Francesco Guccini: Dizionario delle cose perdute

Il deflettore? Il fungo cinese? Se non sapete cosa siano, dovete chiedere a Francesco Guccini

A questi e molti altri dilemmi il celebre artista ha data ampia spiegazione con la presentazione del suo Dizionario delle cose perdute, moderatore un invidiatissimo Beppe Cottafavi.

Incontro con più di mille persone - aula gremita all'inverosimile e gente in piedi - per ascoltare la voce del cantAutore italiano (la A maiuscola non è un refuso) dall'inconfondile "r" arrotata che riporta alla memoria di tutti oggetti o esperienze che potrebbero effettivamente essere dimenticate, se non ritrasmesse vocalmente o trascritte come ha fatto, per nostra fortuna, Guccini, in questo secondo volume, paragonato dal presentatore e da alcuni quotidiani ad un 33 giri della letteratura. Numeri che appartengono più al concerto che alla presentazione letteraria, ma visto il calibro dello "scrittore" riteniamo siano assolutamente scontati.

Il traforo: Il gioco educativo infernale che ti veniva regalato dalla zia al posto della tanto desiderata pistola Susanna - racconta Guccini - e con cui ti diceva tua madre Vedi il tuo amico Renato? Ci ha costruito la Tour Eiffel! o la biro che scriveva rosso da una parte e blu dall'altra, regalata alla comunione e che tuo padre metteva in un cassetto, perché aspettiamo quando sarai più grande, che se no si rovina! E quando la prendevi fuori, ovviamente non scriveva più.

Le cartoline: immagini di un viaggio che solitamente scrivi con gli amici in un momento di euforia e che finiscono dentro una borsa fino al tuo ritorno dal posto esotico. La spedisco da qui - pensi - e poi le persone vedono il timbro di Borgo Panigale e credono che tu abbia fatto il figo facendo finta di partire. Collezionavo cartoline ed ho smesso quando per comprarne una mi chiesero 100mila lire perché era un esemplare raro. Raro?? Sarebbe raro se il fotografo avesse distrutto la lastra da cui è stata tratta la foto davanti a un notaio e fosse stata stampata in 500 copie autografe... ma così... via! Peccato - aggiunge - ne ho trovate anche scritte da mio padre ai miei durante il servizio militare. L'autoradio: quella estraibile, che se anche avevi un incidente e uscivi sanguinante dall'auto, portavi con te.

Oggetti di un passato al quale guardare con affetto, dalle sfumature molto autobiografiche, che insieme alle risate hanno strappato diversi commenti e molti "E' vero, mi ricordo" nel pubblico, assolutamente variegato per età. Ma non sono solo le frasi del libro a dar modo all'autore di parlare, perché come succede con le ciliegie "un ricordo tira l'altro" e c'è il tempo, in un'ora e mezza che sembra volare in pochi minuti, per raccontare della scatola di tè lasciata dagli americani dopo la liberazione, che venne poi "bollito" in un momento anglofilo delle superiori.

Il tè ha scadenza? Io l'ho bevuto dopo dieci anni, ma me lo sono sempre chiesto... e Valerio Massimo Manfredi, seduto accanto a Guccini, non può che essere contento del fatto che "non sia successo niente", interagendo con l'amico nei ricordi in un gioco del "Ah no, a casa mia succedeva così... ah sì, è vero, me lo ricordo anche io". Così come succede per questo "benedetto fungo cinese"... che ho rivisto poco tempo fa a casa di un amico... mi è tornato alla mente in un flash ed ho chiesto: che cos'è? Un fungo tibetano, mi hanno risposto. Proprio vero, le cose con il tempo cambiano!

Un unico neo, nell'ora e mezza passata ad ascoltarlo: Guccini non ha cantato, neanche quando sul palco lo ha raggiunto l'amico Guido De Maria, firma storica del fumetto. Un peccato veramente, ma cosa pretendere di più, considerato che non si è sottratto alla lunghissima processione di persone in fila a farsi autografare il libro?

giornalista
A 25 anni volevo lavorare nel mondo del Teatro. Ora ne scrivo con la stessa passione di allora, facendo molte incursioni nell'arte e meno nella musica.
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