La sezione internazionale del NTFI non si è ancora conclusa: lo spettacolo di Charlotte Rampling, previsto il 30 dicembre 2020, è stato riprogrammato al 2021. Quartieri di Vita, festival di teatro sociale diretto da Ruggero Cappuccio, si sta spostando online e si sta lavorando alla sezione invernale del Festival, in linea con le possibilità del momento. Inoltre, sulla Mediateca dello Spettacolo di Ecosistema digitale per la cultura della Regione Campania sono disponibili, gratuitamente e on demand, alcuni degli eventi andati recentemente in scena per l'edizione 2020. In tutto questo ci siamo “infilati” per una breve chiacchierata e ci ha anche risposto.
Un bilancio più che positivo per il Napoli Festival, malgrado si sia svolto nella peggiore delle condizioni (pandemia)
E’ sicuramente un bilancio più che positivo, perché siamo stati capaci di confermare tutti gli eventi previsti. Ed è un bilancio ancora più positivo, perché praticamente dopo mezz'ora dall'apertura del botteghino avevamo già ottenuto il tutto esaurito, su tutti gli spazi e per tutti i 33 giorni di rappresentazione. Una grande soddisfazione anche perché abbiamo dovuto affrontare tante e tante problematiche e risolverle fino a praticamente pochi minuti dall'inizio, cercando di dare coraggio agli artisti, soprattutto ai più giovani. Avevamo il dovere di crederci e di farlo tutti assieme. Alla fine il nostro sforzo è stato premiato.
Immaginiamo quanto sia stato necessario e complesso dover rivedere i vostri programmi
A ripensarci oggi è stato estremamente faticoso. Ma noi siamo abituati, come dei Don Chisciotte non ci siamo fermati davanti a nulla, perché ci abbiamo creduto. Siamo riusciti a rimodulare quando era necessario, a cercare e trovare soluzioni, sempre cercando di capire come gli spettacoli potessero comunque avere vita. Ma tutto questo ha anche creato nuove “forme”, si è sviluppato anche qualcosa di interessante in tutta questa vicenda così faticosa e così nebulosa, e per alcuni versi abbastanza drammatica, perché gli artisti avevano talmente desiderio di tornare che si sono messi in una condizione creativa particolare che comunque ha dato delle belle soddisfazioni, soprattutto ha dato al pubblico la possibilità di esserci e di esserci insieme.
Ma non sarebbe stato più semplice rinunciare, in tanti lo hanno fatto, e slittare al prossimo anno?
Non abbiamo mai pensato di rinviarlo, sinceramente no. Proprio mai abbiamo avuto dubbi su questo. Abbiamo invece fortemente creduto che si potesse fare e abbiamo continuato a lavorarci con tutto il gruppo della Fondazione, grazie a loro che ci hanno seguito e non hanno mai avuto paura di crederci fino alla fine. E proprio per un senso di protezione nei riguardi degli artisti, delle maestranze, consideriamo che intorno al festival lavorano più di 1500 persone, e quindi al di là di noi che con grande follia (forse) e grande incoscienza abbiamo deciso di mantenere ferma questa decisione. Sentivamo anche il peso in qualche modo di dover proteggere l’arte, gli artisti e tutti coloro che avevano già lavorato e continuavano a lavorare, anche con grande difficoltà, ai loro progetti.
Scorrendo il palinsesto, ci sembra che vi teniate distanti dallo spettacolo “che piace a tutti”, favorendo ricerca e approfondimento
Diciamo che diamo continuotà alla linea artistica che da anni Ruggero Cappuccio ed io portiamo avanti, non abbiamo mai avuto la necessità del consenso a tutti i costi. E’ una linea artistica che si basa sulla multidisciplinarità dove lo spettatore è come un lettore in una biblioteca con milioni di libri e può scegliere i propri testi. Sicuramente siamo molto interessati ai nuovi drammaturghi, i nuovi attori e le nuove generazioni. Infatti, non a caso ci sono le famose sezioni come quella di “Osservatorio” che si sofferma molto sui giovani o comunque sugli "invisibili", su chi ha bisogno di una vetrina particolare per poter essere visto, così come i progetti speciali e tutto l’aspetto internazionale. Abbiamo compagnie di giovani che vengono da tutto il mondo e che sicuramente non cedono il passo al consenso. Il concetto fondamentale che guida il nostro lavoro è che non è l’arte che si adegua al pubblico, ma il pubblico che si innalza all’arte.
Nel corso di questa edizione lei ha anche “firmato” due spettacoli
Sì. “Settimo senso” è uno spettacolo particolare che ruota intorno alla figura di Moana Pozzi, che io racconto in maniera inedita attraverso le bellissime parole di Ruggero Cappuccio. Sicuramente una donna di grande intelligenza e soprattutto con una grande consapevolezza di ciò che voleva nella vita. Questo aspetto, che mi affascina particolarmente delle donne, mi ha dato la possibilità di mettere in scena uno spettacolo dove è stato possibile approcciare veramente alla donna, in una maniera completamente diversa. Una donna che non è solo lo stereotipo della pornografia, ma invece lo stereotipo della libertà e della consapevolezza. Sono stata accompagnata da una grandissima attrice, Euridice Axen, e dalle musiche di Ivo Parlati, con i costumi di Carlo Poggioli. “Rumore di fondo” nasce da un’altra esigenza, che ruota sempre intorno al femminile, ma a quel femminile che subisce violenza. Infatti "Rumore di fondo" parla soprattutto dei figli che rimangono orfani per femminicidio. In scena c’è Carmine Ammirati, figlio di una donna uccisa da un compagno. Questo ragazzo di 19 anni è salito sul palco con me e abbiamo affrontato la sua storia in maniera molto poetica, in maniera sicuramente emozionante, ma anche con una sua grande leggerezza, che ha toccato me e gli artisti in scena: Gea Martire e Ivo Parlati, autore ed esecutore dal vivo delle musiche. Uno spettacolo dirompente per la forza emotiva che si è creata col pubblico. Anche questi due spettacoli che non tengono al consenso ma cercano in qualche modo di lasciare una traccia, affinché qualcuno possa fermarsi e riflettere su temi così importanti.
Ci conferma quindi che il pubblico apprezza anche "altro", che non ha solo voglia di ridere
Io sono fermamente convinta che il pubblico non vuole ridere a tutti i costi, ne è la prova il tutto esaurito che noi abbiamo ormai da quattro anni. Lo spettatore ha bisogno di cultura, perché dove c'è cultura c'è bellezza, il pubblico viene toccato nei sensi e questa cosa lascia traccia. Sono sempre più convinta che le cose belle possano anche far ridere, ma le cose belle passano attraverso la sensorialità, che non solo è bellezza, ma anche cultura.
Prossimi appuntamenti sul breve e medio periodo? Anticipazioni per il 2021?
Stiamo progettando tantissime cose come ogni anno, anche questa volta ci crediamo e sicuramente ci sarà la formula delle 12 sezioni, probabilmente con una forte incidenza sull’internazionale, anche più del solito. Per quanto riguarda “Quartieri di vita”, quest’anno è stato trasformato per ovvi motivi in tutta una serie di docufilm per il teatro, quindi i lavori in corso delle singole compagnie si stanno trasformando, dopo una lunga fase di laboratorio, in progetti video che vedremo, penso, a fine gennaio. Daremo vita a una speciale sezione che poi andrà sulle piattaforme e probabilmente creeremo un documentario, cercando poi di farlo trasmettere sulle reti nazionali.
Una domanda “superflua”, tornando indietro, prenderebbe ugualmente la strada artistica? Visto che la risposta sarà “sì”, cosa rende così irresistibile il palcoscenico?
E’ una domanda a cui probabilmente non so rispondere, perché è come quando ci si innamora. Quando si è innamorati, ci si sveglia e ci si addormenta sempre con lo stesso pensiero, che rende poi la propria vita piena di passione, di necessità, di vivere sempre in quella dimensione, fortemente, anche erotizzante, sensuale, che comunque riempie di bellezza le giornate. Credo che non si possa fare questo mestiere non essendone innamorati, perché ha anche degli aspetti estremamente delicati e complicati. Ogni giorno ti svegli e pensi a che cosa succederà oggi, non c'è mai nulla di certo, come si può supporre, ma l'unica cosa certa e sicuramente garanzia di felicità è proprio questa passione, questo costante innamoramento.
Come spesso ci accade abbiamo abbondantemente abusato del tempo altrui. Sarà perché anche noi siamo profondamente innamorati di quello che, prendendo spunto da Confucio (ma anche da Steve Jobs), ci ostiniamo a non considerare un semplice lavoro. Un ringraziamento a Nadia Baldi e a Maya Amenduni (l'ufficio stampa che auguriamo ad ogni artista) per il prezioso supporto.








