media & sipario - "La Classe" è una lezione teatrale che tutti dovremmo ricevere, per stare meglio

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"La Classe" è una lezione teatrale che tutti dovremmo ricevere, per stare meglio

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Lo avevamo applaudito al debutto romano nel 2017, siamo tornati a farlo al Teatro Manlio di Magliano Sabina (in sold out!) con un nuovo allestimento. Le sensazioni che ci ha restituito sono state le stesse, anche amplificate

RECENSIONE - Ci troviamo in un "non-luogo", ispirato originariamente a Calais, ma avrebbe potuto essere anche altrove in Europa, dove coesiste una comunità in difficoltà di valori ed un centro di "accoglienza" per rifugiati, così grande e così lasciato a se stesso da essere chiamato lo "Zoo". I residenti, quelli che "pagano le tasse" e che hanno tutti i diritti per nascita, mal sopportano l'ingombrante presenza di quei disperati e ricorrono, giorno dopo giorno, ai classici luoghi comuni dei poveri contro i poveri, del noi contro voi, del "non è un mio problema la tua guerra", cui molta "disinformazione" e certa faziosità politica ci hanno abituati.

albert

In un contesto sociale così difficile il 38enne Albert (Andrea Paolotti) è al suo primo incarico in una scuola professionale nelle immediate prossimità dello zoo. Albert è anche un ex rifugiato, oltre ad essere, ora, un docente precario di storia. Dovrà, in 4 settimane a ridosso del Natale, far maturare i crediti necessari per il recupero di sei studenti sospesi per motivi disciplinari, si tratta di ragazzi molto difficili che però vanno promossi ad ogni costo, perché possano diplomarsi e togliersi di torno. "Non voglio bocciarli e ritrovarmeli qui anche il prossimo anno", è l'unico pensiero e l'esortazione del preside (Claudio Casadio). L'indifferenza, quando non disprezzo, per i ragazzi e la loro formazione sono un immediato motivo di attrito con la "mission" di educatore di Albert. Ma la soluzione è presto trovata: 4 settimane possono passare presto, basta stare attenti a far firmare il foglio presenza e piazzare i ragazzi davanti a dei documentari, in una brutta e sporca classe (la "bella" scenografia è di Alessandro Chiti), ovviamente senza riscaldamento. Le "lezioni" avvengono di pomeriggio e non si può sicuramente pretendere di accendere il riscaldamento solo per loro!

arianna e petra

Il disappunto di Albert si trasforma in aggressione fisica nel momento in cui i recalcitranti allievi sono tutti nella classe. Nicolas (Brenno Placido) è il capo branco, non parla ma urla, non chiede ma ordina, e minaccia, anche con il coltello. Ha la testa piena delle pericolose idee che fanatici adulti gli hanno inculcato (immediatamente evocativo delle stesse atmosfere di "American History X" di Tony Kaye). Si accompagna (non possiamo sicuramente definirli due fidanzatini) con Arianna (Valentina Carli), una bella ragazza dal trucco vistoso e dall'animo (apparentemente) vuoto, preoccupata solamente di poter fumare, seduta all'ultimo banco dell'aula. Gli altri quattro sembrano essere usciti da una barzelletta, li apostrofa Nicolas, perché Maisa (Cecilia D'Amico) è musulmana, Vasile (Edoardo Frullini) è uno "zingaro", Talib (Haroun Fall) è "negro" e Petra (Giulia Paoletti) è ebrea.

il preside e nicolas

Dopo un maldestro tentativo di coinvolgimento dei presenti da parte di Albert (non basta aver letto il "Giulio Cesare" per poter essere William Shakespeare!), che produce come risultato l'uscita anticipata di tutta la classe (solo dopo aver firmato il foglio delle presenze), l'impasse viene, momentaneamente, risolta con un bando europeo rivolto alle scuole superiori, tema "I giovani e gli adolescenti vittime dell’Olocausto". Talib ha fatto bene i suoi conti, la classe è composta di sole 6 persone e il premio è di 70.000 euro, meglio farlo loro che partecipare di mattina, con la classe molto più numerosa di cui il ragazzo fa parte. La vittoria è nelle loro mani, perché è venuto fortuitamente in possesso di un dossier segreto ed inedito che testimonia le torture cui sono stati sottoposti molti rifugiati. La classe, non Nicolas, si convince a partecipare, ma ci sono dei particolari che nessuno conosce e che, ovviamente, vanno scoperti a teatro.

maisa e talib

Sono molti i temi che il bellissimo ed ispirato testo di Vincenzo Manna "getta" contro le coscienze degli spettatori, in primis quella cattiva scuola dove l'unica legge che conta è quella di "non avere problemi". Una scuola che si è arresa di fronte all'indifferenza generale, che non si cura di cosa saranno i ragazzi una volta che ne saranno usciti, una scuola che conteggia solo le iscrizioni (perché rappresentano finanziamenti) e non le persone. Il secondo tema trattato è l'involuzione della società odierna, la rabbia disperata, violenta e insensata contro il diverso, per lingua, religione, fede calcistica, inclinazioni sessuali, e la lista potrebbe continuare molto a lungo. E' questa forma mentis da "leone da tastiera" che ha la più grande responsabilità del degrado urbano contemporaneo, è l'adulto "cattivo", che non si cura delle conseguenze di un gesto o di una parola, che genera l'adolescente "cattivo". Con il nuovo allestimento, sono stati limati circa 30 minuti ed un personaggio, si va leggermente a perdere il tema del "rifugiato" (ma il racconto ne ha guadagnato in fluidità), anche se il "dossier" moderno e il lontano-nella-memoria "Olocausto" sono macigni che fanno riflettere e capire cosa stiamo vivendo, almeno lo spettatore teatrale, da sempre un privilegiato culturale, ancora di più se ha la fortuna di assistere a questa pièce.

lettura del bando

Infine ci sono i ragazzi, le vittime di un mondo che non li ha voluti, che non li vuole perché dovrebbe poi occuparsene, che reagiscono con la violenza e la disperazione, perché solo questi stati d'animo conoscono, prima di "arrendersi" ed essere la parte consapevolmente perdente di un sistema che li ha messi alla porta dalla nascita. Se Nicolas pensa di voler "andare a prendere uno per uno i rifugiati" è solo perché così è stato cresciuto ed "educato", se tira fuori il coltello e sa solo urlare è perché da quando è nato a questo è stato abituato (suggeriamo la visione di "10 in amore", 1958, di George Seaton, specificatamente la scena in cui Doris Day legge il "compito" di Clark Gable). I tanti Nicolas che affollano prigioni o cimiteri sono il frutto di tanti "non" insegnanti, tanti "non" genitori, tanti e troppi "non" adulti, fortunatamente per noi tutti ci sono anche "alcuni" Albert a fare resistenza, anche se non sono più la maggioranza.

i ragazzi

"La Classe" è una difficile interpretazione da parte del cast artistico e una difficile direzione da parte del regista, vuoi per i tanti registri drammaturgici (abbiamo presentato solo i temi che abbiamo individuato, ma c'è ancora molto altro), vuoi perché bisogna calarsi in panni di adolescenti quando adolescenti non lo si è più. Tutto il cast è stato messo in grado di spogliarsi del proprio essere "attore" e di mettere in evidenza il personaggio, dare spazio solo al racconto e la conduzione ha impresso all'opera teatrale un taglio quasi cinematografico, che porta lo spettatore a non applaudire "durante", per non disturbarne lo svolgimento. L'applauso al termine è ancora più grande e testimonia quanto lo spettacolo possa imprimersi indelebilmente nelle menti di chi lo ha visto. Nelle nostre c'è e ci rimarrà sicuramente molto a lungo.

albert e arianna

LA CLASSE di Vincenzo Manna. Regia: Giuseppe Marini. Cast artistico: Claudio Casadio, Andrea Paolotti, Brenno Placido, Edoardo Frullini, Valentina Carli, Haroun Fall, Cecilia D'Amico, Giulia Paoletti. Scene: Alessandro Chiti. Musiche: Paolo Coletta. Costumi: Laura Fantuzzo. Disegno Luci: Javier Delle Monache. Produzione: Accademia Perduta Romagna Teatri, Goldenart Production, Società per Attori in collaborazione con Tecnè, Società Italiana di Riabilitazione Psicosociale, Phidia. Durata: 1 ora e 50 minuti con intervallo.

(recensione e foto di Luciano Lattanzi - riproduzione non consentita)

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