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Mon, Dec

A Teatro "Non si butta via niente", men che meno applausi e risate

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“Anche i più poveri, che finalmente, per la prima volta nella storia erano i privilegiati e forse gli unici a potersi salvare, avevano accumulato una gran serie di cazzate inutili. Non c’era più speranza per nessuno” - Giorgio Gaber

RECENSIONE - Debutto nazionale all’insegna del sold out al Teatro Bianconi di Carbognano (in provincia di Viterbo) per il nuovo spettacolo di Marco Falaguasta, “Non si butta via niente”, scritto assieme a Giulia Ricciardi (vedi Parzialmente stremate nella vita, ma molto applaudite in Teatro) e Alessandro Mancini (vedi "30 senza lode" è il titolo della commedia, tanti e con molte lodi gli applausi), la regia è firmata da Tiziana Foschi. (vedi "Lettere di Oppio" è uno spettacolo stupefacente, oggi ancora di più)

falaguasta - fiorini

Un lungo monologo che prende spunto dall’immondizia depositata davanti al portone di casa, che un uomo osserva durante la passeggiata serale con il cane, da cui scaturisce una riflessione acuta, appena velata di un’ironia malinconica, sulla nostra società senza speranze. Sul palco è come se i pensieri a voce alta di Marco Falaguasta prendano improvvisamente vita, grazie alla presenza di Marco Fiorini, Valeria Nardilli e Claudia Campagnola (sostituita al debutto da Floriana Corlito), i quali, oltre a dare senso logico alla narrazione con una galleria di personaggi bislacchi, danno vita, in un curioso gioco di flash back e rimandi, alle riflessioni del protagonista.

marpiony

La scenografia essenziale evoca nell’immaginario dello spettatore una strada borghese dove s’erge un tranquillo condominio, la scena consueta di un uomo che ogni sera porta fuori il cane. In quel momento sono lontani i ritmi frenetici che segnano le giornate, l’uomo deve necessariamente adeguarsi alla povera bestiola che ha problemi di stitichezza. Rallentare per ritrovarsi in sintonia con i ritmi naturali dell’animale, permette al padrone di osservare il quartiere con occhi nuovi, gli dà l’occasione di cogliere in flagrante il condomino del sesto piano che butta mobili ed elettrodomestici, contribuendo ad aumentare il cumulo di immondizia davanti al portone. E gli permette d’incontrare una prostituta che colleziona aria nei barattoli di vetro.

al ristorante

Ogni incontro, ogni scoperta, porta l’uomo a interrogarsi sul senso profondo di ciò che vede, sull’insensatezza di certi comportamenti, sono pensieri personali che il protagonista condivide con il pubblico in platea. La quarta parete non esiste più, lo spettatore partecipa attivamente alle riflessioni dell’attore, le luci si accendono, Marco Falaguasta lascia il palco per dialogare con il pubblico. Si comincia a parlare proprio di immondizia, la raccolta differenziata è sicuramente la strada giusta per la salvaguardia del pianeta, ma quanto si stava meglio quando si stava peggio, quando dopo un pasto veloce potevi buttare tutto i resti nel secchione, senza dover perdere tempo per lavare i piatti di plastica, gettare i rimasugli di cibo nell’organico, dividere i tovaglioli di carta bianchi da quelli colorati. Alzi la mano chi almeno una volta non l’ha pensato?

marco falaguasta

“Ci vuole più tempo a buttare la monnezza che a preparare la cena”, il pubblico ride e annuisce, Falaguasta tira fuori dei fogli dove ha fotocopiato il glossario dell’Ama (l’azienda Municipalizzata di Roma per lo smaltimento dei rifiuti) e comincia a interrogare i presenti nella sala sul corretto utilizzo della differenziata. Dove si smaltiscono i capelli? E il pesce rosso morto nella boccia? E l’olio per la fritture che improvvisamente sembra diventato il principale responsabile di tutti i crimini contro l’ambiente? È un viaggio nei controsensi e nei paradossi della nostra società, che invece di migliorarci la vita tende a renderla tortuosa, fino alla resa con le catastrofiche conseguenze che vediamo in giro. Che poi la colpa è veramente del modo sbagliato in cui differenziamo? Siamo noi che ancora dobbiamo capire in quale contenitore smaltire la carta oleata? A giudicare dalle risposte del pubblico, non sembra, sono tutti molto preparati in materia. 

marpiony

E se la colpa fosse anche del nostro consumismo sfrenato? “Comprare è consolatorio, buttare è liberatorio”, suggerisce l’attore, siamo tutti consumatori passivi, siamo potenziali acquirenti adescati continuamente su più fronti. Oggi è possibile comprare oggetti inutili anche mentre siamo a letto nel pieno delirio della febbre, compriamo soggiogati dalle parole suadenti degli addetti alle vendite nei centri commerciali, compriamo come stregati dalle tecniche di persuasione dei rappresentati della Folletto.

valeria nardilli

Gli oggetti sostituiscono emozioni, leniscono frustrazioni, rassicurano fino a diventano indispensabili. Oggetti a cui abbiamo dato potere su di noi, così come profetizzato in un monologo di Giorgio Gaber che Marco Falaguasta adatta per lo spettacolo “Perché un pezzetto di Gaber deve esserci sempre in ciò che faccio”. E tutti gli oggetti inutili che compriamo sono destinati a finire in discarica, ad aumentare la quantità spropositata di rifiuti nelle nostre strade.

il telefono fisso

Raccontato così sembrerebbe uno spettacolo serioso, invece fa ridere tanto. Contrappone un passato recente con quello che siamo diventati oggi, senza retorica e senza nostalgia, è l’oggettiva realtà dei fatti che diventa materiale da commedia.
Siamo una generazione ipercinetica, la velocità con la quale viviamo, consumiamo oggetti e divoriamo notizie, non ha migliorato la nostra vita, l’ha semplicemente accelerata “ci hanno tolto l’attesa, il tempo del desiderio, il tempo del caffè che viene su, del pane che lievita”.

dal dottore

La qualità della nostra vita non è stata migliorata neppure dal livellamento delle informazioni, le troppe notizie a cui abbiamo accesso non ci hanno reso più colti, al contrario ci hanno reso saccenti, siamo sottoposti a un bombardamento di informazioni nozionistiche di qualsiasi genere che non siamo in grado di gestire. “Stiamo perdendo il rispetto per le professioni”. Ed eccolo riportato in scena quel concetto con il Marco ammalato che si confronta con il medico, interpretato da Marco Fiorini con il quale c’è un affiatamento perfetto. L’ammalato che guarda il medico come si faceva una volta, con rispetto reverenziale, con la paura di disturbare, con la certezza di non sapere e la fiducia grata in chi aveva studiato. E subito dopo la stessa scena viene trasportata ai giorni nostri, l’ammalato è completamente cambiato e pretende non solo di sapere di quale malattia soffre, ma decide anche la cura che lo specialista deve prescrivere, perché il medico non può più buggerare chi si informa su internet.

la prostituta

Sono situazioni, seppur paradossali, nelle quali ci riconosciamo, sono atteggiamenti che abbiamo o abbiamo avuto e questo fa ridere, ma vale davvero la pena aver perso la pazienza di aspettare? È davvero così piacevole essere tutti uguali e uniformati, dove l’unica diversità possibile la ritrovi in una prostituta che non ha paura di dichiarare cosa è, che si mostra per quello che appare, che è ancora capace di immaginare un mondo pulito portandosi dietro barattoli di vetro che contengono aria. In Teatro tutte le risposte.

(articolo di Stefania Ioime / foto di Luciano Lattanzi - tutti i diritti riservati)

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