La seconda edizione del Teatro Ostia Antica Festival, in programma dal 25 giugno al 18 luglio 2026, si presenta già come una conferma attesa e significativa nel panorama culturale romano. Durante la conferenza stampa al Teatro Argentina di Roma, cuore pulsante della Fondazione Teatro di Roma, a cui hanno preso parte figure istituzionali e protagonisti del mondo artistico come Francesco Siciliano, Francesco Rocca, Alessandro D'Alessio, Alessandro Onorato e il direttore artistico Luca De Fusco, è emersa con forza una visione condivisa: quella di un progetto culturale ambizioso che, dopo il successo della prima edizione, si consolida come una realtà concreta e necessaria.
Tutti gli interventi hanno sottolineato come il Festival torni quest’anno forte dei risultati straordinari ottenuti nel 2025, quando ogni appuntamento ha registrato il tutto esaurito. Un esito tutt’altro che scontato, che ha trasformato quella che inizialmente poteva sembrare una scommessa in una vera e propria vittoria culturale. Al centro di questo successo, la visione di Luca De Fusco, che ha saputo intuire le potenzialità di un luogo unico come Parco Archeologico di Ostia Antica, proponendone una riattivazione teatrale dopo oltre venticinque anni di inattività.
Un’intuizione che si inserisce nel solco di esperienze già consolidate, come quella del teatro antico di Pompei – la cui valorizzazione è stata anch’essa suggerita in passato da De Fusco – e che guarda idealmente alla grande tradizione del teatro classico rappresentata dall’INDA di Siracusa. L’obiettivo dichiarato è chiaro: riportare il dramma antico al centro della scena romana, restituendo alla città uno spazio capace di accogliere spettacoli di grande respiro in una cornice storica e paesaggistica di straordinaria suggestione.
Il valore simbolico dell’operazione è evidente. Rilanciare Ostia Antica significa non solo recuperare un sito di immenso pregio – già restaurato negli anni Venti del Novecento sotto la direzione dell’archeologo Guido Calza – ma anche ridefinire l’immaginario legato a questo territorio. Troppo spesso Ostia è associata a una narrazione negativa della romanità; il Festival si propone invece come strumento di riscoperta e valorizzazione, capace di restituire dignità e centralità a un luogo che può diventare un polo culturale di riferimento.
In questa direzione si inserisce anche l’idea, particolarmente apprezzata, di affiancare agli spettacoli delle visite guidate tematiche all’interno del parco archeologico. Un modo per coinvolgere il pubblico in un’esperienza immersiva e completa, in cui la fruizione del patrimonio storico dialoga direttamente con le drammaturgie messe in scena, creando un ponte tra passato e presente.
A definire concretamente questa visione è un programma che intreccia in modo coerente tradizione e contemporaneità, aprendo il Festival con Le Baccanti di Theodoros Terzopoulos, in scena il 25 e 26 giugno: un inizio emblematico, affidato a uno dei maggiori interpreti del teatro classico oggi. Il 4 e 5 luglio sarà poi la volta della Lysistrata diretta da Asterios Peltekis, spettacoli, entrambi, che suggellano simbolicamente il legame con la Grecia, culla della tragedia e della commedia antica. Il 10 e 11 luglio spazio alla danza con Requiem(s) di Angelin Preljocaj, una potente coreografia che mette in scena corpi sospesi tra finitudine ed eternità. A chiudere il Festival, il 17 e 18 luglio, sarà Alcesti diretta da Filippo Dini, a suggellare un percorso artistico che riporta il mito e la parola tragica al centro dell’esperienza teatrale, restituendo a Ostia Antica il respiro ampio e universale del grande teatro.
Il Teatro Ostia Antica Festival si configura dunque non solo come una rassegna teatrale, ma come un progetto culturale integrato, capace di coniugare spettacolo, valorizzazione del patrimonio e rilancio territoriale. Dopo un debutto segnato dal tutto esaurito, la seconda edizione si prepara a confermare – e forse ampliare – una scommessa già vinta.







