media & sipario - Avere così tanti dubbi al punto da "Farsi Fuori", ovviamente solo in teatro

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Avere così tanti dubbi al punto da "Farsi Fuori", ovviamente solo in teatro

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L'orologio biologico che ticchetta lo fa per tutti alla stessa velocità? Quando ticchetta per una single quarantenne lo fa più velocemente? A questi e altri interrogativi prova a rispondere "Farsi Fuori"

RECENSIONE - La pièce si apre con l'ingresso in scena, armata di cellulare, della sua protagonista (anche autrice e regista) che ammonisce sull'uso dello smartphone nella sala. Potrebbe interferire con la tecnologia (nascosta) della scena (due sedie un tavolo basso, frutta fresca vera e un pannello colorato sulla "prima parete" alle spalle). Le affermazioni di Luisa Merloni non devono poi essere così convincenti, visto che vengono accompagnate da sorrisi e garbate risate, ma lo è maggiormente la telefonata che riceve "in diretta" dall'elemento di disturbo per eccellenza di ogni ex-ragazza, anagraficamente parlando, italiana: la propria madre.

al telefono con la madre

Scopriamo così che la "mamma" suscita l'ammirazione incondizionata di tutte le amiche della figlia (probabilmente altre coetanee), perché a 55 anni ha deciso di prendersi un compagno di 10 anni più giovane. Ma il 45enne oggetto della conversazione evidentemente deve aver deciso diversamente, perché la madre ha chiamato la figlia - invertendo così i ruoli "istituzionali" - per chiedere un consiglio, che poi quasi sicuramente non verrà ascoltato. "Se una rompe le palle chiedendo, poi li deve seguire i consigli", è la lamentela, sempre in scena, che avanza Luisa, sempre al telefono. Lo spettacolo può a questo punto iniziare.

gabriele

Il buio in sala permette a Marco Quaglia di avvicinarsi al palcoscenico (del Teatro Caffeina di Viterbo), sorseggia da un bicchiere termico ed ha con sé un borsone sportivo. Parla con uno spiccato accento spagnolo. Raggiunge Luisa e si qualifica come Gabriele, "Comunque mi puoi chiamare Gabri", ed è qui per annunciare alla donna che sarà madre, lei che è "piena di grazia". L'analogia ricercata non è ovviamente quella fideistica, ma non riesce - o non vuole farlo - a competere con i tempi comici della più famosa "Annunciazione! Annunciazione!" de La Smorfia. Gabriele pone la malcapitata Luisa davanti ai tanti dubbi dell'esistenza al femminile, sempre contrapposta a uomini "inadatti", che sono tali, tanto per spezzare una lancia a favore (ma una sola!), anche perché si misurano con donne "inadatte".

gabriele e luisa

Il registro comico si sposta su flash di vissuti quotidiani (l'arcangelo assume qui più le sembianze del Clarence di Frank Capra), tutti piuttosto improbabili, quindi impietosamente veritieri, con coppie formate nell'arco di una serata che hanno la stessa possibilità di sopravvivenza della neve nel mese di aprile. Può capitare, ma si dissolve nell'arco di poche ore. Assistiamo così ad una sorta di dilatazione temporale delle vignette di Silvia Ziche, tra le poche in grado di presentare l'universo femminile nella contemporaneità, mettendo le proprie matite al servizio di una satira autentica e sempre garbata, ma soprattutto incisiva.

marco quaglia

Il racconto prosegue intervallato in "capitoli", annunciati dalla voce fuori campo di Alessandra di Lernia, cercando così di mantenere le atmosfere della cinematografia biblica, per poi tornare - in conclusione - sul consiglio, fintamente inascoltato dell'inizio spettacolo, quello di "strisciare", mettersi a tappetino di fronte alle difficoltà di un rapporto, che se fosse realmente stabile non avrebbe sicuramente bisogno di "strisciate" o da una parte o da un'altra.

luisa merloni

L'ottima prova attoriale di entrambi i protagonisti mantiene in corsa "Farsi Fuori" che non ha nella scrittura, a nostro opinabile giudizio, abbastanza forza per spingere l'acceleratore su uno dei molteplici aspetti "dubbistici" consegnati allo spettatore. Il personaggio della quarantenne, single e affetta delle nevrosi del nostro tempo, forse perché anche più volte affrontato da cinema e televisione, specialmente di oltre oceano (vedi come massimo esempio "Harry, ti presento Sally" di Rob Reiner, 1989. Ma anche le "casalinghe disperate" o, meglio ancora, "Sex and the City"), non riesce ad essere del tutto convincente, lasciandoci con dei dubbi irrisolti. E se fosse stato questo lo scopo? Il dubbio rimane e lo smartphone è oramai scarico.

(articolo e foto di Luciano Lattanzi - tutti i diritti riservati) 

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