Diego Ruiz è una Mente Comica

Che sia un autore e attore molto divertente è fuori di dubbio, ma stavolta scriviamo di altro

Prosegue il nostro approccio al mondo delle professioni teatrali meno evidenti al pubblico, ma non per questo meno fondamentali. Diego Ruiz è uno dei titolare dell'agenzia Mente Comica, una realtà oramai consolidata nel mercato della distribuzione teatrale italiana, creata nel lontano 2012 dall'unione di intenti tra Diego Ruiz (direttore artistico) e Mauro Paradiso (responsabile tecnico-organizzativo). Abbiamo approfittato della cortesia del primo per una chiacchierata sul ruolo del "distributore".

Che funzione ha il distributore per uno spettacolo teatrale?
Rappresenta un ruolo fondamentale, perché senza la distribuzione lo spettacolo è come se non esistesse. Non prende vita.

In che senso?
Nel senso che, a meno che lo spettacolo non venga fatto solo per la città di origine della produzione, poi deve “girare” ed è fondamentale questo per la sua vita futura. Oltre tutto la distribuzione è anche molto importante per l’aspetto economico-produttivo. Se si va in scena per pochi giorni e solo in una città, a mala pena si recupera una parte delle spese, quindi interviene la distribuzione, la vendita ai teatri. E' un modo per dare visibilità ed un senso all'impresa.

Possiamo azzardare, impropriamente, che la sua sia un'agenzia di commercio teatrale?
Il ruolo è assolutamente commerciale, sicuramente, ma non solamente. In ogni caso va fatta una scelta commerciale per avere degli spettacoli vendibili, che abbiano, allo stesso tempo, quella fondamentale componente di qualità che è la base stessa della loro vendita e comunque rispondano alle esigenze del mercato teatrale.

Mente Comica è una realtà oramai consolidata nel settore, anche se giovane...
E' consolidata perché oramai sono 7 anni che è in attività e possiamo dire di essere abbastanza inseriti nel mercato. Allo stesso tempo è una struttura ancora giovane perché, essendo nata solo 7 anni fa, abbiamo come riferimenti e clientela la nuova generazione del teatro nazionale. Difficilmente riusciamo ancora a entrare su strutture più “storiche” che hanno loro rapporti consolidati da decenni.

È un rapporto di fiducia che ha bisogno di tempo...
E’ essenzialmente un lavoro di pubbliche relazioni e quindi fatto di rapporti umani diretti. Poi molto dipende anche dagli spettacoli di cui ci si occupa. Non si può pensare di aprire un’agenzia e subito lavorare in maniera continua. Intanto c’è un discorso di credibilità nei confronti delle produzioni che ci affidano i loro prodotti. Una credibilità e affidabilità che vengono anche con l’esperienza. La stessa cosa succede con i teatri che devono acquisire gli spettacoli che proponiamo: i primi anni sono di rodaggio, per tutti. Poi, come tutti gli altri mondi lavorativi, anche questo è fatto di persone serie e meno, ci si deve far conoscere per costruire un rapporto professionale. Poi subentra il discorso commerciale, ma è chiaro che i rapporti si consolidano anno dopo anno.

Come avviene il passaggio dello spettacolo dalla produzione al distributore?
Va scisso in due modi diversi. Ci sono le produzioni con le quali si ha un rapporto di lavoro costante, con cui anche in fase di progettazione si lavora assieme, decidendo assieme quale spettacolo fare, il cast, la fascia di mercato su cui proporsi, ecc. Poi ci sono dei rapporti di pura collaborazione esterna, con la produzione che mi manda il materiale...

Volendo dare numeri, parliamo di...
Circa un centinaio l’anno, attualmente. In questi casi, per prima cosa, cerco di valutare che tipo di lavoro si riesce a sviluppare con quello spettacolo. Anche perché, come agenzia, accettare uno spettacolo che poi non lavora, è solo un costo e una grande fatica. Dobbiamo quindi fare una valutazione e selezione.

E una volta individuato lo spettacolo adatto?
Affidata la distribuzione, contattiamo i teatri e ad ogni trattativa, mi interfaccio con la produzione per valutarla. Anche in questo caso è una forma di collaborazione molto importante: distribuzione e produzione devono sempre lavorare assieme. La distribuzione, per chiarire, non si occupa solo della vendita dello spettacolo, ma di tutta la parte burocratica che ogni vendita richiede, l’invio dei materiali, l’accordo con il teatro su quando arriveranno i tecnici, l’aspetto organizzativo. Siamo il tramite tra il teatro e la produzione sotto ogni aspetto. C’è tutto un insieme di cose da fare, su cui si lavora tutto l’anno, non solo quando lo spettacolo è in tournée. Poi c’è l’aspetto contrattuale e, soprattutto, i pagamenti. Il rapporto è costante e continuo: io con le mie produzioni mi sento praticamente tutti i giorni.

Mi sembra di capire che non si può distribuire un numero infinito di spettacoli, ma solo quelli di cui si riesce ad occuparsi
Nel momento in cui ti prendi in carico uno spettacolo, almeno moralmente, dovresti riuscire a garantire alla produzione un "tot" di date, per cui più proposte fai e più devi spalmarle. Rischi di fare 2/3 serate per spettacolo non accontentando nessuno. Quando faccio la mia squadra, cerco di non prendere spettacoli che vadano in concorrenza l’uno sull'altro e li propongo ai teatri in base alla loro programmazione, ma non si mandano 100 proposte. Si mandano le 3/4 che si ritiene siano giuste per quel tipo di teatro e che non siano in concorrenza tra di loro.

Ci sono teatri più adatti a certi spettacoli che altri?
E’ un grave errore non rendersi conto di fare proposte sbagliate, in questo modo non si ottiene l’attenzione del tuo interlocutore. Io faccio sempre un lavoro, anche lungo, quando tra febbraio e marzo inizio a fare le varie proposte ai teatri: mi guardo, sala per sala, la programmazione dell’anno precedente. Poi cerco di mettermi nei panni del direttore artistico e mi dico: "se io ho scelto questo l’anno scorso, per quest’anno cosa potrei prendere?" Sulla base di questa valutazione faccio le mie proposte. Secondo me è sbagliato proporre spettacoli che in quel tipo di teatro non si faranno mai.

È vero che questi lavori si possono fare solo si ha calcato un palcoscenico?
Di agenzie ce ne sono tante e credo siano poche quelle che hanno un attore come distributore. Posso dire che facendo l’attore, vado in molti teatri e questo mi consente di stabilire rapporti di conoscenza diretta con la direzione, anche questo aiuta. Chiaramente per fare questo lavoro, devi conoscere un po' tutti i meccanismi, non necessariamente devi essere un attore, ma aver lavorato dietro le quinte, sì, anche per capire quali sono le problematiche e le esigenze di tutti, sia della produzione che del teatro. E questo ti aiuta a risolvere i tanti piccoli problemi che si possono creare, e se ne creano continuamente. Poi amo talmente tanto questo mondo che mi piace veramente fare tutto, anche la fase della progettazione che trovo sia molto interessante.

È ancora valido il mito della compagnia “scavalca montagne” o si riesce a costruire un percorso più comodo per una tournée?
L’ideale sarebbe creare una tournée con una distanza massima di 200 km tra data e data, purtroppo non è quasi mai possibile. Dal punto di visto pratico, per esempio, si fa la prima telefonata in Puglia e la seconda in Lombardia e si prendono entrambe. A quel punto bisogna cercare di riempire tutte le caselle e quindi bisogna calcolare distanze e “piazze”, ma non è detto che sia sempre possibile, anzi quasi mai. Se lo spettacolo è molto commerciale si riesce a dedicare un mese ad una parte d'Italia e un mese ad un'altra, ma se lo spettacolo invece ha una ventina di date in due mesi, vanno gestite. E' anche difficile rinunciare, si cerca di fare un po’ di sacrificio, piuttosto. Poi ci sono date che non possono essere scelte, perché abbiamo teatri che programmano solo il venerdì o solo il sabato, altri solo il lunedì e noi dobbiamo adattarci ai loro calendari e fare tanti chilometri.

Ci sono stati spettacoli che ha preferito non prendere?
Essendo nato in questo mondo, faccio sempre inizialmente una valutazione complessiva del “prodotto”. A me fortunatamente non è mai successo, ma può capitare che venga lanciato uno spettacolo con un attore di grido che poi per vari motivi fa saltare la tournée o chiede di essere sostituito. E quello è un danno per la produzione, ma soprattutto per la distribuzione che ci ha messo la faccia con i teatri. Ho detto tantissimi "no" a produzioni che secondo me avevano attori non affidabili.

E lei che colpa ne ha?
Annullare date fa associare te come distributore a persona non affidabile, anche se non hai colpe e i teatri con te non vogliono più lavorare. Così come se la prendono con il distributore se lo spettacolo non funziona, è "brutto". Quindi bisogna stare molto attenti. Io cerco di vedere sempre i progetti, ma non sempre è possibile e quindi bisogna affidarsi alla qualità del regista e del testo e alla propria esperienza, anche se la buona riuscita dello spettacolo dipende veramente da tremila fattori.

E il contrario?
Forse no, anche se c’è sicuramente qualcosa di cui avrei voluto occuparmi. Avendo ora 3 o 4 produzioni con cui collaboro stabilmente, ho la possibilità di occuparmi anche della progettazione, non solo della vendita, quindi ho sempre uno stimolo in più.

Una domanda che abbiamo già posto: meglio essere attore, autore, regista o distributore?
E’ bella qualsiasi fase, sono talmente diverse che sono belle tutte. Come distributore devo dire di essere già riuscito ad avere le mie soddisfazioni, partendo da zero e realmente inventandomi questo lavoro. Mi ricordo che all'inizio chiamavo e mi attaccavano il telefono, perché non sapevano chi fossi, o perché non avevo tanti prodotti da distribuire, chiaramente essendo agli inizi. Quest’anno ho fatto pochissime telefonate e mi hanno chiamato principalmente i teatri, tanti, per sapere “che mi mandi” ed è veramente una grande soddisfazione, che premia il nostro lavoro. Poi è anche molto carino il rapporto umano che si instaura con le persone. Sono anche soddisfatto come regista e autore, per la crescita che c'è. Anche l'attore mi diverte molto: è bello fare tournée piacevoli con persone deliziose, che diventano praticamente delle gite. Poi professionalmente non potrei concepire di fare una cosa sola. Mi piace veramente tutto.

Ringraziando Diego Ruiz di tutto il tempo che ci ha dedicato e della sua ultima "non risposta", lo lasciamo ai suoi tanti ruoli teatrali, chiedendoci - la domanda che non abbiamo posto - dove riesca a trovare tutto questo tempo. Che si sia fatto clonare? Presto lo incontreremo in teatro, sarà l'occasione per chiederglielo. Per ulteriori informazioni rimandiamo al sito: www.mentecomica.com

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
Change privacy settings