Di sera si suona, di notte si smonta e spesso si viaggia. Durante il giorno, prima del soundcheck, si cerca di fare un minimo di promozione, rilasciando interviste, e nel poco tempo che rimane si cerca di avere anche una vita propria.
In considerazione della vita da musicista cui abbiamo sommariamente accennato, dobbiamo essere doppiamente grati a Simone Temporali, tastierista dei Pink Floyd Legend, per essere riuscito a rispondere alle nostre domande. L'oggetto del nostro breve incontro telefonico è il tour 2023 che la band sta dedicando anche al "lato oscuro della luna", di cui ricorre il cinquantennale, ed è questo il tema centrale su cui ci concentriamo.
Il vinile di "The Dark Side of the Moon" è alla seconda posizione per le vendite della FIMI (Federazione Industria Musicale Italiana) a 50 anni dalla sua pubblicazione, cosa rende questo disco "eterno"?
Credo che le ragioni siano le stesse di 50 anni fa: è un concept album di prim’ordine ma allo stesso tempo un disco di canzoni “brevi” che anche singolarmente brillano di luce propria (a proposito di lati oscuri); è un disco che parla della vita dell’uomo, del tempo che scorre, della nascita e della morte, del denaro e della follia… e questi temi non hanno età; musicalmente rappresenta probabilmente il punto più alto, insieme a Wish You Were Here, della forza creativa di tutti e quattro i membri del gruppo; non dimenticherei infine il contributo imprescindibile del giovanissimo Alan Parsons (ingegnere del suono del disco), che ha reso il sound dell’album veramente immortale.
Avete scelto, nei vostri show, di fermarvi al 1983, indipendentemente dai capolavori del periodo successivo, non demarca troppo nettamente il repertorio?
Non c’è questa volontà, tanto che abbiamo spesso inserito in scaletta What do You Want from Me, Learning to Fly, High Hopes, Keep Talking, Marooned che appartengono all’ultimo periodo. Però è vero che siamo forse più legati al periodo che vede Roger Waters nel gruppo, ma, ripeto, nessuna linea di demarcazione, semmai la volontà di scegliere sempre brani che piacciano (speriamo) al pubblico ma anche che ci diverta suonare, senza l’obbligo di proporre scalette “compilation” buone per tutte le stagioni. In ogni caso inseriamo spesso nei concerti brani del periodo post Waters, quindi ogni dubbio è fugato.
Che pubblico riscontrate nei vostri concerti, è più presente il nostalgico che pretende l'esecuzione "originale" o ci sono anche giovani curiosi che non conoscono i Pink Foyd se non attraverso progetti come il vostro?
Senz’altro la maggior parte del pubblico è già ben informato e dalla fonte ufficiale… per fortuna. In genere cerchiamo la massima fedeltà, perché nei panni del pubblico tutti noi la desidereremmo… non amiamo molto le rivisitazioni. D’altra parte anche il secondo scenario è vero: molti giovani (e non solo) hanno “scoperto” dischi come The Final Cut e Atom Heart Mother vedendoli rappresentati dal vivo nei nostri show… e la cosa ci onora ovviamente, ma senza falsa modestia direi che ci consideriamo solo un veicolo di conoscenza e condivisione.
Ci sono molti progetti di qualità legati ai Pink Floyd, come mai? È paradossalmente facile metterli in piedi, perché avendo così tanto venduto hanno sicuramente pubblico e non tutti riescono ad intercettare i tre progetti da solisti di Gilmour, Mason e Waters? O c'è qualcosa in più?
I Pink Floyd sono un gruppo trasversale e il loro successo così longevo si deve anche a questo. Questo vale anche per i tributi a loro dedicati, lo stesso si può dire dei Queen e dei Beatles, gruppi a cui infatti si ispirano molti spettacoli. No, non è facile mettere in piedi uno spettacolo come il nostro, anzi è difficilissimo, anche perché parliamo di uno dei pochi gruppi in cui l’impatto scenico e visivo (luci, laser, proiezioni, effetti speciali) è inscindibile dall'esecuzione musicale e va quindi realizzato con cura e ai massimi livelli. Forse altri gruppi del passato risultano più ostici da tributare perché richiedono maggiore livello tecnico sullo strumento (penso ai Genesis ad esempio), laddove i Pink Floyd sembrano apparentemente più semplici da suonare, ma questa è solo la superficie: ottenere un suono e un impasto degno dell’originale è un traguardo quasi irraggiungibile, per questo lavoriamo da anni con fatica e impegno costante.
E a giudicare dai “numeri” (più di 100.000 spettatori) questo impegno è sicuramente pagante.
PINK FLOYD LEGEND
Fabio Castaldi (voce, basso, gong)
Alessandro Errichetti (voce e chitarre)
Simone Temporali (voce e tastiere)
Emanuele Esposito (batteria)
con Giorgia Zaccagni, Nicoletta Nardi e Claudia Marss (cori)
con Maurizio Leoni (sax)
con Paolo Angioi (chitarra acustica, elettrica e 12 corde, basso, voce)
Tutte le produzioni dei Pink Floyd Legend sono firmate Menti Associate








