Ci sono città (britanniche) indissolubilmente legate a musicisti che poi sono diventati vere e proprie leggende: così è stato con Liverpool per i Beatles o Cambridge per i Pink Floyd e ovviamente Birmingham per i Black Sabbath.
Nella seconda metà degli anni '60 (per la precisione nel 1966) un giovanissimo (aveva 16 anni) cantante, con un semplice annuncio affisso in un negozio di dischi, viene a contatto con altri due aspiranti artisti (chitarrista e bassista), cui poi si aggiungerà anche un batterista. Si chiamano Earth, nel 1969 diventano Black Sabbath e nel 1970 pubblicano il loro primo disco, acerbo ma molto interessante per quei suoni cupi, mai sentiti finora. Nello stesso anno - a settembre - arriva nei negozi di dischi il secondo album: Paranoid.
I quattro, senza forse saperlo, hanno dato vita (e amplificatori) a un nuovo genere: nasce l'heavy metal e non ne sono solo i fondatori, ma anche i principali protagonisti e per molti anni i dominatori incontrasti in un mare - meglio oceano - di grandissime eccellenze, molte delle quali (quasi tutte) concentrate nella stessa nazione.
Niente che non sia stato già scritto o letto, ma che contribuisce - oltre ai recenti fatti di cronaca non solo musicale - a rendere maggiormente comprensibile quello che con i Black Sabbath è nato e, al di là dell'aspetto commerciale, perché fosse necessario che Birmingham rendesse loro omaggio. Il concerto di addio e la - purtroppo - morte di poco successiva di Ozzy Osbourne li hanno consegnati al mito e trovandoci in Inghilterra e a una distanza accettabile da Birmingham non potevamo (non volevamo) non raccontarlo. Per ripetere il nostro stesso tour suggeriamo scarpe comode, se siete fortunati - come noi - ci sarà anche bel tempo.
Alla stazione ferroviaria di Birmingham (New Street Station) cerchiamo la mappa (Brum's Summer of Sabbath 2025), che comunque è scaricabile sul telefonino, non la troviamo, ma un gentilissimo addetto alle informazioni ci cerchia i punti di nostro interesse sulla cartina del centro città. Iniziamo il nostro tour però ugualmente da qui, con Ozzy the Bull, il toro steampunk creato per i Commonwealth Games che è stato poi ribattezzato e dedicato (nella mappa è il punto 4) ed è impossibile non vederlo, viste le sue dimensioni (circa 10 metri).
Usciamo dalla stazione e già tutto attorno a noi è a tema Black Sabbath. Raggiungiamo il punto 3 (Navigation Street): il murale di circa 40 metri realizzato da Mr Murals, tutta la realizzazione è sui social, quindi non ci sorprende molto quello che vediamo (anche se è sicuramente suggestivo). Sotto quattro teche trasparenti le firme del quartetto. Attenzione, nel fare le foto, perché passano le auto.
Il punto 1 e il punto 2 sono tra loro vicinissimi: la mostra (piccolina) è dedicata al solo Ozzy e si trova all'interno del Birmingham Museum & Art Gallery. A poche decine di metri c'è la Black Sabbath Photography Exhibition: 8 espositori triangolari con foto e ampia didascalia. Entrambe chiuderanno il 28 settembre 2025. Forte delusione dal bookshop: solo magliette e niente di più. Abbiamo almeno risparmiato, anche nel peso del bagaglio da riportare in Italia.
Usciamo per raggiungere la panchina e il ponte dedicato (il punto 5). Con il museo alle spalle è abbastanza facile (prima Centenary Way, poi Broad Street), ma è meglio chiedere per non girare troppo a vuoto. Nel raggiungere Bench and Bridge fate attenzione alla Walk of Stars di Birmingham: tra le stelle degli altri artisti illustri della città, c'è quella di Jeff Lynne (Electric Light Orchestra). La panchina è piena di fiori e di messaggi provenienti da tutto il mondo, ma d'altra parte non poteva che essere così.
Torniamo verso il centro e ci fermiamo a pranzo al The Indian Streatery (21A Bennett's Hill). Eravamo curiosi di provare quella cucina indiana che da Birmingham si è poi espansa a tutto il Regno Unito, ne siamo rimasti più che soddisfatti (abbiamo pagato il conto e non siamo influencer, precisazione forse superflua ma dovuta). Dopo la pausa raggiungiamo il punto 6 con più energie. Da Selfridges è esposta una statua a grandezza naturale di Ozzy realizzata con i mattoncini (stile Lego), un set per farsi le foto, le solite magliette e ristampe dei dischi dei Sabbath a 25 pound.
L'ultima tappa, il punto 7, è proprio sotto la stazione. Si tratta del Crown Pub, oggi chiuso, ma all'epoca fu lo scenario della prima esibizione della neonata band. Ovviamente tutte le aperture sono coperte con le loro foto. Il nostro tour si conclude così. È stato sicuramente interessante ma avremmo voluto qualcosa di più. Sappiamo quanto sia difficile accontentare il fan che, qualsiasi cosa gli si presenti, deve comunque borbottare, sempre.







