Ci basta infatti fare un leggero passo indietro per poter chiamare Giuseppe Di Falco, altro produttore (indipendente)
Lo abbiamo conosciuto per la deliziosa versione in lingua italiana di Disincantate!, visto come redazione, finora, appena 5 volte, un modo divertente ed intelligente per riscrivere le vicende delle principesse delle favole disneyane, in forma di musical off. Dopo questa bella esperienza teatrale, che speriamo ci venga riproposta, lo stesso cast creativo si è spostato dagli Stati Uniti alla Spagna, da dove ha portato un altro interessante prodotto, sempre off, L'Ascensore, in questa stagione alla sua seconda tournée. Il produttore di quello e questo spettacolo è persona molto garbata, quindi accetta la nostra prima telefonata nel corso delle sue ferie. In considerazione dei suoi continui spostamenti, la nostra chiacchierata si è dilatata nel tempo ed è stata più volte ripresa. A differenza della precedente intervista con Giuseppe Magagnini, affrontiamo in questo articolo le tante complesse sfaccetature dell'essere un produttore indipendente, con il focus accentrato sul trasferimento in Italia dei musical off.
Dagli Stati Uniti per Disincantate si è spostato alla Spagna con L'Ascensore. Come mai?
In questo momento della mia carriera da produttore indipendente sono alla ricerca di spettacoli che siano principalmente costruiti su di una "storia". Di formazione sono un musicista, provengo dal teatro musicale e il musical è il genere che si allinea perfettamente ai miei gusti e sul quale ho maturato maggiore esperienza. Inizialmente anche io associavo il musical a produzioni mastodontiche, ma da quando ho cominciato ad addentrarmi sul mercato e a conoscere sempre più da vicino i meccanismi produttivi, mi sono reso conto che questo tipo di spettacolo deve avere la storia al centro, un racconto che vai poi messo nelle mani di un cast eccellente.Tendenzialmente, oggi come oggi, il mercato spagnolo mi affascina molto proprio per la ricchezza dei suoi copioni.
Andando maggiormente nel dettaglio...
Drammaturgicamente ho trovato storie interessanti, anche di vita comune e non necessariamente, come sia maggiormente abituati, con il classico "happy end". Inoltre la drammaturgia spagnola è molto vicina a quella italiana, con racconti adattabili alla cultura italiana, o comunque mediterranei, in grado di coinvolgere il pubblico, anche emotivamente. Amo molto i racconti biografici contemporanei o i thriller, storie che sappiano, non solamente attraverso la musica, ma anche con una forte prosa, parlare allo spettatore e andare oltre gli schemi del canone musical di matrice anglosassone o comunque di grande successo. Una performance completa e bilanciata, che riesce a far godere a pieno titolo lo spettacolo da parte del pubblico.
Una volta individuato lo spettacolo "portabile" cosa succede?
Solitamente contatto l’agenzia che ne detiene i diritti, se non c’è, direttamente l’autore. In ogni caso, ci presentiamo sempre con un progetto di produzione di base, già strutturato su come vogliamo allestire, quando andare in scena, in linea di massima anche un certo numero di teatri dove vorremmo portarlo. Ovviamente allego sempre i nostri curricula, il mio e quello dei collaboratori che compongono il team creativo.
A quale scopo: non basta dire che volete portare lo spettacolo in Italia e concordare il costo?
Secondo me, no. Cerchiamo sempre di ottenere delle licenze "non replica" ed avere così la libertà di costruire lo spettacolo secondo il nostro gusto e la nostra visione artistica. Partiamo ovviamente dal libretto, dalle musiche originali e dalla storia, ma vogliamo ricreare la regia, facendo scelte più adatte al pubblico italiano, rivedere la coreografia e la direzione musicale, come abbiamo fatto con Disincantate e con L'Ascensore. Per un team creativo è importante riuscire a rendere proprio un nuovo show, dà modo di lavorare a modo proprio, adattando tutto, non solo la lingua, ma anche lo stile. Avere la libertà di creare la propria versione, ovviamente senza mai tradire la volontà dell’autore - non ci dimentichiamo mai che stiamo mettendo in scena le parole di altri - rientra, a parere mio, nel compito di un team creativo. E' un po' come avviene nelle opere liriche, dove si parte certamente da spartito e libretto, ma ogni allestimento punta ad avvalorare elementi diversi. Consideri che José Léon Masegosa (autore de L'Ascensore, ndr) ci ha letteralmente dato carta bianca sulla struttura musicale.
Anche per Disincantate avete avuto questa grande libertà di movimento?
E' stato più difficile, perché si tratta di uno spettacolo già rappresentato in tutto il mondo, quindi c'era la possibilità di prendere strade comunque già esplorate anche da altri. Abbiamo quindi scelto di destrutturare e ricreare la nostra versione, senza accedere a nessun tipo di "contaminazione", nemmeno fotografica. Abbiamo immaginato lo spettacolo per il nostro pubblico, in pre-produzione abbiamo sottoposto ogni idea, piccola o grande che fosse, all'autore (Dennis T. Giacino, ndr). Ne abbiamo parlato assieme perché volevamo evitare di "sconvolgere" il testo originale ed abbiamo trovato un terreno molto fertile. Si è trattato di un bellissimo scambio culturale e internazionale, per l’ambito teatrale della nostra generazione - che io chiamo 2.0 - è importante questo tpo di confronto. Aiuta la nostra crescita il misurarsi con le più diverse drammaturgie.
Come produttori indipendenti, dovete fornire delle particolari garanzie agli autori internazionali?
La prima e fondamentale è quella della qualità di tutte le componenti dello spettacolo, a prescindere dal numero di repliche che poi avremo intenzione di realizzare. Poi ci sono tutte una serie di garanzie legate all’ambito squisitamente produttivo ed economico: il rispetto puntale degli accordi o le royalties. C’è tutto un mondo che riguarda il diritto d’autore internazionale, dove bisogna essere sicuramente rigorosi, a maggior ragione quando si comunica con società distanti migliaia di kilometri. Il feedback positivo lo hanno restituito innanzitutto gli autori, entrambi hanno voluto prendere un aereo e venire in Italia a vedere il nostro show. Giacino è venuto al debutto ed è poi tornato e per lui sono, ogni volta, 9 ore di aereo.
E come hanno commentato?
Giacino ci ha detto che la nostra produzione era probabilmente la più bella che aveva visto in dieci anni. Masegosa si è complimentato per la coloritura musicale di Eleonora Beddini. Scherzando ha detto "perché non ci ho pensato io". Sono attestazioni di stima di cui andiamo orgogliosi. Purtroppo, malgrado questo grande lavoro creativo di adattamento, in alcuni casi le produzioni internazionali non possono concedere l’esclusiva territoriale e questo ci espone al rischio che altri vogliano "replicare" la nostra idea oppure fare la propria versione.
E questo non provoca confusione nel pubblico che potrebbe voler rivedere voi e si trova di fronte ad altro?
Io la chiamo così: una guerra tra poveri, che non porta vantaggi a nessuno. Può capitare anche che arriviuna produzione più "robusta" che decida di fare come il pesce grande che si mangia quello piccolo...
E in questo caso?
Bisogna cercare di giocare un po' d'astuzia, mantenere sempre alta l'asticella della qualità e anche sperare che il pesce grande rivolga il suo sguardo, e il suo appetito, ad altri mari, facendo vivere più tranquillo il pesce piccolo.
Come risponde il pubblico italiano ai vostri spettacoli?
E’ complicato riuscire ad imporre questo tipo di spettacoli, e uso il verbo "imporre" in forma provocatoria. A mia percezione, l'offerta teatrale rivolta al grande pubblico è principalmente costruita su un sistema che definisco "di sicurezza", difficilmente modificabile. Noi, a fronte di uno sforzo creativo così importante, vorremmo riuscire ad avere maggiore considerazione da parte delle grandi platee, non solo dalla circuitazione off. Purtroppo si è ancora poco inclini ad andare oltre la normale programmazione.
Ma questo dovrebbe essere il compito del distributore che deve portarvi nelle sale...
La distribuzione italiana è piuttosto complessa e premia alcune componenti a sfavore della nuova drammaturgia. Di base non ci sono tante regole, forse nessuna. Sicuramente aiuta a vendere lo spettacolo il cast, la storia e il team creativo, ma non solo questo. Noi abbiamo avviato collaborazioni con alcune agenzie, ma riuscire a distribuire uno spettacolo indipendente e inedito è molto difficile. Quello che la mia generazione di teatranti sta cercando di fare è di creare un circuito alternativo, coinvolgendo quelle compagnie e gli spazi teatrali indipendenti che vogliono aprirsi a questa formula di teatro musicale. E' complicato, sicuramente difficile nel breve, ma lo stiamo facendo.
E dopo L’Ascensore?
Intanto L’Ascensore si sta avviando alla seconda tournée nazionale e non escludo, visto che me l'aveva chiesto, di riportare in scena anche Disincantate. Parlando invece di novità, sto valutando più progetti, sia italiani che spagnoli. In Italia sono rimasto affascinato da due testi di un giovane drammaturgo, veramente interessanti, anche se è prematuro parlarne.
Progetti più vicini, invece...
Stiamo lavorando su due copioni: il primo è incentrato su una figura femminile, reale, del secolo scorso. E' uno spettacolo molto divertente incentrato sul rapporto tra la protagonista, un'imprenditrice e il suo giardiniere. Privilegiando il black humor si racconta il mondo dell’imprenditoria visto al femminile, con le difficoltà che poteva avere una donna ad imporsi in un mondo maschile poco dopo la Seconda Guerra Mondiale.
Quanto siete vicini alla messa in scena?
Al momento abbiamo consegnato il copione a una "signora del teatro italiano" e siamo in attesa che lo abbia letto per confrontarci. Mia intenzione sarebbe di andare in scena nella stagione 2020/2021. L’altro progetto riguarda una tematica ancora più sensibile, l’accettazione di se stessi, del proprio genere, ma vista con gli occhi di due veri adolescenti. Vogliamo avere in scena due quindicenni che riescano a combattere contro i propri mostri, con quella autentica naturelezza che non potrebbero dare due attori più adulti, anche se di poco. E' un testo molto forte, che ha vinto un premio importante negli Stati U, ma non è stato mai portato iin Italia. A breve faremo le audizioni e ci stiamo già muovendo su alcuni teatri, a Roma e Milano, per avviare la produzione.
Sono sempre musical off?
No, sono spettacoli di prosa pura, ma mi avvarrò sempre dello stesso team creativo, come si dice, squadra vincente non si cambia, e soprattutto la parte musicale avvalora fortemente la sfera emozionale dei due testi. Tornando al musical, posso anticipare che recentemente, in Spagna ho preso contatto con un’agenzia che mi ha presentato dei testi, tra cui un musical veramente divertente. In questi mesi vaglieremo meglio il copione per trovare un senso italiano a questo show.
Argomento?
E' un musical da camera che ironizza sul mondo dell’arte, soprattutto di una certa forma d’arte e di artisti, ma anche sul fatto che tutti, a modo nostro e spesso impropriamente, siamo artisti. Al momento è nel cassetto, perché dobbiamo trovare ancora la chiave giusta.
Augurando a Giuseppe Di Falco che trovi al più presto la "chiave" cercata, anche quella del successo commerciale - quello qualitativo lo ha già - lo ringraziamo di questo lungo ma interessante approfondimento e, finalmente, lo liberiamo della nostra presenza. Promettiamo che per almeno un mese non ci sentirà. E' una bugia, lo sappiamo già.








