Assassinio sull'Orient Express (recensione)

Uno dei più celebri romanzi della incontrastata "Dame" del Giallo in un diverso taglio. Piacerà a tutti?

Kenneth Branagh è Hercule Poirot
m&s - Kenneth Branagh è Hercule Poirot (foto © 20th Century Fox)

Nel 1934 il romanzo. Nel 1974 la versione cinematografica di Sidney Lumet, con un eccezionale cast corale capitanato da Albert Finney e composto dal meglio che si potesse scritturare allora. Nel 2010 l'altrettanto attenta versione televisiva con i famosi baffi indossati con la consueta eleganza da David Suchet (Sir David Courtney Suchet, aka Monsieur Hercule Poirot), probabilmente il miglior attore di ogni tempo al servizio di così tanto ingombrante personaggio. Si doveva poi attendere Kenneth Branagh - e la sua assoluta consistenza e consapevolezza artistica - perché il cinema riuscisse ad intraprendere una diversa strada, misurandosi con "l'altro" investigatore privato più famoso della letteratura mondiale e provare a darne una diversa quanto personale lettura. Chissà se anche la Signora Christie (solitamente polemica e insolitamente - per un inglese - diretta con gli attori) avrebbe gradito il taglio teatrale che Sir Kenneth Branagh ha dato ai baffi del suo protagonista?

Dopo un avvio che sembrerebbe annunciare forzati percorsi di riferimento ad altri (l'incipit di Gerusalemme), l'Assassinio sull'Orient Express diretto da Branagh - su sceneggiatura di Michael Green - trova la sua naturale collocazione (ovviamente!) nello spazio chiuso del treno, all'interno del quale si svolge tutta la drammaturgia, trasformando ogni carrozza e ogni scompartimento in una porzione di palcoscenico, con lo spettatore che assiste in posizione privilegiata, potendo usufruire esattamente di ogni particolare dettaglio di inquadratura e di ogni scelta poi operata successivamente con il montaggio (di Mick Audsley).

Un nuovo cast corale - non da meno dal precedente - messo nelle mani del regista (difficile opporsi a cotanto e celebrato nome) che ne ha plasmato le tante professionalità, asservendole ad una diversa interpretazione del famosissimo intreccio, così celebre che non riteniamo nemmeno necessario accennare alla trama. Per quei pochi che fossero all'oscuro basti sapere che viene commesso un omicidio all'interno di una carrozza, la sfortuna dell'assassino è che sul lussuoso treno viaggia anche Hercule Poirot. L'investigatore belga (nel doppiaggio italiano scompare la particolare connotazione linguistica, perché?) dovrà scoprire chi tra i 12 sospettati è il vero colpevole, aiutato, come sempre, solo dalle sue amate "celluline grigie".

Il Poirot di Branagh si scosta "volutamente" dai due precedenti, illustri ed ingombranti predecessori e lo fa acuendo (come era naturale attendersi, visto il profilo artistico del regista britannico), l'aspetto teatrale, privilegiando inquadrature ridottissime e meravigliosi scambi di battute. Bravissimi tutti gli attori impegnati, ed era logico aspettarseli così, anche se abbiamo particolarmente notato Willem Defoe e una meravigliosa Michelle Pfeiffer. Meno gradita, invece, l'uso della computer grafica e la presenza di scene d'azione che decontestualizzazone l'investigatore, ma anche questi sono gusti personali.

Chi ama il Poirot classico difficilmente troverà riscontri nelle nostre parole, preferendo riprendere in mano il romanzo originale e lasciare alla Signora Christie il compito di guidarne la fantasia, come sempre accaduto in quasi un secolo di pagine. Per tutti gli altri, basti sapere che in ogni caso il grande giallo in teatro funziona e funziona bene. E quando il teatro si incontra con certo cinema il piacere di visione non può sicuramente mancare. Anche se i baffi non sono quelli di ordinanza e la tipica camminata a passettini si è perduta nei meandri dell'adattamento.

Il film ha superato, come incasso, la ragguardevole cifra di 330 milioni di dollari. In Italia ha totalizzato più di 13 milioni di euro e sono vicinissimi i 2 milioni di spettatori, di conseguenza avremo prossimamente il capitolo successivo, come annunciato nel finale. Stavolta, quasi sicuramente, "protesterà" chi ha amato Peter Ustinov, pancia inclusa. Ma siamo sicuri che sarà così? (Si ringraziano QMI Interactive e l'ufficio stampa di 20th Century Fox per la fornitura di dati statistici e immagini)

ASSASSINIO SULL'ORIENT EXPRESS (2017)
regia Kenneth Branagh
sceneggiatura Michael Green
con Kenneth Branagh, Michelle Pfeiffer, Penélope Cruz, Willem Dafoe, Judi Dench, Johnny Depp...  
fotografia Haris Zambarloukos
montaggio Mick Audsley
musiche Patrick Doyle
durata 114 minuti

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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