Sharknado, la serie completa

Nel momento in cui scriviamo questo aggiornamento, Asylum sembrerebbe ancora decisa a non proseguire. Speriamo che non cambi idea!

immagine elettronica di squali volanti
m&s - una scena di Sharknado (fonte Chili)

Tutto ebbe inizio nel 2013, nel momento in cui una piccola casa di produzione e distribuzione americana, The Asylum, specializzata nel low budget (low al limite dell'imbarazzo) propone agli spettatori del canale via cavo Syfy un nuovo titolo, Sharknado, nato dall'unione (di sicuro non mancano di fantasia) tra squalo (shark in inglese) e tornado. La regia è firmata da Anthony C. Ferrante, il soggetto è di Thunder Levin, protagonisti Tara Reid e Ian Ziering (quest'ultimo noto alle adolescenti degli anni '90 per la partecipazione nella serie Beverly Hills, 90210). Tanta precisione è necessaria, perché in futuro i "responsabili" non possano poi smarcarsi e dichiararsi estranei alle loro colpe.

Nel giro di pochissime ore dopo la prima messa in onda (tante altre ne seguiranno poi) la casa di produzione si attira addosso più di 600.000 insulti social, principalmente via Twitter. La tempesta (termine attinente visto il soggetto trattato), come spesso succede scatena una fortissima attenzione mediatica e un involontario traino pubblicitario totalmente gratuito. Tutti vogliono vedere Sharknado per rendersi conto se quanto scritto corrisponda a verità. L'ironia prevale e gli "insulti" sono anche spassosi, prendendo il sopravvento sulla bassa qualità del film. Il fenomeno è tale che James Poniewozik, critico del Time, avrebbe scritto questa frase: "ero in ferie, ma ci sono casi in cui un giornalista non può ignorare la chiamata al dovere: omicidi, guerre e sharknado". E sono molti i critici e addetti ai lavori che si allineano alla "missione".

Per chi finora avesse ignorato l'esistenza degli Sharknado (vivendo ugualmente bene), ci limitiamo a riassumere che si racconta di un tornado che non ha nulla di meglio da fare che sollevare in aria dall'oceano centinaia e centinaia di squali, in questo caso giustamente inferociti e affamati, e sbatterli sulla costa statunitense dove le povere bestie, fuori dall'acqua, ruggendo e muovendosi sulle loro pinne, possono mangiarsi tutti gli umani che incontrano, oppure ingoiarli al volo cadendo a terra, ovviamente in aria le pinne si sono trasformate in ali. Ian Ziering è l'eroe che, armato di motosega, deve battersi contro la pioggia di squali. Assolutamente da ricordare e consegnare ai posteri la scena dell'uccisione di uno dei tanti animali ruggenti da parte del novello Geppetto (fortunatamente né Carlo Collodi, né Walt Disney hanno dovuto assistere).

Inutile nascondersi dietro un dito, il trash sublimato a questi livelli di eccellenza è virale e non trattenibile. Veniamo così a conoscere una linea produttiva specializzata nelle improbabili commistioni biologiche, troppo ardite anche per il peggior scienziato pazzo. Altre chicche: l'incrocio tra squali e polpi, Sharktopus, di Declan O'Brien (2010), addirittura prodotto da Roger Corman; oppure l'introvabile Shark in Venice del 2008, per la regia di Danny Lerner; il "bellissimo" Piranhaconda, incrocio ovviamente tra un piranha ed una anaconda, un mostro con le dimensioni più del drago e comunque sempre ruggente (deve essere una costante nelle loro scelte di costruzione dei protagonisti). Il genere presidiato ha il nome di "mockbuster" e individua un filone narrativo dove di base ci deve essere un grande successo di produzione altrui, di cui viene storpiato titolo e ambientazione, per poi replicarlo all'infinito con un budget paragonabile alla spesa del caffè durante le pause nei film veri.

Il catalogo della Asylum è ricchissimo, peccato che la maggior parte di queste "opere" siano finora rimaste confinate al mercato americano e siano quindi di difficile reperimento, se non in lingua originale e con qualche difficoltà in più. Ma con un leggero sforzo il ruggito dello squalo si riesce a capire. Degno di nota, ma solo sulla base del titolo, anche "Frankenfish", del 2004, regia di Mark Dippe'. E la lista sembra non finire mai. Non potevamo infine esimerci dal recuperare uno Sherlock Holmes (2010) a dir poco imbarazzante, diretto da Rachel Lee Goldenberg. In questo film il povero investigatore si trova suo malgrado a confrontarsi con dinosauri meccanici e ovviamente ruggenti (anche ad Arthur Conan Doyle è stato risparmiato l'omaggio).

E visto che al male non c'è mai fine, ma solo una costante evoluzione, alla Asylum hanno pensato bene di proseguire deliziandoci con un numero due (sottotitolo: a volte ripiovono) nel 2014; il numero tre nell'anno successivo (nel cast arrivano Bo Derek e David Hasselhoff); il quarto episodio è del 2016; il quinto (Global Swarming) è del 2017, qui compare Dolph Lundgren; finalmente l'ultimo nel 2018. Non dovremmo avere sorprese ulteriori, visto il titolo rassicurante L'Ultimo Sharknado: Era ora! All'enorme sequenza di denti affilati e bocche spalancate si unisce un gioco elettronico (non più disponibile), un libro (sì, anche quello), un fumetto e due documentari: Feeding Frenzy e Heart of Sharkness, entrambi del 2015. Per dovere di precisione non possiamo non citare Scotty Mullen, come coautore del "soggetto" degli episodi 5 e 6. Tacciamo sulle trame che hanno preso la strada della involontaria parodia: far ridere non è facile e qui vale invece la regola del visto il primo, visti tutti. Forse appena degna di nota l'invasione volante degli squali di New York nel secondo e poco più.

Chi volesse aprirsi a questo mondo, ha la possibilità di farlo comodamente in casa propria e in lingua italiana. Il portale Chili (https://it.chili.com) li ha tutti, i primi quattro Sharknado in questo momento anche in visione gratuita, con una richiesta economica veramente irrisoria per gli ultimi due. Poco più alto l'esborso (2,99 euro, a nostro parere spesi bene) per i due video aggiuntivi. E non sono nemmeno gli unici titoli Asylum presenti, se vi doveste successivamente appassionare avrete molto altro a disposizione delle vostre serate ruggenti. Attenzione: noi non ci riterremo responsabili di quello che potrete vedere, il nostro dovere era squisitamente quello di fare cronaca giornalistica. Qualcuno doveva pur farlo!


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giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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