le attese; decifrò l'idea di giustizia e di ingiustizia; ricostruì l'immagine del mondo. Scavandone, espressivamente, le psicologie", si legge nelle note della casa editrice ed è su questa struttura che si è basato il racconto teatrale messo in scena, vincitore nel 2007 del premio "ETI - gli Olimpici del Teatro" come migliore spettacolo di innovazione. 

LEGGI ANCHE: Per la “Classe operaia”, a teatro, sono “tempi moderni” 

Il testo di Elio Petri è "un'indagine sulla condizione femminile di allora e racconta un'Italia lontana e ingenua, eppure, sorprendentemente racconta anche l'Italia di oggi con le sue miserie, i suoi piccoli sogni, i suoi grandi problemi di lavoro". Ed è su questo aspetto che si concentra maggiormente la regia contemporanea (di 12 anni fa), mettendo al centro del proprio racconto il concetto di "lavoro", o meglio la sua mancanza e la contrapposizione, di allora come oggi, di chi è sotto con chi è sopra: "Ogni volta trovavo una che era arrivata prima di me".

Lo spettacolo teatrale - un atto unico di 90 minuti - si apre sfogliando le pagine di "Porta Portese" - famoso giornale di annunci di Roma - e dando lettura al pubblico della sala (visto al Teatro Vascello della Capitale) di alcune ricerche di "personale" ai limiti dell'assurdo. Annunci economici che troverebbero miglior collocazione in pagine di satira sociale, ce ne sono di celebri, ma non sappiamo quanto gli annunci siano veritieri o aggiustati alla bisogna. Questi letti in scena sono, invece, reali. Da qui si prosegue, in linea con quanto scritto da Petri, andando a "conoscere" le vicende personali di alcune delle disgraziate protagoniste. Si separa il racconto di una da quello dell'altra con canti popolari di lotta proletaria, una scelta scenica leggermente anacronistica, ovviamente se letta con la visione di oggi. Essenziale la scenografia: lenzuola stese ad asciugare, altro elemento caratterizzante dell'epoca. Molto brave le quattro attrici protagoniste (Manuela Mandracchia, Alvia Reale, Sandra Toffolatti, Mariángeles Torres). 

Segno di totale continuità tra il 1951 e il 2018, la mancanza di rispetto della lingua italiana. Ieri la romantica scritta sui muri: "Lisetta fa la more con Spartaco". Oggi l'uso nei social media di "xke" al posto del "perché" e le tante altre aberrazioni di un linguaggio che non è divenuto essenziale perché ispirato al neorealismo, ma solo ignorante delle regole grammaticali.

(articolo di Luciano Lattanzi - tutti i diritti riservati)

Protected by Copyscape

0
0
0
s2sdefault
eliseo.jpg