media & sipario - Ben Hur a Teatro, perché è necessario continuare a correre sulla biga della riflessione

Questo sito utilizza cookies per facilitare la navigazione dei suoi utenti. Premendo il pulsante OK l'utente ne accetta l'utilizzo sul device

Ben Hur a Teatro, perché è necessario continuare a correre sulla biga della riflessione

Strumenti
Carattere

Risate e riflessioni, dolcezza e crudeltà, accoglienza e razzismo, passato e presente: sono questi gli ingredienti della celebre pièce di Gianni Clementi, con la regia di Nicola Pistoia, finora in scena per più di 400 repliche

RECENSIONE – Anche se “rivisto” a distanza di anni, uno spettacolo - sostantivo riduttivo quando applicato a certe opere teatrali - come “Ben Hur” non smette di colpire ed affondare l'animo dello spettatore con battute taglienti quanto la lama di un coltello. La storia, uscita dalla tastiera “affilata” di un autore contemporaneo prolifico come Gianni Clementi, è vecchia come il mondo: due fratelli, la divorziata Maria (Elisabetta De Vito) e il separato Sergio (Nicola Pistoia) che “sbarcano il lunario” arrangiandosi ed intrecciando le privazioni del loro vivere quotidiano con quelle, ben più intense, del bielorusso Milan Stravinskij (Paolo Triestino).

sergio

Sergio è un ex stuntman che a causa di un infortunio sul lavoro - ... perché nel film di Spielberg, "Salvate il soldato Ryan", col cavolo che hanno pensato a salvà il povero Sergio!! - attende un risarcimento dalla casa di produzione americana da circa 13 anni. Lavora (si fa per dire) come "centurione per turisti" al Colosseo. Maria, tra la cottura di un sofficino ed una stiratura di panni, trascina uomini dentro un'improbabile chat erotica telefonica, quasi quanto trascina il proprio corpo e la propria vita per casa, indossando, in una contraddizione evidente, vestaglia di flanella e maglione. Alla loro porta bussa improvvisamente (mandato dall'amico "Zanzara" per aiutare Sergio nel suo "lavoro") Milan, un ingegnere bielorusso, ovviamente clandestino, in Italia da soli due giorni e con il disperato bisogno di lavorare. 

milan

Milan si rivela immediatamente dotato di uno spirito di adattamento ed umiltà che l'italiano medio ha ormai dimenticato o accantonato. Comincia quindi uno strano rapporto di sfruttamento dell'italiano sullo straniero, un atteggiamento sbilanciato che nel tempo si ammorbidisce, si trasforma in aiuto e sfiora l'affetto, alimentato, comunque, dagli introiti economici raddoppiati da quando Milan sostituisce Sergio nel lavoro. Il bielorusso pare instancabile e sorride sempre, cantando “Grazie Roma” e “Maja Ljubomaja” (La mia amata). Tutto procederebbe bene, se Milan non avesse un segreto, difficile da confessare, ma tutto da vedere (o rivedere) nella sala. Noi lo abbiamo rivisto, più recentemente, al Teatro Vittoria di Roma.

abbraccio tra sergio e milan

Anche a distanza di dieci anni dalla prima messa in scena, “Ben Hur” non delude lo spettatore, così come non deludono le interpretazioni dei suoi tre protagonisti. Si ride, grazie all'innata verve lunare che si riflette negli atteggiamenti indolenti di Sergio; si sorride, per le gaffe compiute da Milan nell'imparare l'italiano; si partecipa, ai sentimenti espressi anche fisionomicamente da Maria. I tre attori danno corpo e voce a fatti che purtroppo non sono così lontani dalla realtà, come siamo avvezzi nei testi scritti da Clementi. Il riferimento a Ben Hur, la cui corsa delle bighe appare spesso nella pièce, proiettata sullo sfondo, non è solo riferita al mezzo di trasporto, ma serpeggia in tutto lo spettacolo.

davanti alla tv

Lo "schiavo per antonomasia" è perfetto come parallelismo per definire Milan, colto e capace, che si riduce in servitù nei confronti di Sergio; il tradimento di Messala nei confronti dello stesso Ben Hur e della sua famiglia si riflette nell'ambiguo rapporto tra Maria e Milan, e la corazza da centurione è simbolicamente quella che ognuno di noi indossa nella vita, per cercare di ripararsi dal dolore, dalla sofferenza, dalla crisi ed è anche quella che indossiamo quando ci troviamo davanti a chi o cosa non conosciamo e che ci fa poi scivolare - senza ammetterlo - nel razzismo.

maria e sergio

Scenograficamente si ritrova una visione neo-realista nel disegno di luci che esprimono la "piattezza" della quotidianità, così come nella scelta dell'ambiente unico che rispecchia una qualunque casa di una qualunque periferia. Ampio il registro narrativo associato agli oggetti, come ad esempio alle sedie: nel primo atto sono tre, una diversa dall'altra e nel secondo uguali, comprate nel colosso svedese dell'arredamento, rosse come l'epilogo. Il lampadario ci riporta alla mente quello visto in "Sugo finto", con la stessa funzione, illuminando solo alcuni momenti della vita di Maria.

maria e milan

Il rapporto comicità-tragedia mantiene costantemente in equilibrio instabile lo spettatore tra la risata ed il gelo: emblematica la frase rivolta da Sergio a Milan in un momento insospettato della pièce, in cui le risate la fanno da padrone: "Ricordati che senza di me non sei nessuno, sei solo un ombra". Una coltellata senza preavviso, data a Milan ma anche agli spettatori, costretti a riflettere e - in alcuni casi - anche a vergognarsi di gesti apparentemente innocui e dallo scarso valore, quasi automatici e per questo ancora più gravi.

milan suona la chitarra

Come spesso accade, grazie alla drammaturgia contemporanea, si assiste ad una pièce in cui si ride e nel contempo si riflette (e ci si vergogna) sulle e delle piccolezze e meschinità che l'uomo è in grado di compiere. Meschinità che si estrinseca nella stessa trasformazione di Maria nel corso del racconto: prima in vestaglia e cardigan, dismessa, con i capelli raccolti, poi, mano a mano che apre il cuore allo sconosciuto, bella, con i capelli sciolti e lo sguardo illuminato, per poi ripiombare nella tristezza del cardigan... chissà, forse un'ulteriore corazza.

maria

BEN HUR di Gianni Clementi. Cast artistico: Paolo Triestino, Nicola Pistoia, Elisabetta De Vito. Regia: Nicola Pistoia. Scene: Francesco Montanaro. Costumi: Isabella Rizza. Disegno luci: Marco Laudando. Produzione: Diaghilev.

(articolo di Beatrice Ceci / foto di Luciano Lattanzi - riproduzione non consentita)

Protected by Copyscape

0
0
0
s2sdefault
caruso.jpg