media & sipario - The Lion King, veramente difficile riuscire a "vedere" qualcosa di meglio

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The Lion King, veramente difficile riuscire a "vedere" qualcosa di meglio

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Il Lyceum Theatre di Londra, sala da 2.000 posti a pochi passi da Covent Garden, ospita stabilmente, dal 1999, The Lion King, uno dei colossi dell'intrattenimento disneyano. Un incredibile passaggio dal cartone al musical

RECENSIONE - Da queste parti è abbastanza normale stare in scena per decenni (vedi The Mousetrap), come è normale che i biglietti teatrali siano "abbastanza" costosi (malgrado quello che si possa pensare in Italia) e che il tutto esaurito sia la norma e mai l'eccezione. Non siamo quindi stupiti del doverci accomodare piuttosto in alto per assistere allo show, anche perché siamo in un periodo festivo e i teatri sono ancora più affollati del solito, vista la massiccia presenza di turisti. La nostra posizione è comunque centralissima e permette una visione perfetta e d'insieme del palco, soprattutto permette di apprezzare le tante soluzioni tecniche (piani motorizzati che appaiono e scompaiono, montagne e fili d'erba perfettamente sincronizzati con attori e ballerini) che fanno del Re Leone uno spettacolo veramente unico. Sotto il palco, ovviamente enorme, trovano posto (con un po' di sacrificio) l'ensemble e il direttore, mentre i due percussionisti, anima ritmica del musical, sono posizionati in alto su due palchetti contrapposti, ed è un vero piacere poterli guardare mentre suonano.

box office

L'apertura del primo atto è con gli "animali" che guadagnano la scena/savana per la presentazione di Simba, futuro erede di Mufasa e per questo odiato dal fratello del padre Scar. L'ingresso è così imponente e colorato (quasi una sorta di Aida, ma in versione Disney) da risultare veramente difficile pensare che si potrà vedere qualcosa di meglio in teatro, almeno per il momento. Il più coriaceo tra i mancanti di fantasia, il più acceso detrattore del musical (ma semplicemente perché come altri leoni, ma da tastiera, non sa di cosa si parla) non possono non farsi coinvolgere dalla bellezza, ricchezza, fantasia e colori espressi da costumi (della premiatissima, con massimo merito, Julie Taymor), scenografie (Richard Hudson) e luci (Donald Holder). Tutto lo spettacolo è un tripudio di idee che consentono al cartone animato di impossessarsi del palcoscenico, acquisire tridimensionalità e trasportare tutti gli spettatori, di ogni età, "magicamente" in Africa, tra deserto assolato e corsa impazzita di gnu, con il risultato di immergerci nella storia, che comunque è già nota e non riteniamo sia necessario ricordare ulteriormente.

la locandina

Di questa immensa (e costosa) favola piace innanzi tutto la realizzazione tecnica, non c'è nulla che non funzioni alla perfezione e che non contribuisca a rendere la visione completamente appagante, la resa dei due buffi Timon e Pumbaa è strabiliante, come è eccezionale l'abilità dei due attori/danzatori/cantanti che li animano, ma non che gli altri siano da meno, basta pensare al difficile movimento delle giraffe o degli elefanti, o alla resa drammaturgica delle iene. Ugualmente deliziosa, per l'inventiva, la macchina scenica che "simula" le gazzelle, in questo caso non è stato necessario spingersi avanti tecnologicamente, è stato sufficiente guardare intelligentemente al passato. (LEGGI ANCHE: Artes Mechanicae, quando il Teatro ha anche il fascino della sapienza artigiana)

lyceum theatre

Sembra impossibile che di fronte a tanta magnificenza l'aspetto più debole di un musical di così grande successo sia proprio la musica, per quanto eccellenti, le partiture - la firma è dello specialista Tim Rice per i testi, con Elton John per la musica, con aggiunte di Lebo M e di Mark Mancina - non hanno quella opulenza di altri temi che dal musical si sono poi trasformati stabilmente in hit, in questo Andrew Lloyd Webber riteniamo sia ancora uno dei maestri indiscussi, ma è veramente poca cosa, visto che si tratta di una percezione personale, anche probabilmente molto soggettiva, che si assottiglia velocemente, se messa a confronto con quello che "si vede", e si vede veramente tanto.

pannelli all'interno del teatro

In conclusione, se nell'appassionato borsino dei vostri musical è ancora mancante The Lion King, un passaggio dal West End, se vi trovate a Londra, riteniamo sia doveroso. Almeno una volta uno spettacolo del genere va visto, e non può essere fatto se non in queste condizioni. Dopotutto l'alternativa è Broadway, dove costa anche di più ed è anche più lontano.

(articolo di Luciano Lattanzi - riproduzione non consentita)

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