All'apparecchio, al quale risponde come sempre controvoglia è Livia, la sua zita, che gli ricorda che "oggi" è quel giorno. Deve affrettarsi se vuole portare a termine il suo lavoro, non si rende ancora conto di quanto sia difficile. Sono da poco passate le 7, il telefono della camera da letto di Salvo Montalbano squilla. Il Commissario fa emergere una mano tra cuscini e lenzuola e, a tentoni, afferra il telefono.
- Pronto? Ma chi è?
- Salvo, sono io, ma che ancora dormi?
- Livia, amore. No, mi sono arrisbegliato da poco!
- Mi raccomando, Salvo, ricordati quello che devi fare oggi. Lo sai che è molto importante.
- E ti sembra che mi possa dimenticare? Stai tranquilla, ci penso io.
La conversazione continua sulla stessa linea, con la zita che si raccomanda e il commissario che la rassicura. Finalmente Livia deve uscire da casa per andare al lavoro. Montalbano, già di malumore, abbandona il letto, entra in cucina e mette sul fuoco il primo dei tanti caffè della giornata. Lo sta sorseggiando, osservando il mare, quando il telefono squilla nuovamente. Stavolta è Catarella.
- Dottori, mi scusasse per l'orata, ma telefonò il signori e guistori.
- E che vuole da me?
- Veramente, dottori, non lo saccio, pecché il dottore Latte quello che tiene la s in funno, non me lo disse. Mi disse solo di avvisarla di fare quella cosa che vossia sa che è avvisato di fare.
- Ho capito Catarè, ho capito. Tra poco arrivo.
Il caffè nel frattempo è diventato freddo, Montalbano lo getta nel lavandino. Vorrebbe prepararsene uno fresco, ma la mattinata è partita male, è in ritardo e non ha nemmeno il tempo di una nuotata. Dopo 50 minuti, e un'altra telefonata "ansiosa" di Livia, Montalbano entra nel commissariato di Vigata. Catarella appena lo vede scatta in piedi.
- Comodo, Catarè, comodo... lascia qualcuno al centralino e vieni subito nel mio ufficio.
Non ha nemmeno il tempo di sedersi alla scrivania che la porta sbatte e Catarella si abbatte contro lo stipite.
- Mi scusasse, dottori, mi scappò!
- Non importa, vieni avanti e ascoltami bene.
Catarella si rende conto che sta per essere responsabilizzato di qualcosa di importante, gonfia il petto e si pianta sull'attenti di fronte alla scrivania.
- Avvisa tutti, voglio qui immediatamente Fazio, il dottor Augello e Galluzzo. Tutti gli altri, te compreso, dovete evitarci qualsiasi disturbo e non passare nessuna telefonata. Cosa importante è.
- Non si preoccupasse, dottori. Ci penso io - ed esce, tentando di scardinare nuovamente la porta.
Dopo nemmeno un minuto, un bussare leggero annuncia l'ingresso di Fazio, seguito da Galluzzo.
- Prendete una sedia e mettetevi comodi, e Mimì?
- Il dottor Augello ha telefonato che tarda pochi minuti - tenta di spiegare Fazio. immediatamente interrotto.
- Noi comunque cominciamo, sapete cosa dobbiamo fare e quanto sia importante.
Fazio mette la mano alla giacchetta e mostra appena la punta di un pizzino, questo prima che lo sguardo di Montalbano lo fulmini.
- Fazio, mi sono spiegato... - e il pizzino torna nella tasca.
Passano 40 minuti e arriva Mimì Augello a dare una mano, ma le difficoltà dell'operazione non diminuiscono, aumenta solo la confusione. Montalbano talia di continuo l'orologio, sempre più nirbuso. Fazio ha una proposta:
- Ma se telefonassimo a Nicolò Zito?
Montalbano sbatte fragorosamente le mani e sorride:
- Fazio, sei un genio!
- Catarella, chiama immediatamente Retelibera e fammi passare Zito!
Squilla il telefono, purtroppo il giornalista è a un convegno a Roma e non tornerà che il giorno dopo, troppo tardi. La ricerca di aiuto esterno continua, Galluzzo fa il nome del dottor Pasquano. Dubbiosamente, il commissario fa cercare il medico legale.
- Montalbano, ma proprio a me deve scassare i cabasisi? Non poteva pensarci prima? - e riattacca, non prima di averlo nuovamente insultato.
Si è fatto tardi, Montalbano ha pititto, ma sa che non può lasciare il commissariato prima di avere concluso il suo compito. La telefonata a Enzo risolve il problema: il ristorante farà consegnare qualcosa di leggero, un "brunch", direttamente al commissariato. Passano altri 45 minuti con tre tentativi di telefonata del questore, tutti abilmente sviati. Catarella annuncia l'arrivo di Enzo con un cameriere e il pranzo "leggero" per tutti.
Il ristoratore entra nell'ufficio del commissario con due enormi portavivande su di un carrello. La macchina da scrivere che Fazio normalmente usa viene spostata così come tutta la muntagna di carte da firmare sulla scrivania di Montalbano. Il brunch secondo Enzo consiste in: caponatina di melanzane e purpiteddri come antipasti; cuscus di pesce, risotto al nivuro di sìccia e pasta 'ncasciata come primi; triglie fritte e polipetti come secondi; le quantità sono bastevoli almeno per due commissariati, e non di periferia.
Dopo il "brunch" Montalbano sa che non può passeggiare, ma deve assolutamente prima risolvere il caso. Finalmente un'illuminazione. Montalbano spiega e tutti concordano che è la soluzione più giusta. Si chiama Catarella. C'è bisogno della sua abilità al computer. Montalbano impartisce tutte le istruzioni e, finalmente soddisfatto, abbandona il commissariato per la sua passeggiata.
Sono passate due ore. Montalbano rientra e chiama Catarella nel proprio ufficio.
- Catarella, hai fatto tutto?
- Sissignori dottori.
- Leggimi il testo.
Catarella solleva il foglio che ha in mano e recita solennemente: "Illustrissimo e carissimo Andrea, tantissimi auguri da tutto il commissariato di Vigata. Salvo Montalbano e i suoi uomini". Montalbano non ha il tempo di apprezzare l'opera letteraria che squilla il telefono: è Livia.
- Allora Salvo, lo hai fatto?
- Certo Livia. Ci abbiamo messo tutta la mattina.
- Bravo Salvo! Dimmi, che cosa avete scritto?
- Pronto Livia? Non ti sento...
- Ma Salvo, io ti sento benissimo. Non fare lo stupido! Dimmi cosa avete scritto!
- Pronto Livia, la conversazione è disturbata, io non ti sento, ti chiamo stasera, anzi domattina.
E prima che la zita possa protestare, il commissario riattacca. Per oggi ha avuto già troppe emozioni. L'azzuffatina può anche aspettare.
Gentilissimo Andrea Camilleri, noi tutti - lettori affezionati - desideriamo rivolgerle questo modestissimo (e maldestro) saluto nel giorno del suo 90esimo compleanno. Con affetto, da tutta la redazione di media & sipario.







