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"Lettere di Oppio" è uno spettacolo stupefacente, oggi ancora di più

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Può capitare di entrare a teatro e - già assaporando il piacere di assistere (nuovamente) ad una bella rappresentazione - ci si trova di fronte ad un piccolo gioiello reso ancora più prezioso da un delicato e preciso riallestimento

RECENSIONE - Avevamo già avuto la fortuna di vedere e molto applaudire Lettere di Oppio, testo originale di Antonio Pisu, con la regia di Federico Tolardo, nel 2014. Anche allora ci aveva colpito per la grande particolarità del racconto, i tanti giochi scenici, la bellissima scena a tema "libro" di Tiziana Massaro, la perfetta ambientazione nella Londra Vittoriana (raccontata dalla lettura dei giornali di allora) e la costante qualità interpretativa dei due protagonisti: Tiziana Foschi, nei panni della apparentemente austera Signora Wellington, e Antonio Pisu, il maggiordomo Thomas con annessa pipa & oppiacei.

dorothy

Tutto questo insieme, teatralmente ineccepibile, aveva prodotto quello "stupefacente", in forma di aggettivo e ovviamente riferito allo spettacolo, inserito allora e confermato oggi, ancora con maggiore convinzione, nel nostro titolo.

thomas

Il riallestimento del 2017 - lo abbiamo appena rivisto al Teatro Bianconi di Carbognano (Viterbo) - è riuscito a conferire al racconto ancora più delicatezza, mantenendo ed ampliando il registro melanconico del rapporto tra i due personaggi, appena limando (ma senza che se ne senta la mancanza) il registro più comico. Il risultato è un atto unico che andrebbe "sorseggiato" in una serata autunnale con in mano uno cherry brandy e dopo la lettura di una poesia di T.S. Eliot (The love song di J. Alfred Prufrock), con nelle vicinanze un caminetto acceso: tutti elementi che qualsiasi teatro dovrebbe mettere a disposizione dei propri ospiti.

dorothy

Seconda guerra dell'oppio tra Regno Unito e Cina (avvenute realmente!). George Wellington, marito di Dorothy, è al fronte - lontano - e l'unico legame che ha con la moglie è costituito dalla lettera che il maggiordomo, tanto fedele quanto "fumato", consegna e legge periodicamente alla donna, lei sempre seduta e lui sempre in piedi, lasciandola poi a struggersi nelle pene d'amore, ritirandosi nella sua stanzetta, nell'ala riservata alla servitù.

thomas

Il trascorrere del tempo viene quindi scandito dal rito irrinunciabile della lettera dal fronte, ma succede che Thomas è costretto dalle circostanze (ma soprattutto dalla paura di perdere il comodo posto di lavoro) a prendersi delle libertà, prima con le lettere che arrivano (o arrivavano) dal fronte, poi anche con... Riteniamo inutile raccontare altro, se non quanto questo racconto teatrale sia assolutamente da vedere, anche da rivedere, come abbiamo fatto noi, per poter pienamente apprezzare anche i piccoli particolari di scena (i clack clock) e le espressioni arricchenti della scena che i due protagonisti seminano, nel loro muoversi tra le stanze della bella casa vittoriana dei signori Wellington.

thomas e dorothy

La cosa che più colpisce è di certo la struttura dell’opera, la rottura con le forme tradizionali e la ricerca di una forte sperimentazione che ci hanno ricordato - e molto - il "Vita e opinioni di Tristram Shandy, gentiluomo" di Laurence Sterne. Come nell'opera letteraria lo svolgimento lineare della trama è costantemente interrotto da digressioni che ora l’uno ora l’altro personaggio fanno, spesso rivolgendosi direttamente al pubblico, evidenziando un profondissimo gap fra quello che è il loro dire e il comportamento sociale e pubblico e quello che è invece il loro vero pensiero. Queste divagazioni sono sovente legate all'uso della lingua che qui, come nel romanzo inglese, non è punto d’incontro e comunicazione fra i personaggi, ma più spesso fonte di fraintendimenti e incomunicabilità. Simile al romanzo anche la contrapposizione fra la ritualità e il conformismo (l’ora del tè, il cambio di stagione) da una parte, e la realtà interiore dei personaggi, tutt'altro che composta e pervasa da una forte angoscia esistenziale.

dorothy e thomas

Lettere di Oppio ci accompagna in un’epoca affascinante del passato, parlandoci di una storia sempre attuale, narrata con un taglio moderno, che fa divertire, riflettere e appassionare. Un affresco delizioso, comico, commovente, intenso e smaccatamente intelligente, che racconta una bella "favola per adulti" in bilico tra sogno e realtà, tra desideri proibiti e manierismi, ricca di una struggente sensualità intellettiva che i due attori esaltano con grande ritmo e capacità espressive. Tiziana Foschi è straordinaria nell'alternare espressività da "cartone giapponese" a misurata e rigorosa vis melanconica, Antonio Pisu le è perfettamente accanto, con una piacevole e sempre puntuale alternanza di battute. I 70 minuti in scena sembrano scorrere in una manciata di secondi, lasciando alla fine alcuni dubbi che ogni spettatore può portare con sé, cercando risposte personali nel viaggio (breve o lungo poco importa) di ritorno a casa.

antonio pisu

Una vera chicca, l’esempio di come regia, scena, costumi, luci e musiche, sapientemente cuciti attorno un testo felicemente concepito e sviluppato, possano produrre una vera ed imperdibile magia teatrale. Cosa manca? Forse ancora l'applauso di tanto, tantissimo pubblico. Cercate di non fargli mancare il vostro: poi ci ringrazierete sicuramente per avervelo consigliato.

lettere di oppio

(recensione di Loredana Di Donato e Luciano Lattanzi / foto di Luciano Lattanzi - tutti i diritti riservati)

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