Parallelo assurdo? Forse sì, ma consideriamo che Giovanni Allevi suona il pianoforte alla stessa maniera in cui Valentino Rossi guida la moto, con gioia e partecipazione; sorpassa, "piega" e comunica divertendosi e facendoci divertire.
Il libro "Classico ribelle", edito da Rizzoli, è il pretesto per l'incontro con l'artista, un mix di musica e parole in cui l'"alieno" della musica (come spesso si è definito) si è raccontato, ma soprattutto "ha incontrato" l'anima del pubblico che ha risposto con applausi a scena aperta, sia durante la chiacchierata, sia durante l'esecuzione di alcuni dei suoi brani più famosi da "Secret love" a "Jazzmatic" ad "Aria" con l'ovvia richiesta di bis finale.
"Quando ho cominciato a diventare "famosino" e ad essere fotografato ed intervistato e a fare concerti mi hanno chiesto "Come fai?" ed io avrei potuto omologarmi (bisogna sempre dire che siamo perfetti) e dire che andava tutto bene e che ero sicurissimo. Invece ho dichiarato di esser ansioso e il pubblico degli ansiosi si è avvicinato. Ho scoperto che siamo tanti!" E' solo uno degli aneddoti raccontati, davanti alla folla ma anche in un piccolo incontro con la stampa avuto prima del "concerto di parole e di anime".
Dagli studi tecnici al conservatorio di Milano ai pomeriggi passati nella biblioteca a osservare le immagini dei grandi della musica e a esserne osservato, chiedendosi e chiedendo loro come fare per "togliersi il camice bianco da scienziato della musica", che derivava dalla creazione di innumerevoli scale dodecafoniche (il sistema dodecafonico prevede la creazione di una serie, cioè una successione di 12 suoni che esaurisca il totale cromatico, ndr) fino alla consapevolezza che il mondo è ritmo e che la musica classica è pop, nell'accezione di popolare, del raggiungimento del pubblico e non di un'élite che l'ha studiata.
"Dopo aver preso al conservatorio la "patente della musica" - e sapete quanti sono 20 anni di studi? - racconta nuovamente sorridendo - ho inziato a suonare con Jovanotti e la mia convinzione che ci fosse altro oltre la tecnica è aumentata. Come compositore cerco quindi di fare un uso contemporaneo delle forme classiche e uso il mondo, che è il miglior libro di composizione." Non improvvisa Allevi, anche se erroneamente viene inserito "negli scaffali della musica jazz", ma studia e inserisce nelle sonate o nelle sinfonie il contemporaneo.
L'"animo tormentato" di Allevi (Non è divertente fare l'artista, sapete?), la sua anima pura, si placa al pianoforte che sembra parlargli, dove il suo essere sognatore si realizza completamente. "Sono un sognatore e i sognatori sono difficili da digerire da parte di chi sognatore non è - dichiara rispondendo a una domanda sui suoi detrattori - Credo di essere segretamente amato dai colleghi che mi criticano, altrimenti non si spiegherebbe la passione con cui mi seguono". Filosofia, vita, gioia: tutti argomenti con cui Allevi "abbraccia l'ascoltatore fino al limite della tollerabilità sociale” fino alla sua sfera più privata (è in attesa del secondo figlio, ndr).
"Ci sono tante teorie sull'educazione ma ho deciso di essere io ad essere educato da mio figlio, anche perché ho visto che parla con gli oggetti e io ho sempre parlato con il pianoforte..." D'altra parte anche Valentino Rossi parla con la sua moto e il cerchio così si chiude.






