Lo chiamavano Jeeg Robot

E' possibile proporre una "superstoria" che non si svolga a New York, ma nella periferia romana?

A giudicare dal lavoro costruito da Gabriele Mainetti (regista), che abbiamo appena incontrato assieme a Ilenia Pastorelli (attrice) sembrerebbe proprio di sì.

Lo chiamavano Jeeg Robot è da poco uscito in sala, distribuito da Lucky Red, e sta incontrando un favore unanime del pubblico e qualche rimostranza, lieve, di parte della critica, ma anche Totò all'epoca non piacque, salvo essere rivalutato quando era oramai impossibile non doverne apprezzarne le doti artistiche). Al di là della piacevole conversazione con il regista, che comunque dimostra una solidissima preparazione cinematografica (ma anche un Nastro d'Argento e la nomination all'Oscar per il corto Tiger Boy), una forte attenzione per il pubblico e per quel mondo che oggi si definisce crossmediale, quello che colpisce - piacevolmente - nel Jeeg romano è la piacevole commistione di generi (e relativi omaggi e citazioni) che finora sembravano appannaggio contemporaneo solo di Quentin Tarantino.

Mainetti parte dal titolo, ispirandosi al "Trinità" di Enzo Barboni (per "Lo chiamavano"), ma transita anche dal "Léon" di Luc Besson, prima di accostarsi - in maniera più che degna - al tratteggio della periferia romana che si snoda dagli anni '60 di Pasolini, agli '80 e '90 del purtroppo scomparso Caligari, del quale condivide - ma utilizzandolo prima - anche un attore (Marinelli), per arrestarsi, almeno al momento, alla sua visione della criminalità del quartiere di Tor Bella Monaca.

Enzo Ceccotti (Claudio Santamaria) è appunto un piccolo delinquente romano che, nello stile dei "colleghi" Marvel, impatta contro dei bidoni radioattivi sommersi nel Tevere. Sopravvive (ma solo perché il bagno avviene in piscina, diversamente anche Superman avrebbe avuto qualche difficoltà, altro che la kryptonite) e si scopre dotato di superforza che ovviamente decide di impiegare a fin di male (ossia per commettere rapine). L'incontro con Alessia, una ragazza disadattata (interpretata da Ilenia Pastorelli), porta Enzo sulla "retta via" e lo fa scontrare con il "cattivissimo" Fabio lo Zingaro (Luca Marinelli), in un epico duello allo Stadio Olimpico, durante un altro scontro epico - stavolta calcistico - tra le due squadre della Capitale (che ci sia anche un riferimento a "Panico nello stadio" di Larry Peerce?).

Prima e dopo la visione del film (che consigliamo) l'incontro con il regista e l'attrice. I due hanno raccontato alcuni dei passi principali che hanno portato Jeeg nei cinema, compresa la tipica resistenza (tutta italiana) al voler investire su una idea non conforme ai soliti standard. Questo "coraggioso" atteggiamento ha portato Mainetti a produrre direttamente il proprio film, guadagnandone (guardando sempre il bicchiere mezzo pieno) la piena paternità delle scelte effettuate, ma anche un budget limitato con il quale - qui i superpoteri li ha avuti il regista - riuscire a far quadrare tutti i conti. Ad esempio, è stato concesso solo l'uso del nome e non dell'audio originale di Jeeg, la famosa "Corri ragazzo laggiù" è cantata (bene) dallo stesso Claudio Santamaria. Ci sarà un Jeeg 2? è stato chiesto. Dipende da come il film andrà nei botteghini, è stato risposto. A giudicare dagli applausi del pubblico è probabile di sì, Mainetti sta lavorando sul suo nuovo cattivo, anzi supercattivo.

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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