L'italiano in bocca

A Cambridge, patria della cultura anglosassone, l'italiano si impara meglio mangiando

Che la nostra lingua sia difficile e grammaticalmente complessa è fuori di dubbio. Sono molti gli italiani a non sapersi destreggiare con sintassi e punteggiatura, con accenti acuti e gravi, figuriamoci poi quando si è stranier, per la precisione inglesi, costretti a dover “sciacquare i panni in Arno”. Anche per questo motivo stanno riscuotendo un buon apprezzamento i corsi di “italiano in bocca”, tenuti da una giovane insegnante italiana, Marina Montenegro, che abbiamo intervistato nella sua aula, pardon, cucina.

Come ha avuto l'idea di abbinare la cucina alla lingua italiana?
Tenevo già da anni corsi di lingua italiana per stranieri, ma mi sono resa conto che, special modo nel tardo pomeriggio, da parte dei miei corsisti c'era un certo calo di attenzione. Da qui la necessità di trovare un sistema per rendere le lezioni più vivaci e meno accademiche.

La scelta della cucina...
Nella mia famiglia si cucina da sempre, in maniera tradizionale, tutte noi ragazze abbiamo avuto mamme, nonne e zie, tutte cuoche e siamo praticamente cresciute nelle cucine. Cucinare da piccole è un gioco molto divertente e con il passare degli anni si riesce a fare buone cose senza grandi difficoltà.

Quindi lei non è una cuoca
Non sono una professionista, sono una delle tante mogli e mamme italiane, cresciute in una grande famiglia del sud, in Puglia (Acquaviva delle Fonti, ndr), dove al cibo è sempre stata data la massima importanza, sia per le materie prime che per le preparazioni, semplici, se vogliamo, ma di grande impatto per il gusto. Almeno questa è la percezione che mi restituiscono i miei corsisti.

Le materie prime, come riesce a trovarle in paese così avaro di sole?
Sfatiamo un luogo comune, in Inghilterra è possibile mangiare molto bene, bisogna cercare i ristoranti adatti. Allo stesso modo è possibile procurarsi carne, pesce e verdure di primissima qualità, anche più della nostra in Italia. Bisogna sapere in quali mercati o food store fare acquisti, saper scegliere i prodotti e, fondamentale, saperli cucinare. In questo paese hanno tutto, devono maggiormente sviluppare le tecniche di cucina, almeno quelle di base.

Anche per l'olio o il vino è così...
Beh, in quello io sono fortunata, mi faccio spedire la scorta necessaria di olio e vino “di casa” dalla mia famiglia in Italia...

Chi sono i suoi corsisti, maggiormente interessati alla lingua o alla tavola?
Direi equamente suddivisi, in genere sono persone con interessi specifici in Italia, dove possiedono case o dove sono interessati a risiedere per un tempo superiore a quello di una normale vacanza. Anche appassionati di melodramma che vogliono comprendere meglio le opere liriche. E comunque molto attenti a sapersi destreggiare, per esempio, al ristorante, con il menu, quanto nella quotidianità di un lungo soggiorno.

È stato difficile avviare questa attività?
No, burocraticamente ho dovuto fare una semplice comunicazione al City Council (Comune, ndr) ed abbiamo concordato la visita di un incaricato, successivamente il City Council mi ha inviato delle targhette “no smoking” da mettere in evidenza nella cucina. Tutto qui. (Come in Italia è la nostra personale riflessione)

Come si svolge una sua lezione?
Normalmente inizio presentando l'Italia e la mia regione di origine la Puglia, prima di passare alla preparazione di un pasto completo dove non devono mai mancare i tre elementi fondamentali: pasta, carne (o pesce) e verdure, gli Inglesi hanno particolare predilezione per il piatto unico che deve contenere ben bilanciati tutti gli elementi nutritivi. Di ogni alimento presento i nomi in inglese – che ovviamente già conoscono – e in italiano. Faccio scrivere le ricette e tutti i passi per le preparazioni. Al termine della sessione di cucina, la lezione continua sedendoci a tavola tutti assieme. Prima di tutto questo comunque ho verificato la presenza o meno di intolleranze specifiche o di altre difficoltà, in modo da adattare la lezione a tutti i presenti.

Come si comportano in cucina?
Devo riconoscere che mi è capitato di avere corsisti molto capaci, veri chef mancati, in maggioranza sanno ben arrangiarsi e hanno solo bisogno di affinare le tecniche.

Quello che maggiormente gradiscono?
Fuori di dubbio, il nostro vino e fare la pasta in casa. Ma sono pochi i piatti italiani che gli Inglesi, almeno i miei corsisti, non amano, anche un semplice e veloce sugo di pomodoro ed odori o una bruschetta con l'olio “buono” suscitano entusiasmi.

Dopo la nostra lunga chiacchierata ringraziamo Marina del tempo che ci ha dedicato e la lasciamo a occuparsi della corsista più esigente e alla quale sicuramente dedica maggiori attenzioni: la sua bambina.

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
Change privacy settings