Ketty Roselli: Woman in Rock (intervista)

Seconda settimana in scena della Woman in Rock, aka Ketty Roselli. Ne abbiamo approfittato per rivolgerle alcune domande

Ketty Roselli
m&s - Ketty Roselli (foto © Paolo Gavardi)

Lo spettacolo è uno spartito che miscela parole a grande musica e grandi voci. Quattro Signore del panorama internazionale (tre americane e una inglese) si sono messe, inconsapevolmente, nelle mani di un'artista italiana, Ketty Roselli, che tenta ogni sera di restituire al suo pubblico diverse sfaccettature e del personaggio e della donna che, ad ogni concerto o ad ogni disco, lo ha indossato. Ne viene fuori un ritratto a tutto tondo, con aneddoti non da tutti conosciuti, ovviamente canzoni, tanta personalità e rispetto nell'approcciare Artiste così immense, ma al tempo stesso così poco fortunate nelle loro rispettive vite personali.

Cosa ha guidato la scelta delle quattro cantanti
Prima di tutto per la musica che fanno. Alcune delle loro canzoni le interpreto da sempre. Mi è capitato spesso di scegliere i loro brani nelle mie serate "live" e la scelta è sempre stata guidata dai miei gusti musicali. Appassionandomi così alla loro musica, ho iniziato a studiare e approfondire, fino a quando è stato abbastanza naturale metterle tutte e quattro assieme. Mi sono appassionata alla loro vita e mi ha molto colpito la loro vita sentimentale così travagliata. Me le ha fatte vedere in maniera diversa, mi sono entrare letteralmente nel cuore. Una frase di Janis Joplin penso possa rappresentare perfettamente la loro solitudine. Una volta disse al suo manager: "Io faccio l'amore con 25.000 persone tutte le sere, poi torno a casa e sono da sola".

Vocalmente sono artiste molto diverse fra di loro, questo comporta un grande lavoro di adattamento vocale
No, perché non ho l'arroganza di cercare l'imitazione delle loro voci. Non sarebbe proprio possibile. Ho costruito uno spettacolo che mette al centro le loro vite, fatto anche di aneddoti, video, contributi delle persone che le hanno conosciute, dettagli giornalistici. Non c'è nessuna forma di imitazione. Quello che faccio è cantare i loro brani con la mia interpretazione personale, con quella passione e quel sentimento che questi brani e soprattutto queste donne muovono in me.  

E questa è la spiegazione del titolo "Woman in Rock", donna e non donne
Esatto. Anche se con il termine rock non intendo solamente uno stile musicale, anche perché non tutte loro hanno a che fare con il rock, ma un fil rouge tra tutte c'è. Tina Turner è diventata la regina del rock, ma ha iniziato cantando il blues, Janis Joplin era appassionata di blues, Etta James in un'intervista che io faccio vedere nello spettacolo parla delle donne del jazz, citando tra le altre Billie Holiday. e Amy Winehouse è cresciuta ascoltando il jazz. Fra tutte alla fine c'è sempre un collegamento. Poi sono generi musicali così belli e trasversali che non si possono non apprezzare.

Per quello che mi sta dicendo la sua è una scelta personale, ma sicuramente condivisa da parte di chi ascolta musica
Io lo spero ed ho avuto anche io questa impressione, almeno a giudicare da quello che mi dicono le persone che incontro o che vedono lo spettacolo. Amy Winehouse e Janis Joplin soprattutto. Ma anche Etta James che sembrerebbe la meno conosciuta, almeno dal pubblico italiano. In realtà ha dei brani famosissimi, immediatamente riconoscibili, anche se non tutti sanno che sono i suoi. Mi piace molto anche questo aspetto, quello di offrire una riscoperta.

Lo spettacolo quindi non si presta ad essere un format, sostituendo una di queste artiste con un'altra
Assolutamente no. E' stato molto complesso e faticoso allestire Woman in Rock, scegliere come alternare i monologhi e le canzoni, cosa scrivere e cosa cantare. Come ho già detto, c'è molta ricerca. Quella che potrebbe essere una variazione, ma minimale, è l'aggiungere altri contributi, perché potrei trovare - per esempio - un video che mi permette di raccontare una cantante in modo diverso. Oppure scoprire nuovi aneddoti, visto che non si finisce mai di studiare. E' quello che mi è successo recentemente con Tina Turner. In estate ho testato alcune pillole di questo spettacolo, con piccole aggiunte che mi sono piaciute e che ho inserito. Sicuramente non è uno spettacolo statico. 

Il pubblico che viene a vederla? Azzardo sia abbastanza adulto
E invece no. Janis Joplin è adorata dai giovanissimi, alla stessa maniera di Patti Smith. Il pubblico va dal ventenne in poi, ma è naturale perché la musica unisce tutti, non presenta mai barriere anagrafiche.

Visto che l'ha citata, perché non aggiungere anche una quinta signora: Patti Smith?
(la sentiamo accennare ad una leggera risata di cortesia) Perché in questo spettacolo c'è già tanta roba.

E dopo la sua conclusione, non ci rimane che ringraziarla per il tempo che ci ha dedicato e soprattutto ringraziare Alessia Ecora (ufficio stampa) che ha reso possibile questa intervista.

WOMAN IN ROCK
di e con Ketty Roselli 
collaborazione musicale Luciano Micheli
costumi e regia Ketty Roselli
disegno luci Davi Barittoni
ufficio stampa Alessia Ecora

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
Change privacy settings