Perché c'è ufficio stampa e ufficio stampa (intervista)

Continua la nostra esplorazione del mondo teatrale con due professioni diverse ma tra loro collegate

Ufficio stampa e social media manager sono due diverse professioni che si occupano di un unico settore, quello della comunicazione. Sembra molto facile, solo se visto da fuori, "comunicare" uno spettacolo teatrale, ma non sono tantissimi quelli che riescono a farlo con la necessaria attenzione che un settore così delicato comporta. Fortuna nostra che conosciamo chi questo mestiere lo sa fare, veramente. Maya Amenduni è di nascita pugliese, ma vive a Roma da più di 20 anni. Ha iniziato ad appassionarsi di teatro durante gli studi universitari e in questo settore è poi rimasta, dopo aver completato gli studi ed essersi anche iscritta all'ordine dei giornalisti. Dal 2008, dopo varie esperienze, ha aperto la sua agenzia di comunicazione, tra i suoi clienti annovera il Teatro della Cometa di Roma, molti artisti, compagnie teatrali e l'INDA (Istituto Nazionale del Dramma Antico).

La prima domanda è apparentemente la più semplice: che cosa fa l'ufficio stampa 
In generale l’Ufficio stampa rappresenta un ente, una struttura pubblica o privata, un’azienda, startup, un singolo individuo (parlamentare, attore, regista ecc…) in tutti i rapporti con il pubblico esterno: – media – clienti. Questo ovviamente in una accezione ormai più ampia e diffusa di questa professione che negli ultimi anni è cambiata sempre di più e deve necessariamente essere al passo con i tempi. L'ufficio stampa non si occupa solo di organizzare le informazioni da fornire ai media, ma interpreta anche i segnali che da essi provengono. I principali interlocutori non sono più solo i media tradizionali, ma negli ultimi anni per poter operare in modo completo e integrato l’ufficio stampa è diventato 3.0, interfacciandosi così con webzine, webTV, web radio e social media creando contenuti per i social. Un bravo ufficio stampa dovrebbe essere in grado di scrivere e di parlare bene, sempre consapevole della grande responsabilità nel fare da “spartitraffico” fra i flussi interni ed esterni di comunicazione (a volte c’è anche un tiro incrociato o multiplo, e talvolta anche qualche cecchino!). Per questo è fondamentale che l'ufficio stampa conosca la deontologia giornalistica. Ormai gli "improvvisati" sono sempre di più e non fanno altro che rovinare il mercato e abbassare la qualità della professione. Tanti fanno queste mestiere per "arrotondare". Mi dispiace deludervi, ma questo è un mestiere che richiede dedizione e professionalità h24  e non è sicuramente un passatempo.

Nel suo caso è stata importante l'esperienza come giornalista 
A mio parere è fondamentale essere giornalista e conoscere la deontologia. Non si può prescindere dall'essere iscritti all'ordine dei giornalisti e fare la formazione continua a noi riservata. Essere sempre aggiornati ed al passo con i tempi è basilare. Essere sempre "sul pezzo" è indispensabile e la nostra figura professionale è in continuo divenire. Giornalista è meglio.

E' preferibile essere settoriali, quindi occuparsi solo di teatro, oppure si può spaziare in più ambiti?
Personalmente non ho pregiudizi in merito. Con la mia agenzia, Maya Amenduni Comunicazione, ho scelto la specializzazione settoriale del teatro, cultura e spettacolo; nel mio caso il teatro la fa decisamente da padrone. Ma molti colleghi lavorano su più fronti. Non credo sia un problema. Il problema si pone solo se non si lavora bene. Se si lavora bene, con rispetto, competenza e passione, si può fare tutto.

Quanto incide il suo lavoro sul successo di uno spettacolo?
Rispondo con una citazione da "New York Stories" di Woody Allen: "Perché fare qualcosa se poi non la comunichi?"

Una curiosità: quante ore al giorno passa al telefono?
Ho tolto il contaminuti al mio telefono perché preferisco non saperlo. Faccio moltissime chiamate e ne ricevo in quantità industriali in qualsiasi giorno e a qualsiasi ora. C'è chi ti chiama di domenica alle 13 - mentre sto scolando la pasta - senza avere una reale urgenza e chi alle 22 senza neanche chiederti se per caso ti sta disturbando. E' chiaro che con il mio lavoro non esistono giorni e orari, ma senza una reale urgenza, bisognerebbe sempre pensare che esiste una cosa che si chiama "buona educazione". 

Consiglierebbe questo lavoro ad un giovane appena uscito dal suo percorso di studi?
Appena usciti dal percorso di studi, consiglio sempre prima una bella vacanza, poi dopo consiglio tanta pratica. Libri e teorie non bastano per fare questo mestiere. Io sono diventata giornalista ancor prima di conseguire la mia prima laurea. Serve sporcarsi le mani con tanta pratica. Vengo dal giornalismo. Ho fatto radio, tv, carta stampata. Il mestiere l'ho imparato per strada, facendo l'inviata, la cronista, raccontando crisi di governo, aspettando - in piedi al freddo - il politico di turno per intervistarlo, oppure passando la nottata in piedi al Vaticano per raccontare il cordoglio dei fedeli per la morte del Papa... Saper comunicare non vuol dire avere un bel pc e una bella scrivania per creare al meglio comunicati o mandare mail. Non potrai mai essere un buon comunicatore se non guardi mai negli occhi il tuo interlocutore. 

Che cosa l'ha fatta innamorare di questo lavoro?
Tutta colpa del cinema. Quando ho visto la prima volta, da ragazzina, "Tutti gli uomini del presidente", ne sono stata sedotta. Ma non è stato amore a prima vista, è stato fascino, curiosità, attrazione. L'amore è arrivato dopo, crescendo, quando ho avuto più chiaro il percorso. Amo follemente il teatro, ho visto migliaia di spettacoli nella mia vita e amo il giornalismo, amo comunicare, creare connessioni. L'incontro con i miei meravigliosi maestri (Luana Nisi, Valeria Buffoni, Maria Paola Raiola, Vincenzo Campelli e Alberto Izzo, Giacomo Capuano, David Sassoli) hanno fatto scattare la scintilla e poi un giorno all'improvviso tutto è stato chiaro, lampante (forse era sempre stato li e non lo avevo visto): teatro e giornalismo erano la mia vita e potevano perfettamente convivere. All'improvviso non ho più avuto dubbi...ma questo non lo racconto, qualche piccolo segreto fatemelo ancora mantenere (Maya sorride e le si illuminano ancora di più gli occhi, ndr)

Ufficio Stampa e Social Media possono essere confusi nella stessa persona? 
Dovremmo fare un discorso lunghissimo in merito a questo. La comunicazione è cambiata e sta evolvendo giorno per giorno. Lo scenario per come lo abbiamo sempre conosciuto è cambiato e i paradigmi tradizionali sono tramontati, lasciando spazio a nuovi modi di comunicare che privilegiano il dialogo aperto, la dinamicità. E in questo scenario anche l’attività di ufficio stampa è cambiata, si è evoluta e si è adeguata ai nuovi scenari che via via stanno prendendo forma. Adesso le relazioni vanno cercate, costruite e mantenute anche con i blogger, con i giornalisti online e gli influencer. Serve prepararsi bene e cogliere le competenze necessarie: bisogna essere curiosi e avere rigore investigativo, flessibilità mentale oltre ovviamente alla capacità di comunicare, scrivere e parlare, capacità di frugare fra le notizie che riguardano il settore di cui ci si occupa, disciplina organizzativa, abilità nel coinvolgere le persone, accattivandosele, atteggiamento propositivo, mai passivo, e creatività e velocità, dulcis in fundo, resistenza allo stress! Oggi l'ufficio stampa deve saper scrivere bene sul web, ma anche essere in grado di cercare sempre nuovi contenuti e soprattutto di moderare le conversazioni attraverso i social media. In pratica è finita l’era degli uffici stampa delle grandi aziende, gli unici in grado di “parlare” con i grandi giornali e le televisioni. Il web ha trasformato le media relation in una funzione fondamentale e dalle grandi potenzialità, anche e soprattutto, per le piccole e media aziende, così come per i singoli professionisti. In tutto questo i social media sono grandi protagonisti. E' un discorso veramente molto ampio. Non so se si possa parlare di confusione dei ruoli, ma di certo l'ufficio stampa non può non avere competenza nel "magnifico" mondo dei social.

Ci sono degli incarichi che lei ha deciso di rifiutare?
O sì, tanti! Se un progetto non mi piace o non mi convince lo rifiuto. Mi impegno sempre a ciò che il mio apporto ad un lavoro sia determinate. Se non credo nella bontà di un progetto, non mi ci appassiono e - ditemi che sono una romantica - ma per me la passione è fondamentale. Un lavoro si può far bene anche senza appassionarsi - è vero - però per me, senza passione non c'è divertimento ed io a quarant'anni (e con 22 anni di esperienza alle spalle) ho ancora una gran voglia di appassionarmi e divertirmi... altrimenti avrei accettato il lavoro in banca a Bari - a due passi da casa di mia madre - subito dopo il diploma! P.S. questa storia del lavoro in banca rifiutato, non la raccontate a mia madre, perché ad oggi non gliel'ho ancora detto! ;-)

Sperando che Mamma Amenduni non sia una nostra lettrice, ringraziamo Maya per aver sottratto tutto questo tempo alla sua famiglia (il tempo più prezioso) ed averlo dedicato al nostro approfondimento.

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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