Il Vantone Ninetto Davoli

Ninetto Davoli ricorda Pier Paolo (Pasolini) e i suoi occhi sorridono, ancora oggi

Versione pasoliniana del "Miles gloriosus" di Plauto, ma non costruito per la vis comica di Ninetto Davoli, come ci racconta nel corso della nostra chiacchierata, ma commissionato all'autore e regista da Vittorio Gassman nel 1963, l'anno in cui i due si conobbero. L'anno della "ricotta" (un episodio del film "Ro.Go.Pa.G", dal nome dei quattro registi coinvolti: Rossellini, Godard, Pasolini e Gregoretti).

Il Vantone è un testo che mi piace particolarmente, che faccio volentieri, scritto da Pier Paolo, un testo che mi ritrovo dentro come personaggio, sembra scritto apposta per me, anche se non lo è. Io l'ho riscoperto dopo la morte di Pier Paolo. Nel 1983 l'ho fatto a Roma con Franco Citti, poi nel 1993 con Paolo Ferrari e adesso nel 2015. Poi quest'anno che ricorre il quarantennale della morte di Pier Paolo mi sembra anche doveroso, io qualcosa la devo fare.

Una ricorrenza importante...
A parte questo testo teatrale io vado in giro per l'Italia e per il mondo a parlare di Pier Paolo. Ci sono rassegne, proiezioni, letture praticamente dovunque e io quando posso vado come conferenziere ad incontrare il pubblico. Quest'anno poi è stato creato dal ministro Franceschini un comitato con me, Dacia Maraini, Valter Veltroni e altre persone per costruire qualcosa di veramente particolare, da dedicare a Pierpaolo. Ma non perché la gente non lo conosca o non lo ricordi, ma mi sembra che in quest'occasione si voglia veramente fare qualcosa di più importante. Ci sono proposte che vengono da tutta Italia e si parlerà anche della sua figura nelle scuole, una cosa mai fatta finora. Il 2 novembre (giorno della morte di Pasolini, ndr) ci sarà anche un ricordo televisivo particolarmente importante.

Che rapporto hanno i giovani con Pasolini, lei mi ha detto che provano molta curiosità...
I giovani vogliono sapere, vogliono capire, sono ingordi di sapere chi era Pier Paolo. Si fanno domande sulla sua forza, su chi fosse, e quest'anno in particolare. Sono così curiosi di conoscere lui e di conoscere un periodo culturale dove i protagonisti erano Pasolini, Moravia, Dacia Maraini...

E lei ha una risposta?
No, non c'è una risposta vera e propria, Pier Paolo in vita è stato molto amato e molto odiato. E' riuscito a descrivere - allora - quello che poi dopo molti anni sarebbe poi successo. Si è rivelato veramente profetico. Diceva grandi verità alle quali non si dava attenzione. Allora era considerato un "folle" dalle stesse persone che oggi dicono che aveva ragione, e su tutto.

Ha gli occhi che sorridono continuamente Ninetto Davoli, il volto solare e aperto. Allo stesso tempo la nostra conversazione evoca ricordi - almeno a nostra percezione - che venano il suo sguardo di una leggera malinconia.

Noi non eravamo preparati a gestire il consumismo e il benessere degli anni '80. Ci siamo omologati in maniera violenta e precoce. Una volta, diceva Pier Paolo, ti affacciavi sul balcone e vedevi la distinzione di classe, oggi siamo tutti uguali, soldatini vestiti alla stessa maniera. Nel passato c'erano i ricchi ma anche quelli "così così" e i "poveracci", ma agli occhi degli altri dobbiamo essere diversi, e questo è veramente sbagliato.

Spostandoci al cinema, ma vi rendevate conto che sareste rimasti nella storia del cinema?
Questo no. Noi facevamo un film sperando di avere successo, ma non sempre succedeva. "Uccellacci e uccellini" non ha avuto successo, così come "Il Vangelo" o "Teorema". Pier Paolo non ha mai fatto un film solo per avere successo. Aveva la sua idea e invece di scriverla la realizzava cinematograficamente. Diceva sempre "io dico questo, se piace bene, se no che devo fa". Quando gli chiedevano cosa volesse dire con un suo film, rispondeva sempre "ma io non volevo dire niente, ho raccontato una mia idea, ma senza voler insegnare niente a nessuno. Non sono né un maestro, né un prete. Io l'ho scritto, ora guardate un po' voi".

Continueremmo ancora a intrattenerci con Ninetto Davoli, a prendere i suoi ricordi di vita, con la stessa avida curiosità di cui ci ha parlato pochi minuti prima. Ma si sta avvicinando l'ora dello spettacolo. Ci lascia dentro il piacere di aver partecipato - per alcuni minuti - ad un mondo culturale forse, anzi sicuramente, eccessivo per l'Italia degli anni '60 e '70. Un mondo al quale Davoli è appartenuto e ora, in minima parte e grazie alle sue parole, vi apparteniamo anche noi.

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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