Scrisse tra la fine dell'800 e gli inizi del '900 cinque opere, tra cui la più nota e rappresentata è sicuramente "Adriana Lecouvreur", rimasta saldamente in repertorio, oltre a numerose partiture di musica da camera e sinfonica. Da pochi mesi, l'opera "Arlesiana", altro suo importante titolo, può vantare un nuovo innesto: è stato infatti affidato al Maestro Mario Guido Scappucci, titolare della cattedra in Composizione al Conservatorio di Reggio Calabria, l'incarico di “reinserire” un'aria ritenuta scomparsa nel corpo tramandato dell'opera originale. Ne abbiamo parlato direttamente con il compositore, durante una breve intervista.
Come nasce questo progetto
Nasce in forma fortuita, il tenore Giuseppe Filianoti nel corso di sue ricerche a Palmi (il paese che ha dato i natali a Cilea, ndr), ha rinvenuto un manoscritto inedito, una lirica per canto e pianoforte il cui testo era quasi identico a un'aria espunta dalla partitura definitiva dell'Arlesiana. Giuseppe ha immediatamente riconosciuto, a mio avviso assai plausibilmente, nella lirica l'aria perduta, alla quale evidentemente Cilea aveva dovuto rinunciare a malincuore e che aveva deciso di conservare in questa nuova forma. Partendo da questa base, mi è stato chiesto di reinserire – per quanto possibile – l'aria nell'opera originale.
Una richiesta difficile?
Certamente complessa. Cilea stesso, mai soddisfatto completamente del proprio lavoro, aveva più volte rivisto l'opera e mancando, purtroppo, registrazioni e soprattutto gli spartiti dell'epoca, ho dovuto operare una delicata opera di ricostruzione filologica ed una approfondita analisi stilistica dell'opera e dell'autore. Tenga presente che l'Arlesiana, dopo l'insuccesso iniziale, venne ridotta da 4 a 3 atti e il materiale espunto dalla versione originale è andato perduto.
Siamo di fronte, se mi passa il termine, di archeologia musicale...
Purtroppo la Seconda Guerra Mondiale ha distrutto con i bombardamenti l'archivio della Sonzogno e conseguentemente spartito e partitura dell'Arlesiana, ma non parlerei di archeologia. La musica e l'arte per me non tollera atteggiamenti museali e chiunque tenti di riportare alla luce una musica perduta deve cercare di restituirle innanzitutto la vita. Detto questo, ovviamente, ho dovuto impegnarmi al massimo perché il risultato non lasciasse trasparire l'intervento di una mano diversa da quella dell'autore dell'opera.
È soddisfatto del risultato?
Non sta a me dare giudizi, come sempre cerco di fare del mio meglio. In ogni caso ne è stato pienamente soddisfatto il tenore Giuseppe Filianoti e la casa editrice Sonzogno, detentrice dei diritti sulle opere di Cilea. Infatti è stata ripubblicata l'opera con l'aria mancante, inoltre l'Arlesiana è stata rappresentata in questa nuova forma in prima assoluta nel luglio scorso dall'Orchestra Filarmonica di Freiburg in Germania e al Wexford Festival in Irlanda, sempre con grande successo.
Cilea non è noto al grande pubblico, sfortuna o poco talento?
Probabilmente né l'uno né l'altro, è stato un musicista raffinatissimo che per motivi diversi ha deciso molto presto di interrompere la carriera di compositore teatrale per dedicarsi alla formazione musicale delle giovani generazioni, è stato infatti per molti anni direttore del Conservatorio di Napoli.
Nel congedarci, la classica domanda di rito sui progetti futuri del Maestro Scappucci...
Ho appena partecipato come compositore e pianista a "Ex novo musica", un festival di musica contemporanea assai prestigioso che si svolge ogni anno a Venezia e spero proprio che potrà continuare questa mia collaborazione per gli anni futuri. Per quanto riguarda i progetti più prossimi, ho appena ricevuto una commissione per un'opera da camera che vedrà la luce a settembre prossimo al teatro Belli di Spoleto.







