La Casa di Lucio Dalla a Bologna (visita)

Il “Vittoriale” bolognese si trova in Via Massimo d’Azeglio. Non ci deve essere necessariamente un anniversario per una visita

Casa Dalla a Bologna
m&s - Casa Dalla a Bologna (foto © media & sipario)

Nel 2015, a tre anni dalla scomparsa, la Fondazione Lucio Dalla decide di aprire al pubblico l’abitazione-studio del cantante bolognese, solo Lucio per gli amici, con visite guidate e per un numero limitato di giorni. Con gli anni le aperture (salvo nel periodo della pandemia) sono aumentate coprendo, attraverso un calendario ben delineato, tutto l’anno. Noi avevamo già avuto il piacere di visitare l’abitazione del cantautore nel signorile palazzo (prima Palazzo Gessi, poi Fontana e infine Gamberini) di Via Massimo d’Azeglio, nel centro del capoluogo emiliano, proprio in occasione della prima apertura ma, quando è possibile, amiamo tornarci per immergerci nell’atmosfera così “piena” di arte del suo rifugio.

L’impressione, ad ogni visita, è più o meno sempre la stessa seppure, ogni volta, si colgano nuovi particolari, magari grazie anche alla diversa guida che accompagna i visitatori nel percorso: pare, di primo acchito, di entrare in un più contenuto Vittoriale bolognese, una casa di “d’annunziana memoria” che affascina per la densità, non solo di oggetti e opere d’arte, ma anche e soprattutto per la “pienezza” di sensazioni, ricordi, emozioni che pervadono tutte le stanze.

Il Vittoriale (a Gardone Riviera) di Gabriele D'Annunzio ha la stanza del Mascheraio, della Musica, del Mappamondo, delle Reliquie; in quella di Dalla ci sono la Sala dell’Esibizionista, la Stanza del Re, la Sala delle Colonne, la Sala Caruso, del Presepe, quella dei Giochi. Una casa colma, quasi traboccante, di oggetti, di immagini, di opere d'arte, di libri, come la vita del cantautore è stata piena, quasi debordante e sicuramente a suo modo “borderline”. Il rifugio, una "tana", come l'hanno chiamata molti dei suo amici, alla quale ci si accosta con la sensazione che il cantautore sia ancora presente e che debba, da un momento all'altro, affacciarsi alla porta per chiedere come mai il visitatore sia ancora in attesa sull'uscio.

Le stanze sono ampie e nel contempo appaiono piccole, nonostante gli alti soffitti affrescati, perché, come spesso accade nell'architettura bolognese del centro storico, si intersecano l'una all'altra. Anche l’intervento del proprietario che comprò diverse delle unità abitative nelle quali era stata a suo tempo “smembrata” l’antica dimora ha contribuito all’idea dell’intreccio e della fusione tra gli ambienti, un parallelismo con la fusione e l’amalgama degli oggetti tra il sacro ed il profano dei quali Lucio Dalla amava circondarsi. Stanze dense di sensazioni, impregnate di ricordi, di storie.

Se io fossi un angelo / chissà cosa farei / alto biondo / invisibile / che bello che sarei / e che coraggio avrei / sfruttandomi al massimo / È chiaro che volerei / Zingaro, libero… 

Ha scritto Francesco Freyrie: "Ha passato la vita a collezionare storie. L’Ottocento russo, la transavanguardia italiana, le icone, i bastoni da passeggio, i pianoforti, i mobili, ma soprattutto le persone: camminava per strada, guardava i ragazzi giocare a flipper nei bar e li incorniciava dentro una strofa. Rubava le loro vite per poi restituirgliele vestite a festa. Ma teneva sempre qualcosa per sé, un piccolo regalo". Un mix di bizzarrie, eccentricità e di memorabilia che dipingono un perfetto autoritratto del cantautore. Un uomo che aveva scoperto durante le vacanze adolescenziali il sud Italia e che ne era stato così avvolto da sentire e dichiarare di avere l’anima divisa in due: “E’ stato durante queste vacanze da emigrante alla rovescia, che è avvenuta in me la spaccatura tra due diversi modi di vivere. Così oggi mi ritrovo con due anime; quella nordica (ordinata, efficiente, futuribile, perfezionista, esigente verso di sé e verso gli altri) e quella meridionale (disordinata, brada, sensuale, onirica, mistica). E’ nel sud che sono diventato religioso, di una religiosità forsennata, irrazionale, pagana”.

Fotografie della madre e oggetti a lei appartenuti come la macchina da cucire con cui lavorava -  Iole Melotti era sarta -  ma anche oggetti legati al fumo (“Non aspiro, potrei smettere domani”), fotografie di Stefano Cantaroni, dipinti dell’espressionismo tedesco, ceramiche partenopee, ritratti (tanti!), un pezzo del muro di Berlino, gli strumenti musicali, foto degli sport del quale era appassionato e ai quali si dedicava. Nonostante l’altezza (era 156 cm) si vantava di essere un ottimo playmaker a basket e di non sbagliare una conclusione da tre e tra le foto appese spicca quella sul campo con Augusto Binelli (214 cm). D’altra parte era tifoso della Virtus  come del Bologna, e allo stadio Dall’Ara è stato mantenuto libero il posto del suo abbonamento (vicino all’amico Morandi). In ogni stanza pare che il padrone di casa sia ancora presente, che debba trovarsi all'interno di qualche nascondiglio e che scruti chi si aggira per le stanze attraverso le foto e i dipinti che lo ritraggono, pronto a farsi gioco delle persone che sembra gli stiano organizzando una festa, pensando e sperando che non se ne accorga.

Ci si muove con accortezza, cautela, in un percorso guidato che si vorrebbe potesse essere più libero per avanzare, ma anche per tornare indietro e magari scoprire qualcosa che non si era visto. Sarebbe piaciuta a Lucio Dalla tutta questa gente in casa propria? Noi crediamo di sì, come gli sarebbe piaciuta anche la sua via con le vetrine "vestite" a festa in suo onore, le persone in processione davanti alla sua casa o a suonare il pianoforte in piazza De' Celestini (la piazza sulla quale si affaccia una delle sue finestre e da dove poteva guardare la chiesa dove era stato battezzato). Ne avrebbe "rubato" immagini ed impressioni e probabilmente le avrebbe trasformate in una canzone, sorridendoci sopra e chissà che non lo stia facendo, assieme a quegli “angeli” così presenti nelle sue canzoni.

Terminata la visita, viene spontaneo, ogni volta, guardare l’ora e capire se c’è ancora tempo per un ultimo saluto alla sua dimora attuale, il Cimitero Monumentale di Bologna, per rendere omaggio al cantante di Piazza Grande e magari lasciargli sulla tomba un sasso dipinto, come fa ogni mese una sua fan. Ciao Lucio!

giornalista
A 25 anni volevo lavorare nel mondo del Teatro. Ora ne scrivo con la stessa passione di allora, facendo molte incursioni nell'arte e meno nella musica.
Change privacy settings