Tom Hooper's Cats (review)

Accolto tiepidamente dagli spettatori e poco gradito dalla critica è nei cinema il Cats di Tom Hooper

Cats
m&s - Cats di Tom Hooper (foto © Universal Pictures)

Accompagnata da un cast artistico indubbiamente di alto profilo - tra cui Judi Dench, Ian McKellen, Taylor Swift e la prima ballerina del Royal Ballet Francesca Hayward - la sesta trasposizione cinematografica di un musical di Andrew Lloyd Webber (non possiamo non citare Jesus Christ Superstar di Norman Jewison, del 1973, e Evita di Alan Parker, del 1996) rischia di essere un robusto quanto sulla carta inaspettato flop.

Ad oggi, il botteghino non premia lo sforzo produttivo della Universal Pictures (il film dovrebbe essere costato attorno ai 95 milioni di dollari), ma soprattutto è la critica americana ad essere (quasi) concorde, sconfinando in alcuni casi nella satira più feroce, come il "Bau" del Detroit News o nel cattivissimo titolo "CATS is the worst thing to happen to cats since dogs" del The Beat. Suggeriamo la lettura di un bell'articolo del Post, dove molto è stato raccolto e tradotto, per scoprire delle recensioni che - anche a nostro giudizio - meritano più del film (che comunque abbiamo visto): ce ne sono altre veramente spassose (ma è facile dirlo, visto che non abbiamo prodotto noi il film).

Battute a parte - alcune delle quali espresse da chi ha ammesso di non aver mai visto il musical in teatro - è l'indice di Rotten Tomatoes, celebre aggregatore di recensioni, a decretare, almeno nelle prime due settimane di permanenza nelle sale, lo scarso gradimento generale ottenuto dal progetto. Cats ha infatti raggranellato solo il 19% di pareri positivi e, se quanto pubblicato dalla stampa americana corrisponde alla realtà, a breve verrà rieditato, e non che ci sia nulla di male in questo, visto che comunque si parte da uno spettacolo teatrale (di successo planetario). È quindi possibile che il pubblico italiano assisterà a qualcosa di altro, anche se noi abbiamo appena visto la versione "in scena" nei cinema britannici in questo periodo e a questa facciamo riferimento. In Italia dovrebbe arrivare attorno a febbraio di quest'anno.

In una Londra disabitata da umani, l'unico personaggio in scena - ma per pochi minuti - è la cattiva signora che si sbarazza della micetta Victoria (Francesca Hayward), permettendo così al pubblico delle sale (cinematografiche) di assistere - oggi - alla trasposizione in digitale (secondo noi troppo digitale) del musical di Andrew Lloyd Webber del 1981, a sua volta ispirato dall'opera "Old Possum's Book of Practical Cats", 1939, di T.S. Eliot.

Victoria si imbatte - in stile "La gabbianella e il gatto" - in una comunità di randagi, i Jellicle Cats, con i quali condividerà una lunga e faticosa avventura, il cui momento topico è costituito dal momento in cui verrà scelto il gatto degno di ascendere all'Heavyside Layer. Come ogni grande favola che si rispetti c'è un "super cattivo", Macavity (Idris Elba) a cui contrapporre la magia di Mr. Mistoffelees (Laurie Davidson) e una vecchia gatta scacciata, Grizabella (Jennifer Hudson), che poi si riscatterà cantando la hit delle hit "Memory".

Dal primo minuto di visione make-up e costumi conquistano chiunque per bellezza e accuratezza (basti vedere la perfezione delle orecchie dei gatti). La sceneggiatura (firmata da Lee Hall e dallo stesso regista) è un altro punto di forza, lineare e chiarificatrice del ruolo e dei comportamenti dei felini protagonisti, si apprezza molto lo sforzo di costruire un vero e proprio racconto, partendo da una raccolta di poesie. È nell'uso della computer grafica che il lavoro raccoglie maggiori perplessità. La CGI sembra prendere il predominio a scapito della resa di performer e attori, che ne diventano così succubi.

Il film risente di un taglio visivo eccessivamente burtoniano (Alice in Wonderland, 2010), ma non riesce ugualmente ad incontrare il gusto dei bambini (il racconto anche se ottimamente spiegato è per i piccolissimi troppo difficile), allo stesso modo l'esteta del musical non può essere catturato da arrangiamenti e voci che risentono naturalmente del paragone con la versione "live" teatrale.
Si attende il momento di "Memory" per quell'esplosione di adrenalina e coinvolgimento che invece non riesce a passare lo schermo e il bellissimo quadro del "gatto della ferrovia" non è sufficiente ad appagare le aspettative del "webber fan". Anche decidere di far diventare da micione a miciona Old Deuteronomy (personaggio affidato al Premio Oscar Judi Dench), con l'ovvio cambiamento di voce per l'ultima canzone non può trovare il consenso dei "puristi" (bisogna però riconoscere che a questa categoria di spettatori basta veramente poco per storcere il naso).

Chi fa non può sicuramente trovare - o cercare - suggerimenti da chi non fa, sarebbe troppo facile, ma abbiamo avuto l'impressione che nel tentativo di portare nei cinema quanto più pubblico possibile (bambini, amanti del musical, spettatori generici, chi passava da lì), si sia dato vita ad un prodotto allo stesso tempo adatto a tutti, ma dal target troppo poco definito e che quindi non accontenta nessuno. Vedremo, poi come andrà in Italia. Come già annunciato (e sembrerebbe confermato dal regista), si stanno mettendo le mani sul montaggio, ne aspetteremo i risultati, allo stesso tempo controllando se il botteghino, come si spera per chi ha investito, prenderà un andamento diverso.

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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