Lirica amica tra Italia e Corea

A lato di un progetto internazionale, abbiamo scambiato alcune impressioni con Francesco Ommassini

Francesco Ommassini
m&s - Francesco Ommassini

Ommassini ha 50 anni, è violinista, direttore d’orchestra e segretario artistico di Fondazione Arena di Verona. Ha partecipato nel novembre scorso a Milano al primo “Korea-Italy Opera Vision Forum” dedicato al progetto di interscambio culturale tra i protagonisti dell’opera italiana e coreana organizzato dal ministero della Cultura, Sport e Turismo della Corea del Sud e dalla Fondazione Coreana per lo Sviluppo degli scambi culturali internazionali nell’ambito del progetto “2024-2025 Anno degli Scambi culturali coreano-italiani”.

Cosa ci aspettiamo dal  Forum grazie a questa disponibilità tra i due Paesi?
Il 2025 è propizio a consolidare i rapporti musicali tra Italia e Corea, peraltro già testati  in precedenti occasioni. Pensiamo alla trasferta a Seoul di Fondazione Arena di Verona che l’anno scorso, in occasione dell’anno pucciniano, ha riproposto con grande successo nella capitale coreana ben otto recite di  Turandot nello storico allestimento di Zeffirelli. 

All’incontro di Milano erano inoltre presenti la direttrice dl Centro Opera dell’Università Nazionale Seoul (Seo Hye-yeon), il direttore del Daegu Opera House di Seoul (Kab-gun Chung),  il direttore  del Teatro Carlo Felice di Genova (Claudio Orazi), il direttore del Dipartimento di canto del Conservatorio Verdi di Milano (Demetrio Colaci) e il direttore artistico del Teatro di Bologna (Maria Gabriella d’Auria). Hanno anche partecipato il regista Paolo Panizza e i rappresentanti di alcune agenzie di management come Mattia Campetti, manager degli artisti Img Artists e Gunther Obwexer, direttore generale di Aliopera.

Italia e Corea due modi opposti di affrontare i problemi dell’opera lirica che risentono di storie e culture completamente diverse
In Italia i principali sostegni all’opera lirica vengono dal pubblico (Stato, Regioni, enti locali). In Corea non è così. Esistono solo finanziamenti privati e c’è un unico teatro di produzione il Daegu Opera Haus. In compenso il livello dei cantanti e musicisti è molto alto. Gli artisti una volta diplomati vengono spesso a perfezionarsi in Italia, considerata la patria della lirica a livello mondiale, dove acquisiscono maggiore professionalità. Poi ritornano nel loro Paese con basi più consolidate e si applicano in vari comparti, come l’insegnamento, la regia, la direzione di orchestra, il canto,  la scenografia ed altro. E’ un circolo virtuoso piuttosto efficace.

Dunque l’Italia è la mecca del canto lirico per la Corea
Praticamente sì. Lo è poiché i coreani hanno una innata predisposizione alla cultura latina e sono molto empatici con gli italiani. Tra gli artisti dei due Paesi si stringe subito un rapporto utile alla collaborazione e all’amicizia. Lo dimostrano le tante presenze di artisti asiatici nei cast teatrali. All’Arena di Verona, ne vengono ospitati numerosi nei vari ruoli d’opera. Ci sono anche apprezzate presenze  nei tanti concorsi lirici che vengono organizzati in ogni parte d’Italia. I coreani arrivano a queste selezioni con buona preparazione che consente loro di guadagnare posizioni di rilievo”.

Quali sono le tipologie di voci più diffuse tra giovani cantanti coreani?
Certamente quelle con tonalità più grave: baritoni, bassi e contralti. Ci sono comunque  ottime voci di soprano. Più difficile trovare i tenori, ma questa carenza è presente un po’ ovunque.

Cosa si sente di suggerire per consolidare questi rapporti?
Propongo di incoraggiare presso i teatri lirici italiani stage mirati per giovani coreani interessati ai vari  step della produzione. Sia nel campo musicale, che in quello delle  coreografie,  dei cori, della gestione del palco e delle varie mansioni artigianali: sartoria, scenografia, trucco, assistenti regia, carpenteria, fotografia, sistemi tecnologici ed altro.

Riguardo all’Arena di Verona, che ogni anno svolge alla grande il ruolo di madrina lirica del made in Italy, quali i limiti e i vantaggi delle sue performance?
L’Arena, che ogni stagione propone cast stellari, è  uno spazio all’aperto e come tale ha bisogno di accorgimenti capaci di dilatare  l’audio in ogni settore, dalle poltrone alle gradinate (si arriva a 10/12 mila spettatori per sera). Ciò potrebbe andare a scapito di talune filologie e ricercatezze musicali. D’altro canto le mega dimensioni di palco e di  platea consentono all’orchestra e alla regia allestimenti di grande impatto emotivo che esaltano ogni aspetto dell’esecuzione: scene, comparse costumi, luci ed altro. Si consideri inoltre che Fondazione Arena di Verona nel periodo invernale è impegnata nelle attività svolte nel Teatro Filarmonico altrettanto apprezzate dal pubblico in  crescita costante.

Tra le iniziative collaterali c’è posto per i giovani?
Certamente sì. Col progetto Arena young  abbiamo avvicinato al mondo della lirica numerose scolaresche  cui facciamo scoprire un messaggio musicale di cui spesso non conoscevano l’esistenza. Apprezzata anche l’iniziativa ‘Musei in musica’ svolta da alcuni anni da Fondazione Arena. 

Il Forum di Milano si appresta  ad affrontare un anno  di grande interesse, con scambi di esperienze tra professionisti dell’Opera di entrambi i Paesi consapevoli che gli ostacoli ancora esistenti si possono superare con un dialogo più serrato. Da parte sua il presidente della Fondazione Coreana per lo sviluppo degli scambi culturali internazionali Park Chang-sik ha ribadito: ”Ci auguriamo che questo Forum diventi un’opportunità per costruire reti solide tra i principali attori dell’industria operistica di entrambi i Paesi per promuoverne lo sviluppo nel nome dell’opera lirica”.

Giornalista
Direttore per oltre trent’anni dell’Ept/Apt. Ha curato l’organizzazione di numerose edizioni del Festival Barocco di Viterbo e di altre iniziative di ogni genere. Console di Viterbo del Touring Club.
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