Ausmerzen. Vite indegne di essere vissute

Prima della transumanza, gli agnelli, le pecore che non reggono la marcia vanno soppressi

Marco Paolini
m&s - Marco Paolini (foto © media & sipario)

Come ogni anno, nel Giorno della Memoria, decidiamo di sfogliare il nostro archivio per ricordare ai lettori e a noi stessi le tante, troppe, assurdità dell'uomo. Abbiamo scelto il racconto di Marco Paolini, l'anno di nostra prima pubblicazione è il 2012.

Ci troviamo nella sala delle Barrique della Cantina Cardeto di Orvieto, uno scenario particolare per un incontro che non è letterario, anche se si parla di un libro; non è televisivo, anche se questo racconto è stato trasmesso su La7 ed è presente Giovanni Stella, amministratore delegato dell'emittente; non è teatrale, anche se si parla di uno spettacolo, del quale Marco Paolini è autore ed unico interprete.

Ausmerzen. Vite indegne di essere vissute (2012, Giulio Einaudi Editore) è tutto questo ma anche altro, è una storia di vita e di morti recenti, che si fatica ad accettare anche solo in forma di racconto, ma soprattutto è ancora molto difficile, anche storicamente, da interpretare. E' difficile capire, sia per chi guida la narrazione, sia per chi ascolta, come sia stato possibile decidere che il diverso è inutile, dannoso e costoso, e va quindi eliminato in maniera così fredda e sistematica. E' difficile capire, per noi che ascoltiamo, come una intera classe medica, suggeriamo come ulteriore approfondimento la lettura de I medici nazisti di Robert Jay Lifton (Rizzoli, 1988), abbia potuto dimenticare il "giuramento di Ippocrate" e dedicarsi con burocratica precisione a "somministrare" esclusivamente morte, annotando scrupolosamente i "risultati" ottenuti. A volerlo guardare con gli occhi del "poi", un prodromo del successivo massacro dai numeri ancora più devastanti. A volerlo guardare con gli occhi della musica: "Io chiedo quando sarà Che l'uomo potrà imparare A vivere senza ammazzare E il vento si poserà". E quel vento sembra destinato ad agitarsi o in eterno o ad avvenuta estizione dell'umanità.

Marco Paolini, con la collaborazione di Mario Paolini (autore di contributi sul testo) e l'introduzione del prof. Giuseppe Della Fina, porta con sé il pubblico presente a respirare le atmosfere della Berlino nazista, riporta alla memoria fasi storiche per molto tempo sottaciute e minimizzate, che fanno sì che ogni persona si interroghi e cerchi una propria assoluzione, una propria sostanziale ed assoluta differenza tra sé e gli altri, una scusante che però si riduce ad una semplice quanto banale affermazione: ma io non sono così. Come se fosse sufficiente questo ad evitare il ripetersi di quanto accaduto appena 80 anni fa e commesso da persone che si dicharavano essere come noi, capaci di gesti affettuosi verso i propri figli e aberranti verso quelli degli altri. Abbiamo un altro suggerimento, stavolta visivo: Il bambino con il pigiama a righe (2008, di Mark Herman).

Il silenzio costituisce la base costante agli sguardi e alle parole di Paolini, unico rumore percepibile quello della ventilazione forzata della sala che ospita la conversazione, un rumore che però va accettato, tollerato, che non deve disturbare, "quello che può dare fastidio a noi, fa bene al vino" riflette intelligentemente Paolini in un raro momento di "alleggerimento". Il rumore si trasforma così in elemento scenico, ritmico, dà il senso della vita che non si interrompe e, malgrado ogni nefandezza compiuta dall'uomo contro l'uomo, continua a sopportare e ad andare avanti. Così, malgrado la temperatura corporea dei presenti disturbi la qualità del vino, la ventilazione ristabilisce il giusto equilibrio, le botti ed il prezioso contenuto possono - come tutti - ascoltare quello che viene raccontato, sottolineando il luogo con un lieve profumo che serve anche ad alleviare il senso di pesantezza che inevitabilmente si può (e si dovrebbe) provare.

Una conversazione di grandissimo impatto, un racconto in forma video andato in onda sull'unica televisione che ha accettato di ospitare Marco Paolini per più di due ore e di farlo senza interruzione pubblicitaria, malgrado sia un canale commerciale. E' il succo dell'intervento di un soddisfatto Giovanni Stella, che si era autodefinito, in altre occasioni, "cinico e arido", ma che evidentemente così non deve essere, per aver voluto proporre un servizio pubblico da parte di chi pubblico non è. Lo spazio temporale occupato dall'evento è di circa 80 minuti, ma vola via con la stessa intensità del racconto televisivo e al termine lascia il "piacere" di aver ascoltato qualcosa di importante. Abbiamo la sensazione che era necessario esserci, che veramente noi non siamo e non saremo mai così. Ma questa è più una speranza, anche se faremo di tutto per non essere mai smentiti. Anche questo ricordare è un modo.

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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