Handel & Hendrix in London

Georg Friedrich Handel ha vissuto a Londra, idem Jimi Hendrix, ma addirittura nella stessa casa

Handel & Hendrix in London
m&s -Handel & Hendrix in London (foto © media & sipario)

Jimi! Scendi che la cena è pronta. Con l'occasione, che ne pensi di questa composizione? / Non è male, ma manca di elettricità. Ti ci metto un riff

Al numero 23 di Brook Street, a Londra, è possibile con un solo biglietto d'ingresso transitare dai suoni barocchi del '700 a quelli elettrificati del '900. Si passa, solo salendo pochi gradini, dalla spinetta di Georg Friedrich Handel alla Fender Stratocaster di Jimi Hendrix. Ci troviamo in ogni caso di fronte a due eccellenze che in vita (quella del secondo molto, troppo breve) hanno condiviso lo stesso caseggiato, oggi ovviamente trasformato in museo, perché l'abitazione del primo e l'attico del secondo sono state realmente separate da un soffitto e da un solo piano di scale. Che ci siano stati tra loro anche circa 200 anni di distanza, a noi poco importa. E' più divertente immaginarli, una volta a casa di uno e una a casa dell'altro, a confrontarsi sul reciproco modo di fare musica.

Poiché si entra dal piano terra, come è giusto che sia, andiamo nello stesso ordine. Una volta fatti i biglietti in quella che probabilmente era originariamente la cucina, accediamo al primo piano, che assieme al secondo è stato casa di Georg Friedrich Handel a partire dal 1723. La musica di sottofondo che accompagna la visita, totalmente libera quindi possiamo indugiare dove e come vogliamo, è ovviamente del compositore tedesco, poi naturalizzato britannico, ed aiuta, dal punto di vista sonoro, nella "navigazione" dei vari ambienti, non molti per la verità e nemmeno troppo grandi, lo stile inglese dell'epoca e del tipo di casa non consentiva di avere ampi saloni di rappresentanza, almeno al prezzo annuale di 50 sterline, quanto pagato da Handel nel 1742. Non c'è elettricità, né riscaldamento, impianto idraulico o bagno.

Piacevole il fatto che venga incentivata la presenza di musicisti e studenti che possono con il loro strumento esibirsi nei luoghi in cui il compositore scriveva e provava le sue partiture, fantasticando sulla presenza dell'artista in loro ascolto, magari anche prodigo di consigli. E' in ogni caso significativo del modo in cui dovremmo vivere tutti la musica vedere custodie di flauto e di chitarre elettriche assieme nelle stesse scale. Chiunque voglia può poi sedersi, in Casa Handel, ed ascoltare i micro-concerti che vengono proposti. Il personale, gentilissimo, è comunque sempre pronto a fornire ulteriori spiegazioni, anche sui ritratti appesi alle pareti.

Inutile mascherare che il nostro interesse principale sia per l'inquilino dell'attico, non saremmo credibili. Saliamo quindi al terzo piano (tecnicamente ci troviamo al 25 di Brook Street). Il suono e l'epoca cambiano nettamente, ci accoglie la versione elettrica di "Hey Joe" come sottofondo, niente più pianoforte, ma chitarra elettrica e amplificatore Marshall. Anche in questo caso siamo di fronte a stanzette, ma è quello che raccontano e fanno immaginare ad ogni amante del rock che rende la nostra visita così suggestiva.

Le giacche, il cappello nero, le piume, liquori, tanti mozziconi di sigaretta, il letto dove Hendrix amava ricevere amici e colleghi, scrivere e concedere interviste, una chitarra elettrica fissata al muro (purtroppo solo una replica) ed una acustica sul letto, anche questa è una copia, ma d'altra parte chi si fiderebbe a lasciare incustoditi strumenti dal valore di milioni di dollari?. Tappeti ed altri oggetti comprati al mercatino di Portobello Road, per quella che era, aveva detto alla fidanzata, "la mia prima vera casa". Un po' di confusione da artista, ma forse la signora delle pulizie, dopo essere andata a casa Handel, non aveva fatto in tempo a salire su.

Una stanza è dedicata ai suoi dischi, ovviamente verifichiamo quali abbiamo in comune, con una forte presenza di Bob Dylan e l'immancabile presenza del "Sgt. Pepper" dei Beatles. Molto blues, ma anche il "Messiah" del vicino di casa. Benché lo spazio sia esiguo ci facciamo tutti suggestionare dal pensiero che per un periodo breve della sua vita il più grande mancino che abbia mai incontrato la corda di una chitarra abbia vissuto quelle stanze e vi abbia scritto la propria musica.

I pannelli e le foto ci raccontano la sua carriera, i dischi e i concerti (praticamente uno ogni sera) e, purtroppo, anche la morte, avvenuta il 18 ottobre del 1970, in un albergo londinese. Della sua enorme importanza musicale sono testimoni appena tre album, tanti singoli, ma soprattutto le due eccezionali esibizioni di Monterey, con gli Experience nel 1967, e di Woodstock, due anni dopo. E' anche transitato dall'Italia, nel maggio del 1968, come raccontato dal volume Hendrix '68 - The italian Experiece, ma senza lasciare lo stesso segno indelebile.

Il fatto che Jimi Hendrix sia entrato nel "mito" lo dimostra anche l'età dei visitatori che incontriamo nel suo appartamento: sono rappresentate tutte le possibile anagrafiche, dai ventenni o poco più, agli ultra sessantenni, con strumento a tracolla o senza. La musica quando è Musica non soffre mai di barriere generazionali. Per organizzare la vostra visita: https://handelhendrix.org.

Luciano Lattanzi

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
Change privacy settings